Varese

Varese Panorama centro


Poco si sa della nascita di Varese e diverse sono le interpretazioni sull'origine del suo nome: per alcuni si deve al celtico Vara (acqua), poiché il luogo dove oggi sorge il centro era acquitrinoso; per altri al nome di un romano di nome Varius o al termine virens, ossia verdeggiante come sarebbe testimoniato da alcune iscrizioni che citano Varisium o Varixio; e c’è anche chi sostiene senza alcuna fonte che derivi da Vicus Varonis, ossia luogo dove fu accolto Varrone attorno al 50 a.C.

Così scriveva il Bizzozero nel suo 'Varese e il suo territorio - Guida descrittiva' (1874): "Nè la storia, nè la tradizione valgono a rischiararci le antiche origini di Varese; l' epoca della dominazione romana non ci è ricordata che da alcune are e da alcune iscrizioni romane, ora in parte esistenti presso il Museo Patrio, e dalle Necropoli scoperte nei dintorni della città. Essa ci compare già adulta e considerevole con mura, porte, castelli, forti e rovine nel medio Evo, in cui formava già parte del Contado del Seprio collo stesso nome di Varese come al dì d' oggi..."

E un secolo dopo, Leopoldo Giampaolo così si esprimeva a proposito delle origini di Varese "Non è città che vanti il nome di un fondatore o una data di fondazione e neppure avanzi archeologici che permettono una datazione anche approssimativa" (Riv. Soc. St. Varesina, aprile 1981).

La prima citazione documentata riguarda un atto di vendita dell’899, sottoscritto a Bobbiate, di un possedimento di un certo Gismondo di Casbeno.

Dato che il centro della città era acquitrinoso, è logico supporre che i primi abitanti si siano stabiliti sui colli circostanti, asciutti, che poi divennero le castellanie che attualmente formano la città.

Varese è adagiata su sette colli: il Colle di San Pedrino (il quartiere di Bosto) (402 m), il Colle di Giubiano (407 m), il Colle Campigli (453 m), il Colle di Sant'Albino (l'altura di fronte a Bosto a fianco di viale Europa) (406 m), il Colle di Biumo Superiore (439 m), Colle di Montalbano (Villa Mirabello) (411 m) e il Colle dei Miogni (492 m).È attraversata, a nord-ovest, dal fiume Olona, che nasce alla Rasa di Velate in località Fornaci della Riana, al Sacro Monte di Varese.

Ai suoi piedi, il Lago di Varese (328 m) con il suo isolotto, l'Isolino Virginia.


LAgo di Varese

Solo dopo l’anno 1000 Varese cominciò a diventare importante per il mercato che vi si teneva e la sua posizione sulla strada che collegava Bellinzona a Milano, lungo la quale fu costruita una catena di presidi. A conferma della cresciuta importanza di Varese c’è l’elezione nel 1045 a vescovo di Milano di un Guido da Velate, cappellano di corte e rampollo della nobile famiglia rurale dei Da Velate.

Attorno al 1200, si accedeva al borgo, cresciuto nell'ansa del torrente Vellone e protetto da mura, attraverso sei porte: la porta Rezzano (in fondo a Corso Marcobi, collegava con Santa Maria del Monte), la porta Regondello (nei pressi della Cavedra), la porta di San Martino (a metà dell'attuale via), la porta Milano (in contrada Pozzovaghetto), la porta della Motta e la porta Campagna.

Varese, che dipendeva dall'arcivescovo di Milano, fu teatro delle dispute tra Milano e Como, tra Milano e il Barbarossa, tra i Torriani e i Visconti, subì le invasioni degli svizzeri del cardinale di Sion, l'alternarsi di francesi e spagnoli al governo di Milano, le epidemie di peste (la prima del 1450 evitata con la chiusura delle porte del borgo), un terremoto (1601), ma continuava a prosperare e il mercato della Motta (che già allora si teneva il Lunedì) era uno dei più importanti della regione.

Al borgo, il centro civile e religioso, facevano riferimento i nuclei extra-urbani, autonomi ma non indipendenti, sorti in prevalenza sui colli, le cosiddette castellanze : Giubiano, Bosto, Casbeno, Biumo Inferiore e Superiore, Cartabbia e Bizzozero.

Attorno alla fine del '500, divenne ambita meta di villeggiatura (e di pellegrinaggi a Santa Maria del Monte) dapprima dei governatori spagnoli, poi via via di altre eminenti personalità, come il conte di Savoia e Margherita d'Austria, e della nobiltà milanese e  non solo, da sempre presente in questa zona:  i Mozzoni, gli Orrigoni, i De Cristoforis, i Litta, i Biumi, i Menafoglio, i Recalcati.

