Busto Arsizio

Busto Arsizio Panorama

E' situato nella zona pianeggiante del varesotto, quasi al confine con la Provincia di Milano, ed è di gran lunga il Comune più popolato. Centro industriale e commerciale di primaria importanza, deve il suo sviluppo all'industria cotoniera.

La sua origine viene fatta risalire alle popolazioni Liguri - lo dimostrano le tante affinità con il dialetto locale - che probabilmente qui si spostarono dalle palafitte sul lago di Varese e alla lagozza di Besnate. Nei pressi del torrente Tenore, che anticamente scorreva lungo le attuali vie Bellini e Montebello, diedero vita a un insediamento, 'Bustum'.

Un probabile primo insediamento romano viene datato al 200 a.C. allorché, una volta sconfitti i Celti, venne qui fondata una colonia agricola. Passava nei pressi di Busto la via Severiana Augusta, che congiungeva Mediolanum con il Verbanus Lacus e da qui con Summo Piano (il passo del Sempione).

Non si hanno notizie certe di Busto Arsizio sino al 1119 quando viene menzionato la prima volta per una contesa tra i decumani della cattedrale di Milano e i cappellani relativamente a dei terreni in Busto. Nel 1140 un certo Amizone di Busto e sua moglie Ottavia vendettero dei campi in loco Busti qui dicitur Arsizio alla chiesa di S. Maria Jemale a Milano: è la prima menzione di Busto Arsizio.

In quel periodo il borgo era circondato da un bastione con fosso, mura e quattro porte con ponte levatoio che permettevano l'accesso ai quartieri Basilica, Sano Vico, Piscina e Sciornago. Nel rione Piscina sorgeva il fortilizio, la cui torre campanaria è diventata l'attuale campanile della chiesa di San Michele.

Busto Arsizio San Giovanni
San Giovanni e via Milano
Foto di Massimiliano Bassi

Attorno al 1200 si ha notizia di due comunità di suore Umiliate, dedite alla lavorazione della lana. Ben presto i bustesi diventarono famosi produttori di fustagno, commercializzato in tutta Europa. Francescuolo da Busto, Antoniolo Crespi, Andrea Bonsignori sono alcuni dei commercianti di fustagno e bombasina (tessuto di cotone economico) conosciuti in tutto il ducato milanese.

Alla fine del sec. XIII, Busto fu coinvolto con tutto il territorio del Seprio, nelle lotte fra Visconti e Torriani; i capitani di Busto parteggiarono per i Visconti e nel 1276 Napo Torriani ordinò la distruzione del borgo e delle sue fortificazioni, subito dopo ricostruito grazie all'appoggio di Ottone Visconti.

Nel 1408 Busto respinse un tentativo di saccheggio da parte di Facino Cane chiudendo le porte del borgo. Nel 1440 Filippo Maria Visconti nomina a Busto un podestà con facoltà giurisdizionali, sottraendolo così i consoli bustesi dall'autorità del capitano di Gallarate.

Nel 1427 nasceva alla Cascina Verghera, poi denominata 'dei poveri', la beata Giuliana Puricelli che con la beata Caterina da Pallanza fu tra le fondatrici del monastero di Santa Maria del Monte.

Nel 1488 gli Sforza elessero Busto a contea che attribuirono a Galeazzo Visconti. Nel 1517 venne edificato il santuario di Santa Maria in Piazza, uno degli edifici rinascimentali più belli di tutta la Lombardia. Nel 1568 i Marliani acquistarono dai Visconti per 31.500 lire imperiali il feudo di Busto. Il 1570 fu un anno di carestia e nel 1576 scoppiò un'epidemia di peste, seguita qualche anno dopo da una di tifo.

Nel 1583 San Carlo elevò Busto a capo pieve, ponendo fine alla millenaria supremazia religiosa di Olgiate Olona. Nel 1628 il feudo passò a Carlo Marliani, ma ritornò alla regia Camera allorchè il Marliani fu condannato per l'assassinio della moglie. Negli anni seguenti, il comune di Busto si divise in cinque comunità autonome legate alle principale famiglie e solo nel 1756 ritornò ad essere una comunità unita.

