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Angera é una splendida cittadina
situata nella zona meridionale della sponda lombarda del Lago
Maggiore, circondata da colline,
tra cui spicca la collina con la Rocca.
Nel piccolo golfo, vicino a una spiaggia sassosa risaltano
gli alti canneti dorati che circondano l'Isolino
Partegora,
oggi tutelato come 'zona umida'.
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Nell' Antiquario della Diocesi di Milano
dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - pubblicato
su www.verbanensia.org
- si legge:
ANGERA. Paese antichissimo, che alcuni stranamente
credono così nominato da certo Anglo Trojano. Altri lo credono
denominato dal sito stesso abbondnate di ghiaja. Fu detto anche
Stazzona o dalla curia qui stabilita per governare quella regione,
o dalle stazioni de' soldati contro le incursioni degli oltramontani,
o dal fioritissimo commercio, per cui le merci si riponevano scaricate
in grandi stanze, come opinò il Bescapè.
Il padre Ferrari ci ha lasciata su di Angera quest'iscrizione:
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PRIORI.AEVO
LICINII.FORVM
MEDIO.STATIONEM
POSTREMO.ANGLERIAM
VOCANT
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Angera in origine fu fabbricata nella pianura
alquanto discosta dal lago. Un'infinità di monumenti qui
trovati ne dimostrano l'antichità. Avvi tradizione che qua
venissero i due santi Giulio e Giuliano per isradicare l'idolatria.
La rovina d'Angera si attribuisce ad Ataulfo re de' Goti, il quale
da qui passò con un esercito sfrenato che tutto desolava.
Ma i Longobardi, fattisi padroni dell'Insubria, la rifabbricarono
erigendo un castello assai forte sul vicino colle.
Celebri sono nelle nostre cronache i conti d'Angera che ebbero origine,
secondo alcuni, dai re Longobardi, benchè tale opinione sia
rigettata da chiarissimi autori. La Contea d'Angera, una volta estesissima
sino al Monte S. Gottardo, fu da Ottone I data in feudo ai nostri
arcivescovi, e Arnolfo II per ritenerla operò molto contro
Arduino re d'Italia. Il possesso di questa contea costò molto
ad Ottone Visconti, eletto arcivescovo da Urbano IV. Il partito
Torriano si oppose al nuovo arcivescovo, il quale spalleggiato dai
nobili sotto la ocndotta di Langosco, signore di Pavia, s'impadronì
di Angera. Cassone Torriano colle sue truppe attaccò battaglia
alla Guassera, piccol fiume che scorre dal vicino lago di Cadregiate,
vinse Langosco e saccheggiò Angera in guisa che più
non potè rimettersi nel primiero splendore. Trentaquattro
nobili; tra' quali Teobaldo Visconti, nipote di Ottone, tratti prigionieria
Gallarate, perdettero il capo per comando di Cassone, come abbiamo
veduto parlando di Gallarate. Il Langosco poi fu sul campo trucidato
da Napo Torriano. Rinforzato dopo qualche tempo Ottone s'impadronì
di nuovo d'Angera e vi fabbricò la rocca, nella quale fece
poi dipingere la totale sconfitta dei Torriani a Desio. Rimane ancora
una parte di quelle pitture non prive di qualche merito.
Il possesso d'Angera durò nei successori d'Ottone, cioè
Ruffino, Frixetto e Francesco I Fontana. Quest'ultimo vi regolò
la sua cjiesa, e morì nel 1308; il di lui cadavere fu trasferito
a Milano nel 1314. Nel 1342, sottentrato nel governo temporale e
spirituale Giovanni II Visconti arcivescovo, pose in Angera due
prefetti, l'uno laico, l'altro ecclesiastico, per dirigere queste
genti subalpine fino al Monte di S. Gottardo. Venceslao imperatore
dopo avere incoronato con solenne pompa prima duca di Milano nel
1395 Giangaleazzo Visconti, lo nominò conte di Pavia e d'Anger
nel 1397. Tale titolo fu sempre ritenuto in progresso dai nostri
duchi: lo davano ai loro primogeniti. Abbiamo ancora delle monete
fatte coniare dal duca Ludovico Maria Sfroza, che eresse Angera
in città, come lo era stata nell'età trascorse. In
queste monete è impressa l'immagine di Maria, e nel rovescio
la città d'Angera con questa iscrizione :
LVDOVICVS MARIA SFORTIA ANGLERIAE COMES.
Vicino ad Angera avvenne il martirio di S. Arialdo Alciati di Cucciago,
il quale, dopo aver predicato molti anni contro la pubblica incontinenza
del clero, e finalmente caduto nelle mani di due malvagi ecclesiastici,
soffrì strazi che fanno orrore. Fu il di lui cadavere da'
suoi nemici nascosto, poi trafugato alla rocca di Arona, ed ivi
contraffatto e abbrustolito in un forno. Ma tutto il popolo di Milano
sotto la condotta d'Erlembaldo Cotta andò ad Arona, ed avuto
il sacro corpo, lo recò processionalmente alla città,
dove dopo essere stato esposto dieci giorni nella basilica Ambrosiana
alla pubblica venerazione, fu sepolto vicino alla chiesa di S. Celso,
dalla quale solennemente trasportato nel 1099 a quella di S. Dionigi,
vi rimase, finchè nel 1538 fu trasportato alla metropolitana.
Deve molto Angera al cardinale Federico Borromeo, che ottenne da
Filippo IV, re delle Spagne, per la sua famiglia la signoria d'Angera,
già avuta nel 1439 dal duca Filippo Maria VIsconti, ma per
la morte del conte Giambattista devoluta alla regia camera. Allora
fu che aggiunse all'antica fabbrica della rocca nuovi edifici ornati
di pregevoli pitture.
La collegiata che qui esisteva era antichissima, e fu dal suddetto
cardinale arricchita di preziose reliquie, e ridotta alla residenza.
Vedesi in Angera altra chiesa di bella struttura, sotto l'invocazione
di Maria Vergine delle Grazie.
La fiera che qui si fa di bestie bovine e di cavalli nel primo giorno
dei mesi di giugno e settembre, fu conceduta dal duca Ludovico Maria
Sforza a' 7 ottobre 1497, come pure il mercato di ogni lunedì.
Questo paese fu rinomato per le nobilissime famiglie che l'abitarono,
ed ora pure, dopo tante vicende desolatrici, alcune che vi soggiornano
sono un monumento e della nobilità del paese e della loro
propria. Un lustro di questo borgo è attualmente l'eccellentissima
famiglia Borromeo, padrona del castello e di un latifondo.

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