Nel 1755 giunse in visita a Varese Francesco III d'Este, governatore della Lombardia, che fu ospite dei Menafoglio a Biumo Superiore. Tanto gli piacque il soggiorno che chiese a Maria Teresa d'Austria di concederglieli Varese in feudo. Nonostante le proteste dei varesini che si appellarono al loro diritto di Comune Libero ottenuto nel 1538 da Carlo V, Varese passò in feudo a Francesco III con l'unica garanzia che il privilegio non sarebbe stato ereditario. La dimora di Francesco III d'Este, Palazzo Estense è oggi sede del Municipio.

Varese Palazzo Estense
Foto di Anna Achini

Sorsero in quel periodo ville settecentesche in città e sulle alture vicine, tutte attorniate da splendidi giardini: Villa Menafoglio, Villa Recalcati, Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno, Villa Cicogna a Bisuschio, Villa Cagnola a Gazzada.

Il 14 giugno 1816 il borgo di Varese venne elevato al rango di Città.

Il 9 agosto 1865 giunse a Varese il primo treno che la collegava a Milano. Le industrie si svilupparono; si crearono i primi collegamenti tranviari e ferroviari con Tradate, Saronno, Porto Ceresio, il Lago Maggiore; si incentivò il turismo con le funicolari per il Sacro Monte (1909) e il Campo dei Fiori (1911); si realizzarono il Grande Albergo del Campo dei Fiori, il Palace Hotel sul Colle Campigli, l'ippodromo.

Nonostante il crescente benessere economico della popolazione, Varese si sviluppò in modo ordinato, rispettando il verde e il suo ruolo di "città giardino". Vennero costruite grandi ville con parco, ma anche le abitazioni famigliari erano attorniate da giardini.

Nel 1927 Varese divenne capoluogo di provincia e all'antico borgo medievale con le sue castellanze, andarono ad aggiungersi alcuni comuni circostanti: Santa Maria del Monte, Velate, Sant' Ambrogio, Masnago, Lissago, Bobbiate, Capolago, Cartabbia, Bregazzana e Bizzozero.

Oggi Varese è organizzata in rioni: Varese Centro, Biumo Inferiore, Bosto, Casbeno, Capolago, Calcinate del Pesce, Schiranna, Bobbiate, Lissago, Cartabbia, Sacro Monte, Sant'Ambrogio, La Rasa, Fogliaro, Bregazzana, Velate, Avigno, Masnago, Calcinate degli Orrigoni, Montello, Ippodromo, Biumo Superiore, Sangallo, San Fermo, Valle Olona, Belforte, Bizzozero, San Carlo, Giubiano, Bustecche.

 

Da vedere:


la Perinsigne Basilica di San Vittore


il Battistero di San Giovanni Battista



Palazzo Estense e i suoi Giardini



il Campo dei Fiori




il castello di Masnago


... le ville, i parchi e le chiese delle antiche castellanze di Biumo, Belforte, Giubiano, Bosto, Casbeno, Masnago


Il Borgo di Mustonate
situato sulle sponde del lago di Varese, ai confini con il Parco del Campo dei Fiori, con l'eccellenza del suo centro ippico.


Foto di Cinzia Tavola


La frazione di Calcinate del Pesce, sede dell'aeroporto Paolo Contri, sede dell'Aereo Club Adele Orsi, ammirato dai volovelisti di tutto il mondo e ritenuto uno dei più bei campi d'Italia per la bellezza del paesaggio nel quale si inserisce, posto com'è tra le colline e il lago e con il Campo dei Fiori sullo sfondo.

Varese Calcinate
Foto di Angela Balzarini



Curiosità, tradizioni, leggende e ... un po' di storia


- Nel Museo Baroffio, a fianco del santuario di Santa Maria del Monte, in una teca di vetro, è conservata i resti di un coccodrillo catturato nel '700 nel vicino Canton Ticino.

