La base geodetica di Somma Lombardo

Somma Lombardo

Quando parto per un viaggio o anche semplicemente per un'escursione, la prima cosa che faccio – e che non dimentico mai a casa! – è il munirmi di una cartina. 1:150.000 o 1:50.000: l'importante è che non debba affidarmi unicamente alla segnaletica stradale. Siete mai incappati in una normale ‘Deviazione'? Vi siete mai fidati delle frecce verdi per raggiungere l'autostrada?   Non dimenticherò mai quella volta che da Milano centro dovendo imboccare la A8 direzione Varese, mi sono ritrovata sulla Milano-Genova! E pensare che il Sempione era a un tiro di schioppo!

All'epoca dei Romani, che di strade se ne intendevano, nel Foro Romano era disponibile una mappa completa di tutte le vie consolari. Chi partiva per l'Oriente, ad esempio, si procurava una copia su pergamena dell'itinerario della via Appia (da Appio Claudio Cieco che la fece costruire nel 330 a.C.), si incamminava seguendo le pietre miliari (che fornivano sempre indicazioni delle distanze rispetto alla partenza e all'arrivo), si riposava nelle tabernae (i moderni autogrill) e raggiungeva Brindisi: senza pedaggio e su strade ben tenute.

Una riproduzione completa dell'incredibile intreccio di strade aperte dai Romani è giunto sino a noi tramite una riproduzione cinquecentesca su pergamena, oggi conservata alla Biblioteca Nazionale di Vienna. La Tabula Peutingeriana (dal nome del suo proprietario, il cancelliere Konrad Peutinger) è una striscia di pergamena lunga circa 7 metri, alta 34 cm., suddivisa in 11 segmenta cuciti tra loro, e raffigura tutto il mondo conosciuto dagli antichi romani (Europa, Asia, Africa) che si estendeva, presumibilmente, dalle Colonne d'Ercole fino alle estreme regioni orientali ben oltre il confine dell'Impero (India, Birmania, isola di Ceylon, le Maldive e Cina (Sera Maior) il paese dei Seres. Riporta non solo il percorso e le distanze esatte tra un centro abitato e quello successivo, distanze espresse in miglia romane oppure in leghe (per la Gallia) o in parasanghe (per l'Oriente), ma anche informazioni utili al viaggiatore, quali la presenza di altri centri, di terme oppure di vere e proprie stazioni di posta con annesse osterie quale ad esempio l'osteria "del fico" (Ad ficum) oppure "Al sandalo di Ercole" (Ad Sandalum Herculis)   o ancora "Dei due fratelli" ( Ad duo fratres ) e tante altre indicazioni utili. (Quanto avranno pagato di pubblicità?)

Tabula Peutingeriana

Ho faticato non poco a leggere la tabula . Di primo acchito, il tratto centrale per me avrebbe dovuto essere il Po… è invece il Mar Mediterraneo. Le terre illustrate, essendo state sviluppate in senso longitudinale, sono deformate e con una posizione diversa rispetto a quella cui siamo abituati che fa riferimento ai punti cardinali. I territori più importanti o più noti occupano poi una superficie maggiore rispetto a quella reale. L'Italia, ad esempio, centro dell'Impero si estende su ben cinque segmenta (dal II al VI).

I Romani continuarono a servirsi di itineraria scripta e itineraria picta limitandosi a una descrizione, se pur pittorica, delle vie che attraversavano l'Impero. Non approfondirono e non fecero alcun uso delle teorie di astronomi e matematici greci che già dal VI sec. a.C. avevano cercato di calcolare la misura della Terra.

Si deve arrivare al 1614 perché l'olandese Willebrord van Roijen Snell, detto Snellius, professore di matematica all'Università di Leiden, dimostrasse la validità del metodo della triangolazione, espresso per primo da Eratostene nel 250 a.C. e riproposto dall'astronomo islamico Al-Bīrūnī nel 1010, per calcolare la misura della Terra e la distanza tra due località. Si tratta in pratica di un metodo trigonometrico applicato a ripetizione la cui validità è ancora attuale. Partendo da una base effettivamente misurata sul terreno con un'asta (la base geodetica ), mediante misure di angoli si ottiene la misura di una seconda base assai più lunga della prima; da questa se ne ottiene una terza, e così via fino ad ottenere per mezzo di sole misure goniometriche la lunghezza di un arco di meridiano di sufficiente ampiezza.

Le aste di legno utilizzate da Snellius per le prime misurazioni, vennero sostituite nel 1788 da aste in ferro con sezione a T, meno soggette alle variazioni di temperatura e di umidità. Ideate e utilizzate dai tre astronomi italiani, i Padri Barnabiti Oriani, Reggio e De Cesaris dell'Osservatorio di Brera, incaricati di disegnare la Carta della Lombardia e realizzate da Giuseppe Megele, primo meccanico della   Specola. Ponendo una dopo l'altra le tre aste, appoggiate su cavalletti, facendo attenzione alla loro orizzontalità e al loro allineamento, i tre astronomi misurarono la distanza tra Somma Lombardo e Nosate: la base geodetica lombarda. Questa linea lunga 10 km. (per l'esattezza 9999,538 m.) congiunge i primi due vertici della triangolazione che è stata in seguito utilizzata per il tracciamento della Carta della Lombardia.
Con il sistema della triangolazione e sfruttando otto basi geodetiche, è stata realizzata la mappa dell'Italia, oggi per altro confermata dalle riprese satellitari.

La base geodetica lombarda (o quantomeno uno dei punti della base – quello di Nosate è andato distrutto), si trova a ridosso dell'aeroporto della Malpensa, in località Cascina Mazzafame. Da Malpensa si segue l'indicazione Casenuove e si raggiunge la Trattoria dei Cacciatori; si imbocca un sentiero che porta al centro di equitazione S. Giorgio. Qui si erge una piccola piramide collocata su un basamento cubico, in granito di Baveno: la base geodetica di Somma Lombardo : il punto in cui sorge la piramide è il punctum boreale extremum (estremo Nord), mentre l'estremo Sud era rappresentato dal campanile della chiesa di Nosate. Dovrebbe esserci una piramide anche in territorio di Ferno a indicare il punto centrale, ma non sono riuscita a trovarla. Tutta la zona, per altro inserita nel Parco del Ticino, è ricca di storia: dalle ‘piste dei tedeschi' che si snodano nella brughiera per ben 25 km., alle trincee o ai depositi di munizioni, vestigia dell'occupazione tedesca nell'ultima guerra, ai resti dei ponti costruiti per la ferrovia delle barche di Carlo Cattaneo (la famosa Ipposidra) ai vecchi opifici della Caproni alla base geodetica. Non saranno ruderi archeologici - e le tombe di Golasecca sono forse tenute in maggior considerazione? - ma sono indubbiamente tasselli importanti della Storia dell'Uomo. A noi difenderli, valorizzarli e farli conoscere.

Lidia Zaffaroni

articolo pubblicato su www.lombardiainrete.it il 06/09/2004