Cuvio


Foto di Nadina Vanetti

Sorge pressoché al centro della valle a cui dà il nome, alle falde del monte Fajale e raccolto attorno alla Parrocchiale. In località Corte, sono stati rinvenuti reperti (armille e vasetti) dell'Età del Bronzo e "spadoni gallici" dell'Età del Ferro.

Nel medioevo Cuvio, colla sua valle, fece parte, prima del contado del Seprio, poi del contado di Angera, sotto i Visconti, coi quali seguì le sorti del Ducato di Milano. Fu per lungo tempo corte di giustizia, con un podestà o vicario nominato dalla famiglia feudale con giurisdizione su tutta la valle.

Dell'antica supremazia politico - amministrativa su tutta la valle, a Cuvio restano solo le vestigia dell'imponente palazzo Litta Visconti di Arese, appartenuto ai Cotta dal 1450 al 1728 e poi ai Litta Visconti di Arese, il cui stemma campeggia tuttora sopra il portone d'ingresso. L'edificio sorge verosimilmente su una precedente fortificazione della quale conserva la caratteristica struttura a quadrilatero con cortile interno. L'ala settentrionale è l'ala signorile, rifatta nel sec XVII. Aboliti i feudi, Cuvio divenne nel 1797 capoluogo del distretto e sede della pretura sino al 1926.


Foto di Nadina Vanetti

Suggestivi ed estremamente interessanti per i cultori di archeologia industriale sono i mulini sorti lungo il torrente Broveda. Roggia molinara e resti di una ruota si possono osservare in via Piave.


Foto di Nadina Vanetti

Particolare attenzione è stata posta nel recupero dei vecchi lavatoi - ben quattro - tutt'ora efficienti. A monte dell'abitato, lungo il Broveda si possono ammirare anche diverse cascatelle.

Di fronte a Palazzo Litta, sorge la parrocchiale dedicata ai SS. Pietro e Paolo, con affreschi di Pasquale Arzuffi, si pensa sia stata eretta tra lo VIII e il X secolo; il luogo dove sorge è un contrafforte semiartificiale, che forma uno sperone panoramico, facendo pensare alla preesistenza di un fortilizio romano. La chiesa subì diversi interventi di rinnovamento, di cui i più consistenti avvennero verso la fine del 1.800; intorno al 1920 furono invece effettuati lavori di abbellimento, con l’inserimento di opere d’arte.


Foto di Nadina Vanetti

La chiesetta di San Rocco, del 1600, fu utilizzata come caserma durante la prima guerra mondiale, nel 1927 fu ristrutturata, con l’intervento di Virgilio Mascioni, che dipinse un medaglione sull’esterno, ora perduto, mentre nel 1974, furono effettuati dei lavori, che modificarono in parte la struttura.

Cuvio san Rocco
Foto di Nadina Vanetti

Sui muri che portano all'asilo infantile sono stati posizionati dei mosaici realizzati dai bambini nell’ambito dell’iniziativa “Occhio al mosaico … per una Cuvio più bella” : un cantiere artistico di arte musiva promosso dall’Associazione “Il Pargolario” in collaborazione con “La Corte di Brenta” dell’artista Arend e con la “Scuola dell’Infanzia” di Cuvio, con il patrocinio del Comune di Cuvio e grazie al contributo di “Fondazione Cariplo”. I temi trattati sono quelli del mondo delle fiabe e quelli legati alla “Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza” definiti da Unicef nel 1989.



Foto di Nadina Vanetti

Nella frazione Comacchio è tuttora attiva la fabbrica di organi che venne fondata da Bernardino Mascioni nel 1829. Parrocchiale della frazione è la chiesa della Beata Vergine Addolorata, del 1600 circa con affreschi di Virgilio Mascioni, nativo del borgo. Sino al 1986 unita aeque principaliter alla parrocchia arcipresbiterale di San Lorenzo di Canonica, la chiesa venne eretta con decreto 21 giugno 1948 del vescovo Felice Bonomini, con territorio smembrato da Cuvio e da Azzio. In loco esisteva dal 1500 un oratorio dedicato alla Beata Vergine Addolorata, di patronato Mascioni, ove celebrava quotidianamente un cappellano.