Nel Settecento i tessitori bustesi erano così richiesti dagli stati vicini per la loro abilità, che ne fu proibito l'espatrio. La produzione tessile ormai spaziava dal cotone al lino, alla seta e si era specializzata nei tessuti di cotone misto lino. A quell'epoca era molto diffuso il contrabbando di tessuti e filati con il vicino Piemonte.

Nel 1779 il feudo di Busto passò ai Gambarana e poi ai Cicogna, che nel 1823 vendettero al comune il loro palazzo in centro al borgo. Nel 1815 Giuseppe Antonio Crespi fondò la prima tessitura meccanizzata.

Nel 1864 ottenne il riconoscimento di città. Nel 1870vennero fondati i cotonifici di Giovanni Milani e di Giuseppe Venzaghi e nel 1873 sorse la prima banca locale, la Banca di Busto Arsizio.

Nel 1948 venne realizzato da un gruppo di imprenditori locali l'Aeroporto di Busto, che nel 1951 assunse la denominazione di Aeroporto della Malpensa.

A Busto Arsizio ha sede il Magistero dei Bruscitti di Busto Grande, un’associazione fondata nel 1975 che si prefigge di diffondere la conoscenza della cucina rustica bustocca

In città hanno poi sede un distaccamento dell'Università degli studi dell'Insubria e l'Accademia Cinematografica Michelangelo Antonioni.

Attualmente a Busto Arsizio si trovano venticinque chiese, alcune edificate attorno all'anno Mille, altre più recenti e moderne - di seguito alcune delle più note e importanti.

Da vedere:

- il Santuario di SantaMaria in Piazza, detto anche Santuario della Beata Vergine dell'Aiuto, nel centro storico della città, venne eretto a partire dal 1517 nel luogo ove sorgeva una precedente chiesa dedicata alla Madonna, denominata "Santa Maria de platea" citata nel catasto Bustese del 1399 e menzionata nel repertorio delle chiese della diocesi e da Goffredo da Bussero. Nel XIII-XIV secolo la chiesetta medievale venne ampliata e le fondazioni del nuovo edificio sono riemerse durante i lavori di restauro del 1939.
Il campanile venne eretto nel 1584, dopo il crollo del campanile originario che era una delle sette torri della cinta muraria del borgo medievale. Sopra l'Altare Maggiore si può ammirare la statua lignea della "Madonna dell'Aiuto", scolpita nel 1602 da Fabrizio De Magistris, tanto cara al cuore dei bustocchi. La Madonna è rappresentata con la mano destra alzata, quasi a proteggere la popolazione da ogni genere di calamità. Vuole la tradizione popolare che la statua in origine avesse tutte e due le mani posate e che, portata in processione in mezzo al borgo devastato dalla peste, Maria sollevasse la mano destra, ponendo così termine all'epidemia che aveva già dimezzato la popolazione di poco più di tremila abitanti.


Busto Arsizio Santa Maria
Foto di Stefano Pasqualetti

- la Basilica di S. Giovanni Battista, patrono della città. Sorge a breve distanza da S. Maria in Piazza e venne eretta dal 1609 al 1635 su una precedente chiesa del sec. XIII, a sua volta edificata su una chiesa longobarda, allorché S. Carlo elesse nel 1583 Busto a capo di pieve al posto di Olgiate Olona. Il progetto si deve al famoso architetto Francesco Maria Richini. La facciata venne completata nel 1701 e ad essa lavorarono gli scalpellini di Viggiù e Saltrio. L'altare maggiore, consacrato nel 1753, fu completato nel 1755 da un tempietto disegnato da Biagio Bellotti e realizzato da Giuseppe Buzzi di Viggiù, con statue in marmo scolpite dal Elia Buzzi. Gli affreschi dell'abside e del coro sono di Biagio Belloti e le restanti decorazioni del pittore Carlo Grossi.ì+
Il campanile è stato edificato nel XV sec. ed è oggi la parte più antica della chiesa. Sul lato destro della basilica sorge il Mortorio, realizzato nel XVII sec., un tempietto ove venivano esposte le ossa dei defunti. Era affrescato con pitture, che vennero staccate e trasportate nella chiesa di San Gregorio. Accanto al Mortorio sorge la statuta della Beata Giuliana Puricelli, nata nella Cascina Verghera, oggi Cascina de' poveri, e fondatrice dell'ordine delle Romite al Sacro Monte di Varese.
Alla sinistra della basilica, la chiesa battesimale, dedicata a San Filippo Neri. Sotto il pavimento vi è un ossario (profondo 24 m.) in cui venivano depositate le ossa del Mortorio.
Nei pressi della chiesa, in un edificio costruito nel 1951, ha sede la Biblioteca capitolare voluta da Alberto Crespi, prete di San Michele, quando era alla corte di Ludovico il Moro. Sono qui raccolti numerosi manoscritti e incunaboli provenienti dalla chiesa di Olgiate e dal convento dei Cappuccini di Cerro Maggiore, oltre che l'archivio di San Giovanni.