- Il rifugio antiaereo ai Giardini Estensi

- Il sapore delle briciole di passato

- da Progetto CIVITA - Le istituzioni storiche del territorio lombardo - Regione Lombardia alcune notizie storiche sul comune di Varese



Piazza Monte Grappa
Foto di Nadia Rossi

tra serio e faceto ..tra antico e moderno ..tra arte e consumismoarese
Varese Liberty - viale Marcobi
Foto di Cristina Tombini

Varese
Cortile di via Cattaneo
Foto di Cristina Tombini


Piazza Giovine Italia
Foto De Fish

Varese
Cortile - Piazza Carducci
Foto di Cristina Tombini

Varese
Madonna in Prato
Foto di Cristina Tombini

Varese
tra serio e faceto ..tra antico e moderno ..tra arte e consumismo
Foto di Elena Impe

 


Nell' Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - si legge:

VARESE Nobile antichissimo borgo, detto già Vosisium, Baretium, Vicus Varonis, Vallesium dall'esuto delle valli, che qui mettono capo. Era Varese forte per un castello che gi stava a canto, eretto probabilmente dai Romani contro l'impeto delle alpine nazioni. Se ne scorgono tuttora gli avanzi in un luogo assai vicino, detto Belforte. Danno gli storiografi a Varese il titolo di capo fra tutti i borghi milanesi, e nei diplomi di Giammaria Sforza, duca di Milano, è intitolato Municipiorum caput er princeps. Alcuni anzi non dubitarono di chiamarlo città.
La fossa da cui è cinto, le sei porte d'ingresso, le contrade fiancheggiate da portici, il mercato d'ogni lunedì, la fiera nell'ottobre, il teatro nell'autunnp. il frequente passaggio perl Verbano e per la Svizzera, ecc. Fanno Varese famoso al pari d'altre città di Lombardia; Pio IV (Medici) voleva onorarlo della sede episcopale. S.M.I.R. Ap., con graziosa risoluzione del giorno 14 giugno 1816, si è degnata d'inalzare il comune di Varese al rango di città, e di accordare al medesimo una congregazione municipale.
Si separò Varese a poco a poco da Castel-Seprio, col quale aveva cospirato, e col Barbarossa contro Milano, e fattosi amico dei Milanesi, somministrò loro i legnami per la fabbrica del broletto nuovo, e n'ebbe la ricompensa annua di 400 lire terzole, e nel 1258 l'esenzione da qualunque aggravio.
Si attenne questo borgo quasi sempre al partito dei nobili, e gli accolse esuli coll'arcivescovo Leone. gli ajutò guerreggianti contro i Comaschi; seguì fedelmente, benché minacciato dai Torriani, l'arcivescovo Ottone; alloggiò magnificamente il gran Matteo spogliato di sua dignità. Fu Varese saccheggiato dai Comaschi nel 1121, ed assediato inutilmente dai medesimi nel 1285.
Gli arcivescovi ne erano signori, e vi tenevano il palazzo nel centro del borgo, vicino alla chiesa di s. Giovanni. Passò il borgo con indipendenza ad eleggersi i consoli sotto l'arcivescovo Perego, il quale sottoposelo all'interdetto, e il Papa, a cui ricorsero i Varesini, fece che ed avessero i loro consoli e riconoscessero l'arcivescovo per loro signore. Fatta minore la grandezza arcivescovile, passò poi Varese sotto i duchi di MIlano, ma ritenne sempre il privilegio di non aver feudatario, finché eretto in principato dall'imperatrice Maria Teresa, diventò corte di Francesco III, duca di Modena, il quale qui morì, e fu sepolto nella chiesa dei soppressi cappuccini.
La basilica di s. Vittore era officiata fino dal secolo X da numerosa collegiata, che fu ridotta alla regolare residenza colle donazioni dell'arcivescovo Eriberto, Contava la collegiata un proposto, due cimeliarchi e trentadue canonici, nobili cavalieri del Contado Sepriese, e chiamati Ordinarj dall'ordine gerarchico. Ora vi è soppressa.
La detta basilica, in origine antichissima, e consacrata dal vescovo Melegnano, cadde nel 1591, eccetto il coro, il di cui altare, rinnovato a marmi finissimi, fu consacrato da s. Carlo. Fu poi eretta la nuova basilica a tre navi sostenute da colonne, con facciata di sodo, e vago lavoro. Sono assai stimati i fini intagli delle sue orchestre e dei pulpiti. V'è il tesoro delle sacre reliquie, fra le quali dieci corpi di ss. Martiri, avuti da Roma dal proposto Dralli; fra questi santi corpi avvi quello di s. Valentino prete, protettore del borgo.
Nelle cappelle vedesi un s. Giorgio del Cerano, ed una Maddalena del Morazzone. Avvi la cappella dell'Addolorata, onorificenza del popolo varesino che vi presta molta divozione, e ne celebra la festa con pompa solenne. Chi desidera distinta notizia su di ciò, veda l'erudita relazione del sig. canonico D. Giulio Pallavicino stampata dal Marelli nel 1753.
A canto della basilica sorge la torre tutta di sassi lavorati, di cui non v'ha pari nell'Italia, cominciata nel 1617, e terminata nello scorso secolo, con grandiosa guglia. Pendono dalla torre otto grossi bronzi, e riempiono il vicinato d'armonioso rimbombo.