Foto di Gabriele Lazzari


Curiosità, tradizioni, leggende e ... un po' di storia


- Il 'funtanin du l'avucat' una sorgente dalle singolari virtù terapeutiche che sgorga ai piedi di un grande faggio

- La parrocchia di Comacchio (Cuvio)

- da Progetto CIVITA - Le istituzioni storiche del territorio lombardo - Regione Lombardia alcune notizie storiche sul comune di Cuvio


Foto di Luigi Caimi

Passeggiando per Cuvio - Foto di Nadina Vanetti


Il Broveda


Dipinti in via Vico


Particolari di piazza IV Novembre


Macina per torchiare noci e nocciole - Parco Comunale

 

Cenni Corografici Storici Statistici della Valcuvia Brevemente e Liberamente esposti di Michele Lajoli - Milano 1876

Andando da Vergobbio a Cuvio, Capo luogo del Mandamento e della Valle, che da esso toglie il nome, situato a distanza poco minore di due chilometri, si passa dalla così detta Canonica di Cuvio, la quale non è altro che una frazione del Comune, e consiste in un vasto caseggiato quadrilatero, cui dà accesso un vecchio portone a nord verso la strada provinciale che da Laveno termina a Luvino. Tale caseggiato è poi suddiviso in diverse palazzine più o meno civili, ed ha nel centro un piazzale, ove si innalza la Chiesa Prepositurale Plebana dedicata a San Lorenzo, che è veramente un magnifico e sontuoso tempio a tre navate di corretta e solida architettura d'ordine misto, e dipinto da mano maestra. La torre altissima e colossale che sorge maestosa di fianco alla detta Chiesa, porta cinque grosse campane: nei tempi a noi remoti, formava parte di quelle tante fortificazioni che si incontravano presso che in ogni terra, quando i nostri padri rotti dalle civili intestine discordie, si resero facile preda della prepotenza straniera. Nel recinto della Canonica al principio di questo secolo aveva stanza un numeroso capitolo di Canonici, che abitavano le palazzine succitate; e prima di costoro, nel secolo XIV eravi un chiostro di Frati Umiliati. Soppresso l'ordine, dopo che quella buona lana di Frate Farina tentò di assassinare l'Arcivescovo e Cardinale Carlo Borromeo di santa memoria, andarono coi Frati dispersi e smarriti, atti e documenti importantissimi, dai quali si sarebbe potuto raccogliere quelle notizie, che ora mancano, a chi tentar volesse di scrivere la storia della Valcuvia. Nella Canonica risiede il Parroco Prevosto Vicario Foraneo della Pieve di Cuvio, il quale viene nominato dal Diocesano di Como; il di lui reddito se non è lauto, è fra i più ambiti della Diocesi.
Il Prevosto di Cuvio ha un Coadiutore che tiene sua dimora nella Canonica. Nell'anno 1821 la cura Prepositurale fu di notte tempo invasa dai ladri, ed un Prevosto Gelmi fu assassinato. In una sala di questa frazione ha sede ed Ufficio la Società di Mutuo soccorso fra gli operaj della Valcuvia: quantunque da poco instituito, l'umanitario sodalizio, conta circa sei cento inscritti. In altro locale si tiene la scuola serale di disegno per gli operaj di Cuvio e dei più vicini paesi, la quale però si chiude al comparire della stagione primaverile, quando la maggior parte degli operaj abbandona il domestico focolare per andare a guadagnarci il proprio sostentamento, e quello della famiglia col lavoro e coll'industria a seconda dei rispettivi mestieri.
Alla Boffalora in vicinanza della Canonica trovasi una fabbrica di Sapone che può far concorrenza a qualsiasi altra del Circondario.