Busto Arsizio San Giovanni


- la Prepositurale di San Michele, eretta su una preesistente chiesetta longobarda, è stata ultimata e consacrata nel 1938.
Sino al 1242 tra i quartieri allora denominati Piscina e Sciornago, ai confini occidentali del borgo, sorgeva un castello (più che altro un fortilizio con torre) e al suo interno, o ad esso accanto, era presente un edificio di culto, dedicato a San Michele, protettore dei Longobardi. Dopo la distruzione di Busto operata da Napo Torriani, la piccola cappella del castello venne riedificata su un'area più vasta per le cresciute esigenze della popolazione del borgo. È documentato che nel 1343 i capi famiglia delle contrade di Sciornago e Piscina chiesero all'arcivescovo Giovanni Visconti di avere un sacerdote sempre disponibile e che fosse a lui garantita la sussistenza a mezzo delle rendite di terreni e immobili.
La chiesa era piccola, a una sola navata, con tre absidi rivolte a oriente, con l'altare maggiore che quindi di trovava dove ora c'è l'ingresso. La torre, che un tempo faceva parte del castello, venne utilizzata come torre campanaria. Accanto sorgeva un cimitero circondato da un muro e subito oltre questo muro e adiacente al lato nord della chiesa c'era il fossato che delimitava il borgo; al di là prati e boschi.
L'altare maggiore fu consacrato nel 1346; nel 1495 fu compiuta la decorazione pittorica, nel 1512 la chiesa fu ampliata, vennero costruite altra due cappelle e la volta rifatta con soffitto a travature; nel 1559 la torre campanaria fu sopraelevata.
La chiesa venne rifatta tra il 1652 e il 1679, su progetto di un architetto sconosciuto, con orientamento opposto alla precedente: l'abside infatti è rivolta a ovest. La facciata, su disegno di Francesco Maria Richini; venne ultimata nel 1796. L'area cimiteriale venne ridotta e nel 1762 delimitata da un piccolo mortorio costruito su disegno di Biagio Bellotti.
Nei primi decenni del novecento, l'antica porta in legno fu sostituita dall'attuale in bronzo ad altorilievi, disegnata dall'ing. Chiappetta, e in quell'occasione il sagrato venne chiuso dalla cancellata.
All'interno, dipinti attruibili alla scuola del Bergognone, a Pietro Antonio Magatti, a Mario e Ettore Chiodo Grandi, a Galloni, Bonfanti, Polloni e Giovanni Giavini; l'altare maggiore, ricco di marmi diversi e pregiati, è stato eseguito tra il 1752 e il 1754 dalla famiglia Buzzi di Viggù, su disegno di Biagio Bellotti.
A sinistra dell'ingresso, in un incavo del pavimento si riscontrano tracce del primitivo insediamento, forse un "focolare" del posto di guardia che sorgeva vicino alla torre della rocca difensiva.

