Sesto Calende


Foto di Gaetano Ferrari

 

Posto all'estremità inferiore del Lago Maggiore, dove il lago torna fiume, ha da sempre svolto un ruolo strategico di grande importanza per il controllo della via d'acqua che collegava il Ticino, e quindi Milano e la pianura padana, con il Lago, e con il resto dell'Europa.

Sesto Calende è stata il punto di transito ove hanno stanziato i popoli primitivi migranti, che hanno lasciato tracce sin dall’epoca neolitica. Nel corso dei primi sei secoli del millennio a.C. qui viveva la gente che ha dato origine alla civiltà detta di Golasecca, contemporanea alla villanoviana ed alla estense, precedente alla etrusca.

Il borgo, sin dai tempi antichi, era diviso in due corpi : a N.O. la località detta Scozola, sorta attorno all’Abbazia benedettina di S. Donato, voluta da Liutprando Vescovo di Pavia attorno all' 830 e dipendente dal vescovato di Pavia pur trovandosi entro i confini della dicoesi di Milano; a S.E. la zona del porto, del mercato e dei notari.

I contrasti e le vicissitudini dei monaci benedettini, quali feudatari diretti dell'imperatore e rappresentanti del Vescovo di Pavia, contro la Diocesi di Milano per il possesso della strategica posizione, videro Sesto partecipe delle lotte tra l'imperatore e i comuni lombardi.

Le lotte tra Pavia e Milano continuarono fino a quando, nel 1534, Paolo III Farnese assegnò l'abbazia e le sue rendite all'Ospedale Maggiore di Milano segnandone l'inesorabile declino.

La parte di Sesto non soggetta al monastero fu feudo di un ramo dei Visconti, conti di Sesto e Castelletto, come attestato dalla prima pietra della ora demolita chiesa di S. Bernardino, recante la data 1456. Il feudo si estinse nel 1656. Le terre vennero cedute all'asta per 3000 scudi alla famiglia Cusani alla quale rimasero fino alla Rivoluzione Francese.

Nel 1850, su iniziativa di F. Besozzi, nacque una Società anonima detta:” Della Ferrovia a tiro di cavalli da Tornavento a Sesto Calende pel rimorchio terrestre delle barche evitando le difficoltose rapide del Ticino”. La ferrovia, nota come Ipposidra, opera per ingegno unica in Europa, venne chiusa nel 1865. Tracce dei manufatti occorsi si possono vedere anche oggi.

Il territorio di Sesto Calende si articola in vari quartieri e frazioni, con caratteristiche proprie che si sono mantenute nel corso dei secoli e le cui tracce le troviamo ancora oggi: Abbazia, Centro storico, Cocquo, Lentate, Lisanza, Loca, Mulini, Oneda, Oriano, Sant’Anna, San Giorgio, San Vincenzo

 



La passeggiata lungofiume
Foto di Domenico De Lucia

Da vedere:

- la Chiesa di San Donato, in località Scozola, annessa all'Abbazia, venne edificata sopra una cappella longobarda, i cui resti si intravedono nelle murature, e dedicata a un santo molto venerato dai longobardi, il vescovo di Arezzo S. Donato. Rifatta a partire dal sec XII e più volte rimaneggiata, conserva un nartece (spazio riservato ai non battezzati) che è uno dei pochi giunto ai giorni nostri. Il nartece si articola su tre navate per due campate coperte da volte a crociera rette da robuste colonne con capitelli romanici decorati a motivi vegetali e, quello a destra, con figure mostruose. Nella navata destra del nartece c'è il battistero. In tutte le murature interne ed esterne, sono presenti alcuni elementi dei precedenti edifici pagani e cristiani sui quali è stato edificato l’attuale tempio. Contiene affreschi cinquecenteschi e un crocifisso ligneo dei De Donati.



- l'Oratorio di San Vincenzo, sulla strada che collega Sesto a Taino. Luogo di culto fin dall'epoca preistorica ad oggi, l'area è stata oggetto di campagne di scavo che ne hanno dimostrato l'importanza nel corso dei secoli. Ne sono testimonianza le incisioni rupestri sui massi erratici poco distanti e le tracce degli edifici preesistenti leggibili nella pavimentazione all'interno dell'edificio stesso dell'oratorio.

Una primitiva chiesa sorse tra i sec. V e VI sulle fondamenta di un edificio romano del sec. I-II d.C., testimoniato dal ritrovamento di sepolture di epoca longobarda. Nel 1162 è citata in una bolla papale e nel duecento è annoverata tra le chiese milanesi. Nel sec. XV venne adibita a lazzaretto e nel 1534 passò all'Ospedale Maggiore di Milano.
Il campanile a vela venne aggiunto nel sec. XVIII. La parete destra mostra un'antica muratura a spina di pesce. All'interno, affreschi del quattordicesimo - quindicesimo secolo.


