Sesto stemma


Sesto Calende

Sesto Panorama

La cittadina di Sesto Calende, posta all'estremità inferiore del Lago Maggiore, dove il lago torna fiume, ha da sempre svolto un ruolo strategico di grande importanza per il controllo della via d'acqua che collegava il Ticino, e quindi Milano e la pianura padana, con il Lago, e con il resto dell'Europa.

Da visitare:

- la chiesa romanica di San Donato

- l'oratorio di San Vincenzo

- il Sass de Preja Buja

- la stazione preistorica di Golasecca

Immagini

Nell' Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - pubblicato su www.verbanensia.org - si legge:

Dopo Tajno sulle rive del Verbano giace la piccol parrochhia di LISSANZA, celebre nelle età andate per un forte castello, di cui rimangono ancora al giorno d'oggi gli avanzi. I nostri arcivescovi avevano già la decima diq uesto territorio, e note sono le vertenze tra l'arcvescovo Cassone ed il Magno Matteo che se l'aveva appropriata nel 1311. Ora vi domina la nobilissima milanese famiglia Visconti d'Aragona.
Due miglia oltre Lissanza vedevasi l'antico castello di SESTO sulla sponda orientale del lago Maggiore, che ivi termina per aprire il corso al fiume Ticino, da dove impetuoso scorre sino a Pavia, e poco dopo si getta nel Po. Grande è l'affluenza de' forestieri a Sesto Calende, che mette sul Piemonte, nell'Elvezia e nella Francia. E' la scala dei traffici di tutto il Verbano, e però simile a un porto di mare. Si vuole che qui particolar culto si prestasse dai pagani agli dei Mercurio, Silvano e Panteo. Le iscrizioni antiche, conservateci dall'Alciati nel suo ANtiquario, comprovano tal opinione. Dalle carte del 967 si vede che l'antico castello si chiamava SEXTUM MERCATUM per un celebre mercato che uqi si faceva. Siccome poi lo vediamo, dopo chiamato SEXTUM KALENDARUM sembra potersi dire che il giorno del mese in cui tenevasi tal mercato, abbia stabilito la denominazione di Sesto Calende. Checchè sia di ciò, non dobbiamo omettere di dire che il tenersi colà presentemente il mercato ogni mercoledì proviene da concessione dell'imperatore Giuseppe II del 1783, essenso in quell'anno passato da Sesto.
Da una bolla di Alessandro III si rileva l'alto dominio dei nostri arcivescovi sopra di Sesto, e suo distretto, ceduto poi in feudo alla nobile famiglia da Castello, che ne ottenne la conferma nel 1210 da Ottone IV imperatore. ANtichissima è la chiesa parrocchiale, discosta dall'abitato, come ra l'uso ne' lontani secoli. E' propriamente quella parrocchiale nel vicino luogo di Scozzola, detto anche Scogialo, celelbre per un antico monastero fondatovi nella metà del secolo nono da Liutardo vescovo di Pavia. Il di lui successore l'anno 874 ottenne dal papa Giovanni VIII la confermadel suo dominio su di questo monastero, ciò eccitò l adiscordia tra il papa ed Ansperto nostro arcivescovo. Nacque poi una clamorosa lite tra l'arcivescovo Filippo e l'abate, stata agitata in Roma per due anni. Il vescovo di Verona, delegato dal papa, attenutosi al possesso, aveva deciso parte in favore dell'arcivescovo e parte in favore dell'abate. Proposta la questione della proprietà, ed attesa la contumacia dell'arcivescovo, fu dato all'abate il possesso anche dell'altra parte dei beni. Allora l'arcivescovo colla forza se gli appropriò, e con ordine dei consoli di Milano scacciò i monaci dal monsatero, e spedì a Roma il celebre giurisperito Passaguerra ad informare il pontefice dei ragionevoli motivi della sua risoluzione. I monaci furono poi rimessi nel monastero, riservato però all'arcivescovo o il dominio sul porto, sulla signoria, sulla castellanza di Sesto e sul Ticino sino a Castelletto.
Coll'andar del tempo questo monastero divenne una comenda, nel 1535 da Paolo III aggregata all'ospitale maggiore, che oggi vi elegge il parroco. Quella chiesa viene anche oggi chiamata la Badia. Nell'altar maggiore si venera il corpo di S. Gangolfo martire, o probabilmente di S. Arnolfo, come si vede nel codice di Gottofredo da Bussero, il quale dice che esso santo fu vescovo di una città di là dai monti, e non martire. Vi esistono vaghi dipinti a fresco, e fra gli latri una copia distinta del Cenacolo di Leonardo. Il parroco, che appellavasi priore, fu di recente insignito del titolo di prevosto e della cappa-magna, ed è vicario in luogo. Quale pur fosse il diritto su quella parrocchia, che negli ultimi tempi rimanesse all'arcivescovo di Pavia, con bolla pontificia dell'anno 1820 fu aggregata in perpetuo alla diocesi di Milano. Essendo, come dicemmo, la parrocchiale fuori di Sesto, per comodo maggiore fu eretto nel borgo l'oratorio di S. Bernardino. Eravi anche un convento dei pp. Frnacescani Riformati, stato soppresso a questi tempi. Ne rimane la chiesa. Qui approda la nave a vapore, detta il Verbano, che tutti i giorni fa il corso del lago sino a Magadino, conducendo viaggiatori : fu posta l'anno 1827.

 

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