In pochi minuti dalla Canonica si arriva a Cuvio, borgo che ha 1100 abitanti, ed un estimo censuario di scudi 18,398,2,7. Occupa il centro della Valle colla faccia rivolta verso Settentrione. L'inverno si fa sentire assai crudo a Cuvio anche pel motivo che l'alta sua montagna gli toglie la vista dei raggi solari dal lato di mezzodì. In questo Borgo è stabilita la Pretura col relativo carcere mandamentale, e vi ha stanza una brigata di Reali Carabinieri. Cuvio è anche il Capoluogo del Consorzio per l'accertamento dei redditi soggetti all'imposta della ricchezza mobile, e vi tiene le sue sedute la Commissione per risolvere reclami che le vengono presentati dai Contribuenti dei Comuni della Valcuvia superiore. Vicino al Palazzo municipale si trova l'Ufficio postale per le giornaliere corrispondenze; Cuvio è piazza Notarile da tempo immemorabile. Un Medico-Chirurgo condotto ha residenza a Cuvio, il quale presta l'opera sua ad altri comuni limitrofi: avvi una Farmacia molto ben fornita di medicinali, e dei principali specifici, che l'arte salutare e la Chimica seppero trovare a vantaggio e sollievo dell'umanità. Esiste in questo Borgo una Banda Musicale che fece rapidi progressi mercè la buona volontà dei singoli dilettanti, e le attenti cure del Direttore. Al Giovedì d'ogni settimana si tiene mercato di commestibili, di pannine e di mercerie; da qualche anno per altro risentì la crisi dei tempi critici della presente epoca, ed ha perduto assai, quantunque la località sia molto addatta e presenti i migliori comodi. A scemare la concorrenza al mercato di Cuvio, sembra che possano avere non poco contribuito i varj negozi d'ogni genere, che in ogni paese si sono introdotti dopo cessata l'austriaca reggenza.
Sorge a Cuvio nel più bel punto del paese un grandioso Palazzo che fu fatto fabbricare verso la metà del secolo scorso dalla Casa Ducale Litta-Visconti per dar lavoro e pane agli operaj Valcuviani che versavano in estrema miseria per una desolante carestia. In questo Palazzo, ritirossi a villeggiare il Cardinale Litta quando cadde in disgrazia dei Napoleonidi. Presentemente appartiene alla Ditta Bozzotti e Comp. che per bassissimo prezzo ne fece acquisto, e lo ha convertito in un filatojo di seta, in cui sono giornalmente impiegate più di cento persone, compresi i ragazzi.
Nel Maggio del 1859, tentato e fallito l'assalto dei fortilizj di Laveno i prodi Cacciatori delle Alpi avente a loro Duce il Leone di Caprera , transitarono per Valcuvia, accolti ed ospitati come fratelli, ovunque festeggiati entusiasticamente dalle patriottiche popolazioni, ed arrivati a Cuvio vi passarono la notte coll'Illustre Generale, che ripartendo all'albeggiare del mattino successivo, vi lasciò diversi soldati ed alcuni Ufficiali ammalati e feriti, raccomandandoli alle cure del Municipio e dei Cittadini. E' impossibile descrivere la gara amorosa e caritatevole con cui la cittadinanza d'ogni sesso e condizione si prestò ad assistere quei valorosi figli della libertà, nei pochi giorni che rimasero a Cuvio, da dove fu poi forza trasportarli ad Arona per timore che venissero scoperti e fatti prigionieri dagli Austriaci, che da Laveno ov'erano accovacciati, scorazzavano baldanzosi e prepotenti nei dintorni. Da Cuvio ad Arona quei Bravi furono accompagnati da un'eletta scorta di patrioti Valcuviani, che anticipatamente avevano prese le opportune misure di precauzione per la sicura riescita dell'ardua impresa, e per la salute degli ammalati. Dopo la pace di Villafranca, colla quale l'autore del 2 Dicembre sbugiardava il suo programma di far libera l'Italia dall'Alpi all'Adriatico, il Generale Garibaldi, che aveva con tanta perizia e valore contribuito alle gloriose vittorie delle armate alleate, ed alla cacciata dello straniero dalla terra Lombarda, occupò co' suoi invincibili Cacciatori le provincie dell'Emilia, e mentre si trovava col suo quartiere generale a Modena si risovenne dei Valcuviani, e spinto da quella nobile e generosa cortesia che è retaggio delle anime grandi, scrisse e spedì alla Municipalità di Cuvio la seguente gentilissima lettera:
" Signori Deputati Comunali della Valcuvia. Modena, 5 Novembre 1859. E' colla soddisfazione di adempiere ad un dovere piacevole e sentito, che presentandomisi l'opportunità, attesto ad essi, e per mezzo di loro agli abitanti della Valcuvia la mia viva gratitudine per tutto quanto codesti Comuni hanno fatto a vantaggio degli armati ch'io conduceva meco nel 1848 e negli scorsi mesi di quest'anno.
Se io prima non espressi loro questo antico sentimento di riconoscenza fattosi maggiore dalle testè passate vicende di guerra, non è per certo che dimenticassi i beneficj e l'obbligo mio; ché sarò lieto invece ogni qualvolta potrò rendere loro la onorevole testimonianza che per me si possa del loro amor patrio e della domestica carità con che furono alleviati e sostenuti i feriti ch'io fui costretto di lasciare in Cuvio sui primi di Giugno passato, i quali serberanno grata e durevole memoria dell'ospitale e generosa Valcuvia.
Grato e Devoto. G. Garibaldi "
L'originale di quella lettera è gelosamente conservato e custodito nell'Archivio Municipale di Cuvio qual diploma di lode ed onore che a pochi è dato di conseguire. Il sindaco, ora defunto sig. Pasquale Maggi, distinto patriota che per debito d'amicizia ricordiamo con grato animo, ebbe il gentile pensiero di farla stampare e di mandarne copia a tutti i Comuni del Mandamento. Nel giro che fece nel 1862 in Lombardia il Generale Garibaldi non si dimenticò di Cuvio; venne a fargli una visita, e fu ricevuto dal Sindaco fra le più entusiastiche e spontanee ovazioni della plaudente popolazione, mentre la banda cittadina suonava l'Inno favorito della vittoria e della libertà. Aggradì una modesta refezione nel Palazzo Municipale ove si erano radunate le Autorità locali, e le più ragguardevoli persone del Borgo, e per tutte ebbe affabili parole d'affetto e di grata ricordanza. Partì alla volta di Laveno accompagnato dal Sindaco fra gli evviva ed i battimani del popolo festante.
Passa per Cuvio un fiumicello alimentato dalle acque sorgive della superiore montagna, che serve a dar moto a due Molini: il paese è ricco d'acque freschissime, perenni e saluberrime, fra le quali è assai lodata quella denominata della fontana degli Ufficj.
La Chiesa che trovasi nel centro dell'abitato, dedicata a San Pietro, è sussidiaria della Prepositurale, ed è ufficiata da un Coadiutore. E' vaga per gusto architettonico, per dipinti e per ornamenti: ha davanti un piazzale da cui si domina quasi tutto il bacino della Valcuvia.
Avvi un altro Oratorio all'estremità del paese, intitolato a San Rocco, che ha nulla di rimarchevole.
Al sud di Cuvio distante un chilometro circa, trovasi la Frazione denominata Comaccio, alla quale si ascende per una strada ombreggiata da vecchie piante castanili, sin dove rivolta a sinistra per Cabiaglio, e continua retta sino ad Azzio. A Comaccio i signori Giacomo e figli Mascioni hanno una fabbrica d'organi per Chiesa, che gode ben meritata rinomanza nella Provincia.
Il territorio di Cuvio è mezzanamente fertile ed abbonda specialmente in gallette, cereali e frutta: gli abitanti, che non sono operai sono attivi e diligentissimi agricoltori. Confina col territorio di Cavona all'est di Cabiaglio ed Orino, al sud, di Cuveglio e di Vergobbio al nord, ed all'ovest con quello di Casalzuigno.
Ebbero i natali a Cuvio uomini riputatissimi per dottrina, per ingegno e per sapere, che salirono ed eminenti cariche, e coprirono alti impieghi acquistandovi fama intemerata e duratura. Le famiglie Amati, Maggi, Pellegrini, Porta e Savini possono a buon diritto vantarsi di aver avuto antenati, e di avere contemporanei, che le illustrarono e le onorarono con plauso generale della civile Società.
Lasciando Cuvio, in vicinanza della Cascina Boffalora, si prende a sinistra la strada provinciale, e per quella si arriva a Casalzuigno.