Sesto san Vincenzo


- il Sass da Preja Buja, grande masso erratico in serpentino scistoso situato in località S. Vincenzo, in un'area boschiva ad un centinaio di metri a nord dell'omonima Chiesetta. La località era ritenuta sacra fin dalla preistoria. Qui si riunivano le tribù per le danze religiose e qui si portavano le giovani spose affinché la Grande Madre le iniziasse all'amore e le rendesse fertili.
È inoltre un punto magnetico di una certa consistenza poiché nei suoi pressi la bussola "impazzisce".

 

Sass da Preja Buja


- il Punt da Féer, costruito nel 1952 in sostituzione del precedente ponte del 1882 distrutto durante la guerra, collega la sponda lombarda alla riva piemontese proprio nel punto in cui il Ticino esce dal Lago Maggiore per proseguire verso il Po.

I ponti sul Ticino a Sesto Calende - Ass. Pro Sesto Calende


Sesto Ponte in ferro

- la prepositurale di San Bernardino, venne costruita agli inizi del XX secolo in luogo dell’antica chiesa di San Bernardino situata nell’attuale Piazza Garibaldi, abbattuta d’autorità dal comune di Sesto Calende.

Sull’altare maggiore, si conserva un lacerto di affresco con una ‘Madonna con il bambino’, quasi certamente di recupero dall’antica chiesa di S. Bernardino e da datare, forse, alla metà del XVI sec.

Lungo la parete della navata settentrionale è stato recentemente (1997) rimontato, recuperandolo dal cimitero, il monumento che custodisce le spoglie mortali del cardinale Angelo Dell'Acqua, originario di Sesto Calende e vicario di Roma sotto il pontificato di Papa Paolo VI.

Al centro del piazzale a sud della chiesa si eleva, isolato, il campanile, costruito tra il 1928 e il 1932.

 

- la chiesa di San Materno, nella frazione Lentate Verbano, sorge "sul più bel poggio di tutto il paese, in pieno meriggio", come si legge negli incartamenti della sua ricostruzione, avviata nel 1913 e conclusa nel 1915.
L'edificio attuale, ideato dall'ing. Pietro Caccia Dominioni, non reca alcun ricordo dell'originaria chiesa che, aggregata sin dal XII sec. a un piccolo cenobio femminile riunito sotto il titolo di S. Margherita, sopravvive in altra parte dell'abitato, ora di proprietà privata. All'interno, un altare laterale del XVII sec. recuperato dall'antica chiesa.

Lentate Verbano san Materno

- la chiesa della Beata Vergine Addolorata (detta della 'Santa Fede') , sempre a Lentate, riportata nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" come "ecclesia sancta Fidis virginis", esistente almeno dal XIII sec. nell'ambito di una cascina situata poco più a sud sulla strada per Sesto. L'edificio attuale è frutto di una ricostruzione del 1890.

Lentate Santa Fede

- l' Oratorio di Sant'Eurosia, a Cocquo, fatto erigere nel 1665, dai fratelli Giulio Cesare e Gilberto Brambilla canonico regolare lateranense, per adempiere il voto fatto alla loro madre. In origine, al piccolo edificio sacro, collegato traverso la sacrestia alla residenza di famiglia, si celebrava messa saltuariamente, non potendo disporre di una rendita atta a sostenerne le spese. Pochi anni dopo, tuttavia, fu assegnato all'oratorio un beneficio annuale, assicurato da una ipoteca sui terreni di famiglia, consentendo in tal modo una regolare messa quotidiana che fu praticata almeno per i due secoli successivi.

La piccola chiesa è molto semplice e si compone di un’unica aula a pianta rettangolare con copertura a volta. La facciata è a capanna, con motivi a lesena angolari, modanatura di sottogronda e porta centrale con cornice in rilievo. La muratura esterna presenta un’intonacatura arricciata. Il tetto, a due falde, è in tegole. Sul lato nord svetta un piccolo campanile a vela in cemento con una sola campana.

Cocquo Sant'Eurosia

- la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, a Lisanza, con la facciata sulla strada principale d'accesso al borgo è stata edificata nel 1935 in sostituzione dell'originaria parrocchiale dedicata all'Annunciazione di Maria Vergine situata all'interno della cinta muraria del castello che sorgeva in cima alla collina.

