Le sei porte di Varese

L’antico borgo di Varese doveva estendersi tra le attuali via Veratti e via Bagaini da una parte e tra la piazza della Motta e piazza Cacciatori delle Alpi dall’altra.
Era diviso in 6 contrade e non disponeva di mura di cinta, ma difeso unicamente dalle robuste fiancate degli edifici o da massicciate erette intorno ai giardini. Il fossato era scavalcato da ponti muniti di porte che venivano chiuse la notte. In caso di attacco, le porte venivano murate e i ponti demoliti.


Mappa dell'area varesina predisposta in occasione della visita di San Carlo Borromeo alle pievi della Diocesi di Milano


Il più antico documento che riferisce direttamente dell’esistenza di queste porte è datato 28 febbraio 1420 ed è costituito da una lettera inviata da in cancelliere ducale al Podestà di Varese, nella quale si invita il borgo a riaprire 4 delle sue porte, chiuse o murate a causa del periodo particolarmente turbolento che il Ducato ebbe a vivere in quegli anni.

Porta Rezzano, ricordata anche nella Cronaca Adamollo (1654) per esservi stata collocata la testa di tale Filippino da Cugliate, rimasta esposta per anni ad ammonimento per tutti coloro che avessero scelto la “strada della ribalderia”, si troverebbe oggi allo sbocco di via Carlo Cattaneo in piazza Beccaria ed era importante perché da essa iniziava la strada diretta al Sacro Monte.

Porta Pozzaghetto (oggi all'altezza di via Volta) è ricordata in un documento del 1582 ed è l’unica di cui sia rimasta l’immagine, che riporta l’ingresso a Varese del Cardinale Federico Visconti. Nel 1599 fu interamente rifatta per la visita dell’Arciduca Alberto d’Austria e di Isabella, sorella del Re Filippo III, sua sposa.

Porta di San Martino si trovava a metà dell’attuale via ed è ricordata da una iscrizione nel selciato..Un documento del 1580 riferisce di una casa “ac intus Porta Sancti Martini”.

Porta della Motta si trovava all’entrata settentrionale dell’attuale via Carrobbio. Davanti, come nel caso di Porta Pozzaghetto e di Porta Campagna, scorreva il Vellone. Nel 1673 la Porta della Motta fu ricostruita più alta perché, come ricorda la cronaca Adamollo, “non si poteva passare con il baldacchino nuovo grande”. Era molto conosciuta perché consentiva di raggiungere il celebre mercato funzionante dal 1068. La

Porta Campagna (oggi incrocio di via Marcobi e via Veratti9 era la porta di uscita dal borgo che permetteva di dirigersi a Gavirate e a Laveno dopo aver attraversato un ponte sul torrente Vellone, e dopo questo c’erano i campi. La cronaca Adamollo riferisce ancora che Porta Campagna nel 1691 fu rifatta da un certo Alfonso Trinchinetti.

Porta Regondello (oggi via Donizetti) , è ricordata in una cronaca del 1720

Le sei porte, che nei secoli hanno subito moltissime modifiche, furono più volte rifatte fino a quando, nella prima metà del XIX secolo furono definitivamente demolite. La loro esistenza è ricordata nelle vie cittadine da apposite targhe apposte nel maggio del 1994.

 

Rivista della Società Storica Varesina fasc X 1971

Risposte ai lettori - a cura di Leopoldo Giampaolo

LE PORTE DI VARESE

Varese era un tempo un piccolo borgo compreso fra le attuali vie Veratti e Bagaini e, in senso longitudinale, fra la piazza Cacciatori delle Alpi e quella della Motta. Le case erano addossate, strette le vie che la separavano, ad esclusione del " Corso", attuale via Matteotti, che era la strada principale (è rimasto con la larghezza e la lunghezza di un tempo).

Le contrade che portavano fuori del borgo erano le seguenti: Pozzaghetto (attuale via Volta), della Motta (attuale via Carrobbio), di Porta Campagna (attuale via Marcobi), di Rezzano (attuale via Carlo Cattaneo), di San Martino (che conserva lo stesso nome), di Regondello (attuale via Donizetti), esse erano chiuse al loro ingresso dall'esterno del borgo, da porte, lo sappiamo dalle vecchie cronache locali e da vari documenti.