Busto Arsizio San Michele
Foto di Massino Anzini

- la chiesetta di San Rocco, eretta dopo l'epidemia di peste del 1485 sul lato opposto della strada di Sciornago (attuale via Lualdi) era in origine una piccola cappella, con il pavimento sotto il livello della strada e sprovvista di campanile. Venne ricostruita negli anni tra il 1706 e il 1713 grazie ad offerte minute dei contradaioli su un'area donata dall'avvocato Carlo Visconti. L'interno venne affrescato da Salvatore e Francesco Maria Bianchi. Nel 1895 fu compiuta la facciata, di disegno cinquecentesco, con le statue di San Rocco e San Giuseppe . Nel 1909 , grazie al decisivo contributo delle sorelle Bottigelli Pajàscia, la chiesa venne allungata e l'altare retrocesso di 7-8 metri. La chiesa è stata restaurata tra il 1979 e il 1982. Oggi, la chiesa è destinata al culto Cristiano Ortodosso.

Busto Arsizio San Rocco

- la chiesetta della Madonna in prato (intitolata alla Concezione della Vergine) in origine era una semplice cappella "foris portas", nei pressi del castello, dove ora sorge San Michele, situata alla convergenza di due vie che dalla campagna portavano al borgo: 'la semeda' (via Quintino Sella) che portava ai campi seminati e 'la galarasca' (via Donizzetti) che conduceva a Gallarate.
Sul finire del 1500 subì profondi lavori di restauro e ampliamento che la portarono alle dimensioni attuali. Nel 1773-74 vennero avviati i primi lavori di restauro cui partecipò Biagio Bellotti che ne dipinse la volta e 'ridipinse' l'affresco originario raffigurante una Madonna che allatta (riportato alla luce da recenti restauri).

Busto Arsizio Madonna in prato

- la chiesa di san Giuseppe, edificata come cappella dell'Ospedale di Busto Arsizio attorno al 1914, su progetto dell'architetto marnatese Camillo Crespi Balbi. Il campanile non poggia a terra ma si innalza dal centro della facciata tripartita, che in origine era in mattoni a vista: l'aspetto attuale risale al 1933. All'interno vi si conservano anche alcuni dipinti settecenteschi.


Foto di Agostino Di Francesco

- la chiesetta di Madonna in Campagna, rione Sacconago, è un altro esempio di edicola poi trasformata in chiesa. L'affresco conservato raffigura la Madonna con il Cristo deposto dalla Croce e viene datato al XV sec.

Busto Arsizio Madonna in campagna
Foto di Giorgio Crosta

- la chiesetta della Madonna in Veroncora, sorge all'incrocio di due strade importanti (soprattutto in epoca medievale) che un tempo attraversavano i boschi che si estendevano dall'Olona al Ticino (oggi in gran parte sostituiti da centri abitati e campi agricoli) e che venivano utilizzate, l'una per collegare proprio gli insediamenti lungo i due fiumi, l'altra per spostarsi da Como ad Abbiategrasso. Si ritrova una prima citazione nel 1639, ma sicuramente la chiesetta è più antica. La chiesa è un piccolo edificio a pianta quadrata e coperto con una volta a crociera. Il portico antistante l'ingresso, la sagrestia e una piccola torretta con campana, risalgono al 1680. Sul campanile venne edificato nel XVII sec. ed è sormontato da una statua di San Grato, protettore della campagna e del raccolto.

Tutti gli anni, davanti alla chiesa della Madonna in Veroncora, si celebra, il giorno di Pasquetta, la festa dell'Angelo, di antica tradizione e oggi organizzata dall'associazione Amici della Madonna in Veroncora. Questa festa viene spesso indicata con la locuzione sagra dell'insalata e ciapi, in quanto in questi giorni a Busto Arsizio è tradizione mangiare insalata con le uova sode (i ciapi), che nella tradizione contadina simboleggiano la fertilità e sono dunque di buon auspicio per i raccolti. Sempre durante la festa avviene la consueta benedizione dei trattori.