Lisanza SS Pietro e Paolo

- la chiesa di Sant'Antonio Abate, a Oriano, in origine una cappella dipendente dalla parrocchia di Mercallo fino al 1579, quando il cardinale Carlo Borromeo eresse Oriano in Cura autonoma, è stata ricostruita nel 1652 su un piccolo terrapieno alberato, sopraelevato rispetto al reticolo stradale dell’abitato. A destra della facciata, un allungato oratorio di confraternita (quella del SS. Sacramento fu fondata nel 1828) che offre il suo ingresso a lato di quello principale.

Oriano Sant'Antonio Abate

- l' Oratorio di san Francesco, a Oneda, inglobato in un complesso edilizio di matrice rurale, di cui rappresenta un'appendice verso la strada pubblica. La facciata presenta un unico portone centrale sormontato da un finestrone ad arco lievemente ribassato. Sopra, in asse, si apre una finestra; questa appartiene a un appartamento privato creato, in epoca imprecisata, o suddividendo in verticale lo spazio interno della chiesa o con un nuovo corpo di fabbrica sovrapposto al primitivo edificio sacro.
Una lapide interna ricorda che l'oratorio venne edificato ad opera di "Donatus Gattus", nel 1482, in memoria del padre, e dell'ampliamento eseguito dopo la metà del XVIII sec. La chiesa quattrocentesca, ad aula unica, terminava in una piccola abside semicircolare che, nel 1579, mostrava ancora un ricco apparato di affreschi: una Crocifissione con san Giovanni e la Madonna e, sulla volta, Dio Padre affiancato da S. Bernardo e S. Rocco. Lo schema ripeteva, semplificandolo, quello di poco precedente affrescato nell'abside dell'abbazia di S. Donato e si rifaceva in qualche modo al coevo impianto iconografico documentato in S. Fede a Lentate.

Oneda san Francesco

 


Curiosità, tradizioni, leggende e ... un po' di storia


- San Bernardino: si narra che le dodici colonne in granito di Baveno che formano il colonnato centrale della chiesa fossero in origine destinate alla Basilica di San Paolo in Roma, ma che in seguito al fallimento della ditta fornitrice fossero state sequestrate, durante il trasporto per mezzo di barconi sul fiume Ticino. Per oltre 20 anni rimasero abbandonate in riva al fiume e in seguito acquistate per la nuova chiesa.

- L'isolino di Sesto e il "porto" della Briccola

- La pesca dei cogoli e l'industria del vetro

- I mulini di Sesto Calende

- Il Sass da Preja Buia, tra leggenda e realtà

- La leggenda del "Sass de la Preja Buja"

- IPPOSIDRA Il Ticino, Carlo Cattaneo e la "Ferrovia delle Barche" di Ferruccio C. Ferrazza (www.viagginellastoria.it)

- Bruscherini " Breve storia dell'industria del vetro sul Verbano e particolarmente a Sesto Calende" - Soc. Storica Varesina fasc. V 1956 pag 221

- Giuseppe Mazza: il medico condotto che battè l'epidemia di colera del 1854

- da Progetto CIVITA - Le istituzioni storiche del territorio lombardo - Regione Lombardia alcune notizie storiche sul comune di Sesto Calende e le sue frazioni

 


L'abbraccio del Monte Rosa a Sesto Calende
Foto di Luca Gnemmi


Tramonto
Foto di Giovanna Maffioli


Il ponte di Sesto
Foto di Fabio Calanca

Sesto Calende
Il Ticino a Sesto Calende
Foto di Claudio Montagner

Sesto Calende
Canottieri sul Ticino a Sesto Calende
Foto di Maria Desogos

 

Nell' Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - si legge:

Dopo Tajno sulle rive del Verbano giace la piccol parrochhia di LISSANZA, celebre nelle età andate per un forte castello, di cui rimangono ancora al giorno d'oggi gli avanzi. I nostri arcivescovi avevano già la decima di questo territorio, e note sono le vertenze tra l'arcivescovo Cassone ed il Magno Matteo che se l'aveva appropriata nel 1311. Ora vi domina la nobilissima milanese famiglia Visconti d'Aragona.