Vicino avvi la chiesa di san Giovanni, fatta sul gusto longobardo. Trovasi uno smisurato avello, che fu fonte battesimale una volta anche di tutta la pieve.
Merita osservazione l'antica chiesa di s. Lorenzo e quella della Cavedra, officiata una volta dagli Umiliati, che indi divenne una comenda.
Qui vicine eranvi le Umiliate del monastero di s. Martino, accresciuto coll'aggregazione d'un monastero che esisteva in Castiglione. Eranvi anche le Benedettine di s. Antonino, monastero fondato da s. Carlo colla traslazione delle Francescane di Bosto e delle Benedettine di Luinate. I Gerolamini, soppressi poco innanzi la fine del secolo passato, dimorarono in Varese tre secoli, stabilitisi nella casa eretta dall'abate Griffi, fondatore del collegio Griffi in Pavia. Anche i Gesuiti vi tennero aperte le scuole di latinità, alle quali dopo la loro soppressione si aggiunse dal duca di Modena l'aritmetica e la filosofia.
Un viale, dolcemente acclive, mette a Biumo Superiore. Coprendo questo colle di vaghi edifizj, offre l'aspetto d'una città montana. Alle falde si vedono gli avanzi del convento de' Francescani, stato soppresso innanzi la fine dello scorso secolo. Era stato eretto nel 1224. Sovrasta al sito del convento il vago palazzo Bossi coll'amenissimo giardino, per vedere il quale soltanto Varese merita d'essere visitato. A canto s'alza la chiesa col chiostro de' soppressi Carmeliti Scalzi, fabbricato nel 1687 colle facoltà della contessa Taverna Arcimbolda. La cima del colle è occupata dalla parrocchiale, nella quale fino dal 1248 il capitolo di Varese celebrava la festa dell'Incarnazione nella domenica previa al Natale. Vuole il Moriggia, che alcuni Baroni Boemi, qui stabilitisi, dessero il nome a questo paese e alla prosapia Biumi, che certamente diede gran lustro a Varese. Giovannino Biumi albergò qui nel suo palazzo per qualche tempo l'imperatore Sigismondo; Giambattista Biumi, protofisico di Pio IV, abbellì Varese di molte fabbriche; Benedetta Biumi, compagna delle due beate fondatrici del monastero del Sacro MOnte, vi fu la seconda badessa, che morì in concetto di santità.
Ai Piedi del colle si vedeva il soppresso monastero delle Agostiniane, che vi stetteropiù d'un secolo. Indi si entra in Biumo Inferiore, sede antica di nobili famiglie che tuttora vi soggiornano. Quindi, declinando a meriggio, dopo breve passeggio eravi il convento de' Riformati, fondato dal beato Cristoforo Picinelli, e perfezionato da s. Bernardino nel 1468. Nella chiesa si conservava il corpo di s, Urbica, e nel coro eravi il sepolcro del famoso Paolo di Brescia.
Si ascende qui insensibilmente a Bosto, vicino al quale si vede l'antica parrocchiale di s. Michele, dove sta ancora il battistero, e si venera la memoria di s. Imerio, dipinto in abito da pellegrino con un coltello nel petto, martirizzato con S. Gemolo nella Valganna l'anno 1047. Le di lui ossa, scoperte nel 1572, furono confuse con altre, e s. Carlo ordinò che tutte insieme si serbassero nell'arca, che tuttora si vede. Fino dal 1417 si celebrava qui la festa di questo santo dal capitolo di Varese, per lascito di un certo Pietrolo di Giubiano. Detto santo era della nobile famiglia Picinelli, che tuttora abita in Bosto, come lo era anche il detto beato Cristoforo, che fi compagno di s. Gio. da Capistrano, e morì in Milano: si vede il di lui sepolcro nella chiesa di s. Angelo. Il nobile e magnifico dott. Benedetto Picinelli fu delegato dai Bostesi a recarsi da san Carlo per l'erezione della parrocchia in Bosto, che fu eretta realmente in s. Michele, e poi fu trasferita nel centro alla chiesa della ss. Trinità Da questa parrocchia fu stralciato nello scorso secolo Giubiano, dove fu eretta la cura. Vicino a Bosto sta il palazzo De-Cristoforis celebre in questi colli per l'amena sua situazione. Ha annesso l'oratorio di s. Pietro, che fino dal 1061 era juspatronato dell'arcivescovo.
Fuori di Varese all'occidente, su di ameno poggio, stava il convento de' cappuccini, fabbricatovi nel 1688, nella di cui chiesa trovavansi due preziosissimi pallj di miniatura, e nel coro il corpo di Francesco III, duca di Modena e principe di Varese, che abbiamo più d'una volta rammentato. Ora vi ha fabbricata una deliziosa casa l'onoratissimo sig. Sanvito. Indi seguendo il corso per un viale fiancheggiato da colonnette a cui fa prospetto il grandioso palazzo Recalcati, si arriva alla castellanza di Casbenno, dove l'arcivescovo Eriberto aveva fondi, e li donò al capitolo di Varese. La parrocchiale è dedicata a s. Vittore, con torre rimodernata e arricchita colle quattro campane del soppresso monastero di s. Antonino. Dipende da questa chiesa Bobbiate, terra de' signori Martignoni, nella quale avvi l'oratorio di s. Grato vescovo.