Busto Arsizio Madonna in Veroncora

-il Museo del Tessile e della tradizione industriale di Busto Arsizio (ex Cotonificio Bustese) è stato inaugurato il 30 gennaio 1997 con lo scopo di tener viva nella memoria la storia e la cultura del tessile, che così tanto ha caratterizzato il territorio. Sono state ricostruite tutte le fasi della filatura, lavorazione e tinteggiatura dei tessuti, con l'esposizione dei macchinari allora utilizzati nelle fabbriche.
L'edificio che oggi ospita il museo originariamente era il reparto filatura di una delle fabbriche tessili più importanti della zona, il Cotonificio Bustese, già Cotonificio Carlo Ottolini. Quando l'azienda si trasferì in Valle, l'intera area venne acquistata dal Comune di Busto Arsizio che ne iniziò il recupero.

Busto Arsizio Museo del Tessile
Foto di Stefano Pasqualetti

- Palazzo Cicogna, dimora prima dei conti Marliani proprietari della contea di Busto tra il XVII e il XVIII sec., e dal 1796 dei conti Cicogna che lo vendettero al Comune. Ospita la biblioteca e le Civiche raccolte d'Arte.

Busto Arsizio Palazzo Cicogna

 

 


Curiosità, tradizioni, leggende e ... un po' di storia


- Anticamente le porte d'accesso al borgo di Busto Arsizio erano quattro:

  1. Porta Novara o della Contrada Sciornago (Contràa Sciornágu), si trovava al termine dell'attuale via Giuseppe Lualdi all'incrocio con piazza Manzoni, vicino all'Oratorio di San Rocco
  2. Porta Pessina, al termine dell'attuale via Giacomo Matteotti, all'incrocio con piazza Manzoni che in passato costituiva il fossato difensivo del borgo. Il nome deriva da un abbeveratoio per gli animali situtao nell'attuale piazza Santa Maria e chiuso nel 1631. A pochi metri dalla porta sorgeva l'antico castello dei Torriani, distrutto nel 1287 dai Visconti e riedificato poi come chiesa di San Michele Arcangelo, con il campanile eretto sulla base della vecchia torre militare
  3. Porta Savico, così chiamata dal quartiere in cui sorgeva. Questo quartiere (Savico e Vico Sano) fu l'unico a non essere colpito dalla peste del 1524. In questo quartiere teneva i suoi sermoni il beato Bernardino de' Bustis. È chiamata anche "dei Re Magi", che qui transitarono nel loro viaggio verso Colonia. Fu demolita nel 1880. Dal 1997 sulla parete dell'edificio di fronte alla demolita porta dei Re Magi si trova una scultura raffigurante i Magi che fu apposta dal Club dei Nasi, storica associazione bustocca.
  4. Porta Basega o Contrada Basilica (Contràa Basega), alla fine di via Milano in corrispondenza di piazza Garibaldi. Era il valico obbligato per quanti provenivano dall'attuale strada del Sempione.

- A Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo, sorge il villaggio Crespi d'Adda, una vera e propria cittadina realizzata dagli industriali tessili Crespi per i loro dipendenti e dal 1995 annoverata dall'Unesco tra i siti Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
I Crespi, discendenti da una famiglia di imprenditori tessili di Busto Arsizio, a ricordo della loro città d'origine fecero edificare una copia esatta di Santa Maria in Piazza come chiesa del villaggio.

- Se volete conoscere più a fondo Busto Arsizio: www.bustocco.com

- da Progetto CIVITA - Le istituzioni storiche del territorio lombardo - Regione Lombardia alcune notizie storiche sul comune di Busto Arsizio

 

Busto Arsizio Piazza San Giovanni
Piazza San Giovanni
Foto di Agostino Di Francesco

Busto Arsizio Santa Maria
Cupola di Santa Maria in Piazza
Foto di Agostino Di Francesco


Cupola e campanile di Santa Maria
Foto di Agostino Di Francesco

Busto Arsizio
Piazza Garibaldi
Foto di Giuliana Colombo

Busto Arsizio
Grattacielo
Foto di Massimo Anzini

Busto Arsizio
via Milano
Foto di Agostino Di Francesco

Busto Arsizio Sacconago
Chiesa Nuova di Sacconago
Foto di Arturo Sozzi



Nell' Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - si legge:

BUSTO ARSIZIO Alcuni pretendono che vinti in una battaglia gli Etruschi da Belloveso in questa parte del Milanese, sia sorto Busto nel luogo ove furono arsi i cadaveri. Strana asserzione. Tito Livio parlando della venuta in Italia dei Galli sotto la condotta di Belloveso ha detto 'fusisque acie Tuscis, haud procul Ticino flumine etc.' ma lo racconta, direbbesi, come una tradizione: De transitu in Italiam Gallorum haec accepimus. Alcuni dati però, che troppo lungo sarebbe qui l'esporre, vorrebbero appoggiare questa asserzione dello storico latino.