Due miglia oltre Lissanza vedevasi l'antico castello di SESTO sulla sponda orientale del lago Maggiore, che ivi termina per aprire il corso al fiume Ticino, da dove impetuoso scorre sino a Pavia, e poco dopo si getta nel Po. Grande è l'affluenza de' forestieri a Sesto Calende, che mette sul Piemonte, nell'Elvezia e nella Francia. E' la scala dei traffici di tutto il Verbano, e però simile a un porto di mare. Si vuole che qui particolar culto si prestasse dai pagani agli dei Mercurio, Silvano e Panteo. Le iscrizioni antiche, conservateci dall'Alciati nel suo Antiquario, comprovano tal opinione. Dalle carte del 967 si vede che l'antico castello si chiamava SEXTUM MERCATUM per un celebre mercato che qui si faceva. Siccome poi lo vediamo, dopo chiamato SEXTUM KALENDARUM sembra potersi dire che il giorno del mese in cui tenevasi tal mercato, abbia stabilito la denominazione di Sesto Calende. Checchè sia di ciò, non dobbiamo omettere di dire che il tenersi colà presentemente il mercato ogni mercoledì proviene da concessione dell'imperatore Giuseppe II del 1783, essendo in quell'anno passato da Sesto.

Da una bolla di Alessandro III si rileva l'alto dominio dei nostri arcivescovi sopra di Sesto, e suo distretto, ceduto poi in feudo alla nobile famiglia da Castello, che ne ottenne la conferma nel 1210 da Ottone IV imperatore. Antichissima è la chiesa parrocchiale, discosta dall'abitato, come era l'uso ne' lontani secoli. E' propriamente quella parrocchiale nel vicino luogo di Scozzola, detto anche Scogialo, celebre per un antico monastero fondatovi nella metà del secolo nono da Liutardo vescovo di Pavia. Il di lui successore l'anno 874 ottenne dal papa Giovanni VIII la conferma del suo dominio su di questo monastero, ciò eccitò la discordia tra il papa ed Ansperto nostro arcivescovo. Nacque poi una clamorosa lite tra l'arcivescovo Filippo e l'abate, stata agitata in Roma per due anni.
Il vescovo di Verona, delegato dal papa, attenutosi al possesso, aveva deciso parte in favore dell'arcivescovo e parte in favore dell'abate. Proposta la questione della proprietà, ed attesa la contumacia dell'arcivescovo, fu dato all'abate il possesso anche dell'altra parte dei beni. Allora l'arcivescovo colla forza se gli appropriò, e con ordine dei consoli di Milano scacciò i monaci dal monsatero, e spedì a Roma il celebre giurisperito Passaguerra ad informare il pontefice dei ragionevoli motivi della sua risoluzione. I monaci furono poi rimessi nel monastero, riservato però all'arcivescovo o il dominio sul porto, sulla signoria, sulla castellanza di Sesto e sul Ticino sino a Castelletto.

Coll'andar del tempo questo monastero divenne una comenda, nel 1535 da Paolo III aggregata all'ospitale maggiore, che oggi vi elegge il parroco. Quella chiesa viene anche oggi chiamata la Badia. Nell'altar maggiore si venera il corpo di S. Gangolfo martire, o probabilmente di S. Arnolfo, come si vede nel codice di Gottofredo da Bussero, il quale dice che esso santo fu vescovo di una città di là dai monti, e non martire. Vi esistono vaghi dipinti a fresco, e fra gli latri una copia distinta del Cenacolo di Leonardo. Il parroco, che appellavasi priore, fu di recente insignito del titolo di prevosto e della cappa-magna, ed è vicario in luogo. Quale pur fosse il diritto su quella parrocchia, che negli ultimi tempi rimanesse all'arcivescovo di Pavia, con bolla pontificia dell'anno 1820 fu aggregata in perpetuo alla diocesi di Milano. Essendo, come dicemmo, la parrocchiale fuori di Sesto, per comodo maggiore fu eretto nel borgo l'oratorio di S. Bernardino. Eravi anche un convento dei pp. Francescani Riformati, stato soppresso a questi tempi. Ne rimane la chiesa. Qui approda la nave a vapore, detta il Verbano, che tutti i giorni fa il corso del lago sino a Magadino, conducendo viaggiatori : fu posta l'anno 1827.

LENTATE, piccolo paese, che avea un monastero dedicato a s. Materno nel 1288, di cui la chiesa e la casa parrocchiale tuttora conservano la forma.
San Carlo lo unì a quello di santa Margarita di Milano, soppresso nello scorso secolo.

ORIANO TICINO. In Oriano aveva nel 903 alcuni fondi l'arcivescovo nostro Andrea, da lui poi legati per la fondazione di uno spedale nella sua casa situata vicino al Duomo, ed a quello spedale egli unì la chiesa di s. Raffaele, avuta dall'abata si s. Ambrogio per mezzo di permuta. Questo paese ed il padronato della prrocchia appartiene ora all'ospedale maggiore di Milano.


Bibl. Naz. Braidense.
Lose "Viaggio pittorico e storico ai tre laghi" Francesco Berucca 1818