Alle falde del monte giace VELATE, noto nelle storie per la nobilissima famiglia Bianchi che vi dominò, e che tiene tuttora, per insegna gentilizia, un velo spiegato. Da questa famiglia sortì Guido, nostro arcivescovo nel 1046, e la sua sorella Oliva, governatrice d'Arona. Vicino a Velate si vede uno screpolato torrione, avanzo di molti altri, i quali tutti pretendesi da alcuni d'essere stato l'asilo degli Arriani nel secolo IV.
Nella piccola villa di S. Abrogio vogliono alcuni che dimorasse il santo vescovo nella sua andata al sacro monte. Certamente vi fu sempre particolarmente venerato il santo pastore, e due secoli fa si vedevano gli avanzi di un'antichissima chiesa a lui dedicata, come lo è presentemente la parrocchiale.

BIZZOZZERO, sul pendio d'amena valle, è la sede della nobile famiglia Bizzozzera, descritta nella matricola degli Ordinarj. La chiesa parrocchiale è dedicata a s. Evasio. Nel 1528 questa terra fu staccata dalla giurisdizione di Varese, ed infeudata alla casa Visconti Borromea. Eravi un antico uso di collocare il SS. Sacramento, in occasione delle 40 ore, fra le mani della statua del santo titolare, posta sull'altare, che fu tolto dal vicario plebano di Varese. Il vicino GURRONE fu smembrato da Bizzozzero da un secolo in qua, ed eretto in parrocchia.

Da Biguggiate dipendeva la badia di CAPO DI LAGO, o CAPOLAGO, soggetta ai nostri arcivescovi fino dal 1162. La chiesa della SS. Trinità fu rifabbricata dall'arcivescovo Milone, che vi pose ad officiarla nel 1189 quattro monaci Cisterciensi col priore Arnoldo di Calabria. Durarono i monaci fino al secolo XVI, in cui la Badia fu data in commenda coll'obbligo al commendatario di mantenervi il parroco che esercita la cura in varie villette dipendenti, fra quali è osservabile Cartabia con la chiesa di s. Silvestro.

MASNAGO sta sulla strada maestra che di Varese conduce al Verbano. Egli è paese assai ameno e ragguardevole per le famiglie nobili che vi abitano e pei palazzi che vi sono eretti. Si vede l'oratorio dell'Immacolata, e sulla facciata esteriore questa iscrizione: TEMPLVM ANTIQVISSIMVM INSANA GENTILILITAS IOVI ET AMBROSIVS MELIORI CVLTV SS. IPPOLITO ET CASSIANO mm. DICARVNT.
Trovossi a Masnago da non molti anni della buona argilla, e degli antichi vasi di essa fatti con bel disegno.

(Dipendono dalla parrocchiale di Morosolo) MUSTUNATE colla chiesa di s. Caterina, dove nel 1503 Zeno Pusterla legò una messa ebdomadaria; CALCINATE-superiore colla chiesa di Maria, a riedificare la quale Giuseppe Frascone, dimorante in Avignone, nel 1579 obbligò i suoi eredi, a' quali sottentrarono i Francescani di Varese, che furono soppressi; CALCINATE-inferiore, coll'antichissima chiesa di s. Nazaro, dove si porta il parroco ogni quarta domenica a celebrare la messa parrocchiale.

Dipendeva di Morosolo anche LISSAGO, eretto poi in parrocchia nel secolo XVII sotto il titolo di s. Carlo.