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Ceresolo

Ceresolo - San Defendente

Mombello - San Michele - Altare longobardo
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Posto in un ampio golfo alle pendici del Monte Sasso del Ferro,
raggruppa in sè gli abitati di Laveno, Mombello Lago
Maggiore e Cerro Lago Maggiore.
Gli insediamenti abitativi più antichi sono stati rinvenuti
nella zona collinare detta 'la Torbiera' in territorio di
Mombello: una stazione palafitticola che fa presumere la presenza
dell'uomo già in epoca neolitica. Laveno e Cerro sembrano
essere più recenti. Si suppone che Laveno debba il
nome al generale romano Labieno che si era opposto
ai Galli sulle alture dell'agglomerato più antico,
Mombello ("Mons belli" ossia "Monte della Guerra").
In epoca longobarda e franca fece parte del Contado del Seprio
e in seguito passò sotto il dominio dei Visconti, degli
Sforza, dei Borromeo e dei Besozzi.
Unico porto naturale del Lago Maggiore, nel '600 Laveno divenne
un importante centro di smistamento delle merci. Attorno al
porto vi erano allora tre osterie che scandalizzarono l'arcivescovo
Federico Borromeo ("la gente di Laveno è dedita
ai giochi, agli spettacoli, agli affari, all'usura e ad altri
vizi") che se ne andò dopo aver fatto bruciare
per stregoneria una donna di Cerro.
Nel 1744 la gente di Laveno ottenne di tenere un mercato dei
grani e divenne sede del capitano che vigilava sugli "sfrosi",
cioé sul contrabbando.
Nell''800 gli Austriaci fecero di Laveno la
loro base navale, con ben quattro forti a difesa, che inutilmente
Garibaldi tentò di espugnare nel maggio del 1859.
E' di quell'epoca, 1856, l'insediamento in riva al golfo di
una fiorente vetreria, divenuta con i ceramisti Carnelli,
Caspani e Revelli la "Società Ceramica Italiana",
assorbita nel 1965 dalla Richard Ginori e oggi inserita nel
Gruppo Pozzi Ginori.
Caratteristica di Laveno Mombello è il Presepe sommerso
che ogni anno viene posto nelle acque prospicienti la bella
passeggiata lungolago. Come pure i grandiosi fuochi d'artificio
di Ferragosto.
Da vedere:
- il Forte Austriaco, che
si raggiunge attraverso il Parco delle Torrazze, a nord dopo
il lungolago
- la chiesa dei S.S. Giacomo
e Filippo
- villa De Angeli Frua, oggi sede del
Comune
- la chiesa di S. Maria in Cà Deserta,
fuori dal centro abitato, sulla strada che conduce a Varese,
è l'edificio religioso più antico di Laveno
- il Sasso del Ferro, raggiungibile
sia con la comoda bidonvia che per mulattiera e meta notissima
agli amanti del 'volo libero'
- a Cerro, il Museo Internazionale del
Design Ceramico e il bel lungolago
- Ceresolo, borgo medievale con l'antica
chiesa di San Defendente
- Mombello, con la chiesa di Santo Stefano
interamente affrescata e l'Oratorio di San Michele con un
vecchio altare longobardo all'esterno.

Panorama dal Sasso del Ferro
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Nell' Antiquario della Diocesi di Milano
dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - pubblicato
su www.verbanensia.org
- si legge:
LAVENO fu il soggiorno di
Tito Labieno, che poi divenne imperatore. Vi stanziarono alcune
truppe romane opposte alle nazioni oltramontane. Un porto per così
dire egli è questo dei più ragguardevoli del lago
Maggiore, ed i forestieri vi sono frequentissimi e per mercato che
vi si tiene ogni settimana, e per la regia strada che mette alla
capitale, ed anche pel concorso de' viaggiatori desiosi di ammirare
la grandiosità Borromea nelle vicine isole che sorgono in
mezzo al lago, delle quali non si dà qui la descrizione,
siccome non appartenenti alla diocesi di Milano. Pochi passi fuori
di Laveno sta l'antica parrocchiale, non più officiata che
una sol volta l'anno, cioè nel dì di M.V. Assunta,
a cui è dedicata. Si vuole fatta sulle rovine della casa
d'un certo Sossolo, soldato nell'esercito di Tito che fu alla conquista
di Gerusalemme.
MOMBELLO, paese il più popolato di questa pieve, aveva
anticamente un convento di Umiliati, dove ebbe stanza il famoso
frate Farina, nativo, od oriondo, per quanto pretendesi, della Brianza,
che tentò di uccidere S. Carlo.
CERRO, assai nobilitata
dall'abitazione dei conti Guillizzoni. Polidoro, crudele ed astuto
ladrone, rese già questi lidi assai famosi. Costui con inganno
e prepotenza trovava il modo di saccheggiare tutte le barche che
da qui passavano. Ma il tribunale giudiziario di Varese appese ben
presto sulla spiaggia l'infame corsaro co' suoi compagni. Era in
Cerro nel 1023 una chiesa di S. Maurizio, un forte castello che
formava corte, tre parti della quale furono donate al monastero
di Arona da Riccardo ed Anzelda sua moglie, figlia del conte Lanfranco.

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