Rovinato indi Busto dai Galli-Senoni, si continua a dire, diventò bosco e ricovero di ladroni, i quali si presidiarono in sette torri, una delle quali mostrava i suoi avanzi nel 1578. Fu poi ristaurato dai Romani, che stabilirono nell'Insubria le loro colonie, dalle quali sembrano derivare alcuni famiglie, come la Lupa anticamente in Busto numerosa, e la Crespi (Crispi) tuttora qui assai estesa.

Era in Busto una forte rocca, dove ora è la chiesa di s. Michele, e fu rovinata dalle civili guerre, e ristorata poi dall'arcivescovo Ottone, il di cui podestà con profonda fossa circondò Busto, alla quale i borghigiani e le vicine terre aggiunsero fortini, porte e ponti levatoj.

Nel 1511 i Francesi, qui sorpresi dai Tedeschi, furono trucidati con tanta confusione del borgo, che eccettuati i fanciulli e gli ecclesiastici, tutti gli abitanti fuggirono.

Nel 1524 la peste, cagionata dalla dimora di 10000 Spagnuoli, trasse a morte in cinque mesi 5000 persone. Ciò prova quanto fosse allora popolato Busto.

Nelle vigne che circondano il borgo, si scorgono ancora le rovine di molte case. Fiorisce qui il commercio delle tele di bambagia fino dal 1560, arte portata dai Bustesi a Lecco, a Brescia ed altrove, come dice il Bossi nel suo ppoema delle particolarità dell'Insubria.

Si distinsero i Bustesi anche nelle scienze, come un Fra Bernardino teologo, un Bossi maestro di latinità, un Bonsignore oratore. Fu obblato, dottore della biblioteca Ambrosiana, teologo del capitolo Metropolitano, morì nel 1827 vescovo di Faenza, ornamento ben degno di questa sua patria. Anzi fu eretta in quel borgo una biblioteca pubblica, a cui contribuì molto la famiglia Crespi.

Ebbe Busto da Carlo V il privilegio del mercato al venerdì, e della fiera ai 24 d'aprile, che non fu poi interinata dal senato; ebbe da Ludovico XII per la volta un conte Galeazzo Visconti, discendente dal Magno Matteo: estinta la linea di Galeazzo, e devoluta la contesa alla Camera, fu poi nel 1573 data a Paolo Marliani, e dai Marliani passò ai Gambarana.

Della pietà del popolo di Busto abbiamo molti monumenti. Il cardinale Federico Borromeo protesta d'essere stato qui accolto come un apostolo. I Bustesi in numero di 2500 recarono al sepolcro di s. Carlo una statua d'argento. Vennero divotamente in processione, attraversando tutta la città nella vigilia di s. Croce. Il clero fu ammesso nel presbiterio, il popolo nel coro senatorio, e le Orsoline furono servite a tavola dalla contessa Giulia Marliana. Qui in una sol mattina si raccolsero 400 scudi d'oro per l'erezione del santuario del sacro Monte sopra Varese, dai Bustesi particolarmente favorito per esser ivi venerato il corpo della beata Giuliana, nativa della Cassina de' poveri nel territorio di Busto, la di cui vita fu scritta dal vescovo Bonsignore, che or ora abbiamo rammentato.