Faccio qualche esempio :
La PORTA DI S. MARTINO è citata in un documento de11'8 novembre 1580, si parla di. una casa « ac intus porta Sancti Martini » (Borri L., Doc. Varesini, pag. 146).
La PORTA DI POZZAGHETTO è citata in un documento del 17 luglio 1582 (Borri, ibidem).
La PORTA REZZANO è ricordata dalla cronaca Adamollo-Grossi, sotto l'anno 1654 per esservi stata collocata, ad ammonimento, la testa di un giustiziato per delitti vari ed è già citata in un atto del 6 luglio 1423 col quale si cedono alcune proprietà «fora de la porta de reazeno » (Arch. Osp. Reg., Utilissime annotaz.ioni ecc.).
La PORTA DELLA MOTTA è ricordata dalla cronaca Adamollo per essere stata con la porta di Pozzaghetto demolita e rifatta più alta nel 1673 perchè "non vi si poteva passare con il baldacchino nuovo grande"
La PORTA CAMPAGNA è ricordata dalla cronaca Adamollo per esser stata rifatta da un certo Alfonso Trinchinetti nel 1691, per meglio sistemare una casa comprata (fece rifare la porta più ad occidente vicino al ponte sul Vellone).
La PORTA REGONDELLO è ricordata dalla Cronaca Adamollo sotto l'anno 1720 per esserle stato costruito vicino uno steccato per sbarrare un fossetto in occasione della minaccia di una pestilenza e per le questioni che ne derivarono.
A queste porte principali se ne aggiunsero altre minori nel corso del tempo; ad esempio quando sul finir del '500 si costruì il convento di Sant'Antonino, la stretta via che nacque a settentrione dell'edificio e che portava alla Campagnola delle monache situata a ponente del monastero fu dotata della sua brava porta. La cita l'Adamollo "fu chiusa la porta (sempre in occasione della minaccia di peste nel 1720) all'imboccatura della stretta di S. Antonino".
Altre, pare, esistessero a bloccare certe strettoie aperte su giardini situati a levante del borgo. Ma il documento più antico, sin'ora trovato, riguardante le porte varesine, è una lettera del 28 febbraio 1420 di un cancelliere ducale indirizzata al podestà, ai consoli e agli uomini di Varese, con essa si dava la facoltà di riaprire quattro porte del borgo che per ordine superiore erano state chiuse : « clause, et stupate » (probabilmente erano state murate), essendo tornata la pace ('). Ma si ,poneva la condizione che all'esterno di dette porte si facessero i ponti morti " unte quolibet portarum ipsarum pontem unum mortuum fieri faciatis ", con fossa tenuta ben spazzata per far sì che, se il caso lo avesse richiesto nuovamente, rotti i ponti, Varese rimanesse un fortilizio. I1 documento non dice quali porte varesine fossero state chiuse.
Ecco la singolare lettera (2): NOBILI VIRO POTESTATI NECNON CONSULIBUS COMMUNI AC HOMINIBUS NOSTRIS VARISIJ
"Postquam, deo luudes, guerrarum discrimina sunt ablata Ita, ut nequaquam sit ammodo hesitandum, quod de illa nostra terra contra statum nostrum scandalum aliquod sequi possit, Et attentis etiam ijs, que recitat vestrum - Consules - Commune et Homines, supplicatio introrclusa.
Contentamur, et placet nobis, quod porte quatuor ipsius nostre terre, nunc clause, et stupate, solite autem, pacis tempore, aperte teneri, de quibus, et prout mentio Ibi fit, aperiantur, destupentur, et aperte pariter teneantur volentes statim, et mandantes nobis, quatemus, ante quanlibet portarum ipsarum pontem unum mortuum fieri faciatis, et foneam cuisdem nostre terre, per medium portarum ipsarum bene spaciatam, et nitidam, continue teneatis, Ita quod adveniente casu, fractis pontibus existentibus unte dictas portas, terra eadem veniat remanere in fortilicio atque tuta".
Datatum Belreguardi, die XXVIIJ". februarij - Mccccxx.
ZANINUS

Ma dove si trovavano le porte del borgo? Lo sappiamo con esattezza solo per le porte: San Martino, Regondello, Pozzaghetto e Porta Campagna, per le altre si son fatte delle supposizioni.

