Angera stemma

Angera

Angera La Rocca
Angera vista dai bambini delle classi IV A e B
Anno scolastico 2000 - 2001
Scuola Elementare Statale di Angera


Angera é una splendida cittadina situata nella zona meridionale della sponda lombarda del Lago Maggiore, circondata da colline, tra cui spicca la collina con la Rocca. Nel piccolo golfo, vicino a una spiaggia sassosa risaltano gli alti canneti dorati che circondano l'Isolino Partegora, oggi tutelato come 'zona umida'.

Angera isolino Partegora

 

Nell' Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - pubblicato su www.verbanensia.org - si legge:

ANGERA. Paese antichissimo, che alcuni stranamente credono così nominato da certo Anglo Trojano. Altri lo credono denominato dal sito stesso abbondnate di ghiaja. Fu detto anche Stazzona o dalla curia qui stabilita per governare quella regione, o dalle stazioni de' soldati contro le incursioni degli oltramontani, o dal fioritissimo commercio, per cui le merci si riponevano scaricate in grandi stanze, come opinò il Bescapè.
Il padre Ferrari ci ha lasciata su di Angera quest'iscrizione:

PRIORI.AEVO
LICINII.FORVM
MEDIO.STATIONEM
POSTREMO.ANGLERIAM
VOCANT

Angera in origine fu fabbricata nella pianura alquanto discosta dal lago. Un'infinità di monumenti qui trovati ne dimostrano l'antichità. Avvi tradizione che qua venissero i due santi Giulio e Giuliano per isradicare l'idolatria. La rovina d'Angera si attribuisce ad Ataulfo re de' Goti, il quale da qui passò con un esercito sfrenato che tutto desolava. Ma i Longobardi, fattisi padroni dell'Insubria, la rifabbricarono erigendo un castello assai forte sul vicino colle.
Celebri sono nelle nostre cronache i conti d'Angera che ebbero origine, secondo alcuni, dai re Longobardi, benchè tale opinione sia rigettata da chiarissimi autori. La Contea d'Angera, una volta estesissima sino al Monte S. Gottardo, fu da Ottone I data in feudo ai nostri arcivescovi, e Arnolfo II per ritenerla operò molto contro Arduino re d'Italia. Il possesso di questa contea costò molto ad Ottone Visconti, eletto arcivescovo da Urbano IV. Il partito Torriano si oppose al nuovo arcivescovo, il quale spalleggiato dai nobili sotto la ocndotta di Langosco, signore di Pavia, s'impadronì di Angera. Cassone Torriano colle sue truppe attaccò battaglia alla Guassera, piccol fiume che scorre dal vicino lago di Cadregiate, vinse Langosco e saccheggiò Angera in guisa che più non potè rimettersi nel primiero splendore. Trentaquattro nobili; tra' quali Teobaldo Visconti, nipote di Ottone, tratti prigionieria Gallarate, perdettero il capo per comando di Cassone, come abbiamo veduto parlando di Gallarate. Il Langosco poi fu sul campo trucidato da Napo Torriano. Rinforzato dopo qualche tempo Ottone s'impadronì di nuovo d'Angera e vi fabbricò la rocca, nella quale fece poi dipingere la totale sconfitta dei Torriani a Desio. Rimane ancora una parte di quelle pitture non prive di qualche merito.
Il possesso d'Angera durò nei successori d'Ottone, cioè Ruffino, Frixetto e Francesco I Fontana. Quest'ultimo vi regolò la sua cjiesa, e morì nel 1308; il di lui cadavere fu trasferito a Milano nel 1314. Nel 1342, sottentrato nel governo temporale e spirituale Giovanni II Visconti arcivescovo, pose in Angera due prefetti, l'uno laico, l'altro ecclesiastico, per dirigere queste genti subalpine fino al Monte di S. Gottardo. Venceslao imperatore dopo avere incoronato con solenne pompa prima duca di Milano nel 1395 Giangaleazzo Visconti, lo nominò conte di Pavia e d'Anger nel 1397. Tale titolo fu sempre ritenuto in progresso dai nostri duchi: lo davano ai loro primogeniti. Abbiamo ancora delle monete fatte coniare dal duca Ludovico Maria Sfroza, che eresse Angera in città, come lo era stata nell'età trascorse. In queste monete è impressa l'immagine di Maria, e nel rovescio la città d'Angera con questa iscrizione :
LVDOVICVS MARIA SFORTIA ANGLERIAE COMES.
Vicino ad Angera avvenne il martirio di S. Arialdo Alciati di Cucciago, il quale, dopo aver predicato molti anni contro la pubblica incontinenza del clero, e finalmente caduto nelle mani di due malvagi ecclesiastici, soffrì strazi che fanno orrore. Fu il di lui cadavere da' suoi nemici nascosto, poi trafugato alla rocca di Arona, ed ivi contraffatto e abbrustolito in un forno. Ma tutto il popolo di Milano sotto la condotta d'Erlembaldo Cotta andò ad Arona, ed avuto il sacro corpo, lo recò processionalmente alla città, dove dopo essere stato esposto dieci giorni nella basilica Ambrosiana alla pubblica venerazione, fu sepolto vicino alla chiesa di S. Celso, dalla quale solennemente trasportato nel 1099 a quella di S. Dionigi, vi rimase, finchè nel 1538 fu trasportato alla metropolitana.
Deve molto Angera al cardinale Federico Borromeo, che ottenne da Filippo IV, re delle Spagne, per la sua famiglia la signoria d'Angera, già avuta nel 1439 dal duca Filippo Maria VIsconti, ma per la morte del conte Giambattista devoluta alla regia camera. Allora fu che aggiunse all'antica fabbrica della rocca nuovi edifici ornati di pregevoli pitture.
La collegiata che qui esisteva era antichissima, e fu dal suddetto cardinale arricchita di preziose reliquie, e ridotta alla residenza. Vedesi in Angera altra chiesa di bella struttura, sotto l'invocazione di Maria Vergine delle Grazie.
La fiera che qui si fa di bestie bovine e di cavalli nel primo giorno dei mesi di giugno e settembre, fu conceduta dal duca Ludovico Maria Sforza a' 7 ottobre 1497, come pure il mercato di ogni lunedì.
Questo paese fu rinomato per le nobilissime famiglie che l'abitarono, ed ora pure, dopo tante vicende desolatrici, alcune che vi soggiornano sono un monumento e della nobilità del paese e della loro propria. Un lustro di questo borgo è attualmente l'eccellentissima famiglia Borromeo, padrona del castello e di un latifondo.

 

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