Il primario maestoso tempio di s. Giambattista fu cominciato nel 1609, e ridotto a compimento con disegno del Ricchini nel 1614.
Il campanile fu terminato nel 1418. Molte sono le reliqiue di questa basilica recate da Roma da Luca Tosi, monaco di s. Saba nel 1541. La famiglia Tosi è distinta nel paese ed antica, mentre qua venne da Pisa col primo duca di Milano. L'attual vescovo di Pavia è di questa famiglia. Fu questa basilica decorata del plebanato, e collegiata da s. Carlo. Ora è soppressa la collegiata. Degna di essere ripristinata, daremo qui alcune notizie che la riguardano.

L'origine del capitolo di Busto Arsizio è tanto antica, che non si può determinare la precisa epoca della sua fondazione. Era prima in Olgiate Olona, terra distante da Busto Arsizio poco più di due miglia, e rammentata nella storia del medio-evo come capo di pieve. Da vetuste memorie manuscritte si rileva che questo capitolo esisteva colà fino dall'anno 1127; che esso era composto allora dal proposto e da ventidue canonici, e che si ufficiava secondo l'uso antico in due chiese, una cioè estiva e l'altra jemale. Le medesime memorie attestano che i canonici avevano il carico della parrocchialità in tutte le terre della pieve, avanti che fossero erette in singolari parrocchie, e che il proposto aveva molti e distinti privilegi di onore e di giurisdizione, tra' quali quello di conferire i beneficj plebani, come si desume anche da diversi istromenti di antiche collazioni. Anzi, siccome la serie cronologica dei proposti di Olgiate Olona contiene i nomi di alcuni individui delle primarie famiglie della città di Milano, e segnatamente nel principio dell'anno 1500, il nome di un Alessandro Visconti della famiglia ducale, e quindi i nomi di moltissimi altri, i quali dal collegio metropolitano passarono alla prepositua di Olgiate Olona; così è evidente che quella prepositura fosse considerata anticamente qual beneficio dei più insigni e ragguardevoli della diocesi milanese. Si può credere che fosse quel proposto un coepiscopo. Questo capitolo fu poi trasferito da Olgiate Olona a Busto Arsizio nell'anno 1583 per decreto di s. Carlo. Essendosi portato il santo arcivescovo alla visita pastorale di questa pieve, ed avendo trovato che il luogo di Olgiate Olona era molto angusto e sì poco poppolato, che contava appena sessanta famiglie; che gli abitanti di quel luogo erano per la massima parte agricoltori, e tanto poveri, che non avevano i mezzi di mantenere i paramenti e le altre suppellettili necessarie al culto della chiesa; che sebbene il capitolo contasse tuttora dodici canonicati, ciò non ostante, essendosi esso disperso per le guerre, per la peste, e per altri sinistri eventi, ormai non risiedeva in Olgiate Olona fuorché il solo proposto, senza altri sacerdoti e senza chierici che lo servissero nelle sacre funzioni; che ivi finalmente non eravi luogo comodo per ricostruire la canonica, nè mezzo per restaurara la chiesa rovinosa di s. Lorenzo (demolita poi per ordine dello stesso s. Carlo): ed avendo per lo contrario l'arcivescovo ritrovato che nella stessa pieve eravi il borgo di Busto Arsizio, molto ampio e molto popolato, più accessibile agli abitanti della pieve; che in questo borgo vi esercitavano la cura d'anime cinque curati porzionarj, e vi risiedeva un magistrato temporale, oltre l'avere diverse altre prerogative; che questo borgo aveva molti sacerdoti, molti chierici e molte chiese, tra le quali la maggiore, sotto il titolo di s. Giovanni Battista, per la sua grandezza e struttura, e per l'abbondanza delle cose spettanti al culto ecclesiastico, sembrava opportunissima all'uso di chiesa collegiata, massime che la comunità di questo borgo si obbligava di mantenere non solo i paramenti necessarj al di lei servigio, ma ancora di far fabbricare a proprie spese la canonica e l'abitazione del proposto; mosso da tutte queste cause il santo arcivescovo credette spediente, anzi necessario, che il capitolo di Olgiate Olona fosse trasferito alla chiesa parrocchiale di s. Giovanni Battista del borgo di Busto Arsizio. Così per l'autorità conferitagli dal sacro concilio di Trento, quanto ancora dalla Santa Sede trasferì per sempre alla chiesa di s. Giovanni Battista del borgo di Busto Arsizio la prepositurale dignità insieme e curata di s. Stefano del luogo di Olgiate Olona, con tutti i suoi titoli. L'ultimo proposto di Olgiate fu Ippolito Seta di Pisa, che venne a Busto.

Per avere però dismembrato e segregato dalla detta prepositura non pochi beni stabili in territorio di Olgiate Olona per formare una più congrua dote al beneficio parrocchiale, eretto di nuovo in quella terra, il medesimo santo arcivescovo soppresse due canonicati vacanti, ed in compenso del detto smembramento unì in perpetuo i beni tutti dei canonicati soppressi, al proposto per tempo ed alla di lui prebenda prepositurale. Al medesimo effetto soppresse non meno una delle porzioni curate, allora vacante nella chiesa di s. Giovanni Battista di Busto Arsizio, unendo alla prebenda del proposto le ragioni, i frutti, le rendite ed i proventi di detta porzione curata. In forza del medesimo istromento di traslazione, le due porzioni cuaret di s. Gio Battista, l'una delle quali fu eretta prima dell'anno 1212, e l'altra nell'anno 1434, furono unite a due canonicati allor avacanti, in modo che d'allora in poi l'una e l'altra delle dette due porzioni curate avessero a formare in perpetuo un solo corpo ed un solo beneficio con ciascuno dei detti canonicati, ed avessero perciò in perpetuo il nome e il titolo di canonicato curato e coadjutorale.
In progresso di tempo con istromento di transazione 31 maggio 1624, stato confermato dal sommo pontefice Urbano VIII con Breve 30 maggio 1626, le due porzioni curate della chiesa di s. Michele di questo borgo, l'una delle quali fu eretta nell'anno 1343, e l'altra nell'anno 1612, furono dal cardinale arcivescovo Federico Borromeo unite con altri due canonicati, in modo che l'una e l'altra porzione curata della chiesa di s. Michele avessero anch'esse il nome e il titolo di canonicato, curato coadjutorale della detta collegiata di s. Giovanni Battista, ed i beneficiati avessero anch'essi a nominarsi in perpetuo canonic curati coadjutori nella stessa forma prescritta agli altri canonicati coadjutorali di detta chies acollegiata. Fu lo stesso cardinale Federico che ridusse colà a rigore delle discipline ecclesiastiche l'officiature dei canonici.
Per tale unioni il capitolo collegiale di Busto Arsizio fu ridotto al numero di undici individui, i quali erano: il preposto con due canonicati, il canonico teologo, i quattro canonici curati coadjutori, e cinque altri canonici semplici, cioè senza cura d'anime.
A questi undici canonicati vennero uniti in diverse epoche altri otto, eretti da private famiglie che ne hanno il patronato.

Il tempio di s. Michele, in cui si esercita la parrocchialità già da quattro secoli, fu eretto circa il 1340, dipinto nel 1495, ampliato nel 1512. Il fonte battesimale essendo stato dichiarato irregolare, come quello di s. Giovanni, essendo incomodo recar i fanciulli alle vicine terre per essere battezzati, fu eretto nel 1592 secondo i canoni.

Merita osservazione nel quartiere Sanvico la chiesa di s. Maria, rifabbricata nel 1517 in forma ottangolare, con nicchie e statue, e bellissime pitture del Crespi, del Gaudenzio, del Tatti. La torre, che serve anche per l'orologio, si fabbricò nel 1584, essendo stata rovinata dal fulmine quella che precedentemente esisteva. Era un avanzo delle sette antichissime torri, che abbiamo accennate al principio di questo articolo.
Le Umiliate, qua trasferitosi da Busto piccolo, vi si stabilirono circa la metà del secolo XIII. La loro chiesa fu rifabbricata ed indi consacrata nel 1604 dal cardinal Federico Borromeo. Al loro monastero da s. Carlo fu unito quello delle Agostiniane, fondato da Orsina Candiani, e dotato da una dama sorella di un vescovo di Lodi.

BORSANO diede al trono arcivescovile nel 1370 Simone, che era anche cardinale.