La porta di SAN MARTINO si trovava, a metà circa dell'attuale via in un punto dove la stessa era attraversata da un fossatello scendente dalla Cavedra: sul fossatello un ponte, al suo mezzogiorno la porta (Da una mappa del X VIII sec.).
La porta RECONDELLO si trovava nell'attuale via Donizetti, a metà circa fra l'attuale edificio del vecchio ospedale e le vecchie case a settentrione della via.
La porta di POZZAGHETTO si trovava all'imbocco orientale dell'attuale via Volta, davanti le scorreva il Vellone, ora coperto, superato dalla via con un ponticello.
La porta della MOTTA pare fosse dove è ora l'imbocco settentrionale dell'attuale via Carrobio, anche davanti ad essa scorreva il Vellone superato con un ponticello. La porta CAMPAGNA si trovava un pochino più addentro del punto in cui l'attuale via Marcobi incontra via Veratti.
Ed infine la porta REZZANO si trovava (secondo il Brambilla, Varese e il suo circondario, tip. Ubicini, 1874, pag. 55) di fronte all'attuale via Indipendenza, secondo il Borri, (op. cit. Tav. I) all'altezza del caseggiato che oggi fa angolo fra la piazza Beccaria e la via Veratti, ma ritengo fosse invece un pochino più indietro, allo sbocco della via Rezzano, non essendoci nel punto indicato dai due autori che case su un lato ed essendo il medesimo situato oltre la contrada. Una porta collocata nel punto indicato dal Borri non avrebbe impedito l'entrata nel borgo perchè avrebbe lasciato aperta la via Rezzano raggiungibile dalla via Vetera non sbarrata.
Di una sola porta è rimasta l'immagine: quella di Pozzaghetto visibile in un disegno raffigurante l'ingresso del cardinal F. Visconti in Varese nel 1687 (Vedi, M. Bertolone, Varese e le sue castellanze ecc.. Faccioli, Milano, 1952, Tav. XII).

Da quanto ho esposto risulta evidente come le porte di Varese non s'aprissero in mura di cinta, ma sbarrassero strade (non si sa di mura attorno al borgo, si sa invece che le sue case perimetrali presentavano all'esterno pareti robustissime con scarse aperture, rare porte ben chiuse finestre difese da robuste inferriate, giardini circondati da alti muri, il tutto formava un saldo blocco isolato per un gran tratto dal solco del Vellone e da altri fossati). Naturalmente le cose mutarono nel corso dei secoli, case quartieri sorsero al di là delle porte e la compattezza venne meno. Ricorderò infine che le porte varesine furono riassestate, ampliate, rifatte più volte o perchè crollanti o per adeguarle alle esigenze del Borgo. Mal ridotte furono demolite nella prima metà del XIX" secolo per rendere più scorrevoli gli aumentati traffici.

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(l) Si era al tempo del duca Filippo Maria Visconti. Aveva ereditato il ducato in condizioni disastrose; ridotto nei confini, tomentato da lotte interne, vessato da condottieri; fra il 1412 e il 1421 con un'opera accorta ricostitul lo stato.

(2) Arch. Biblioteca Civica Varese. Cart. varie.

Il Brambilla così scriveva nel suo "Varese e suo circondario" - 1874

"Varese aveva sei porte, ed era cinto da una cerchia di mura, girate quasi tutte da una piccola fossa, in cui scorreva il torrente Vellone.
La porta a Rezzano guardava l'attuale via dell'Indipendenza, e da quella uscivasi per andare alla Madonna del Monte, a cui metteva per un tratto, una via angusta, ora convertita in rigagnolo. Su questa porta stette esposto, in una nicchia, per più di un secolo e mezzo, il capo di Filippino da Cugliate.
Dalla porta Rezzano le mura correvano dietro il convento della Casa Vetera, ed appena oltrepassatolo, si volgevano, con un angolo, verso la porta Regondello, come ancora ne abbiamo un segno nella roggia sotterranea, che, partendo dalla Pesa pubblica, in casa Parravcini, attraversa la via di S. Martino.
Presso la chiesa di S. Martino eravi un'altra porta, che metteva ai due Biumi. Il monastero di S. Martino era fuori delle mura, ed apparteneva a Biumo Inferiore, come lo provano le pergamene di detto monastero, in cui si appella 'Domus de virginibus o Domus Huliliatarum Sancti Martini de Bimio inferiori'.
La porta Regondello stava vicina all'attuale porta dell'Ospedale, che guarda appunto la via detta di Regondello. Questa porta fu chiusa nel settembre del 1774, come appare dal passo seguente:
"Essendo stati obbligati per i freuqneti alluvioni occorsi negli anni addietro a spazzare il fosso de' giardini (appena spazzato 15 anni prima), il che fu eseguito; - vedendo gli utenti che alcuni di nottetempo lo otturavano con materiali, rubando li furitti de' giardini, e commettendo le persone scandalose oscenità, quindi hanno stimato di fa otturare la porta vicino al ponte di Regondello, alla quale spesa sottoscrivendosi tutti, lasciarono in quella un uscio della larghezza di Braccia due con chiave da consegnare a ciascun utente". (Cronaca Marliani).
Dalla porta di Regondello le mura correvano dritte fino alla porta Milano, in fondo alla via Pozzovaghetto. Il confine di questa mura era segnato da una viuzza, che divideva il chiostro prepositurale, la quale mom ha molto venne soppressa. La porta Milano, atterrata nel 1839, era stata riconstrutta in arenaria nel 1599 per l'ingresso dell'arciduca Alberto d'Austria e dell'Infenta Isabella, sua sposa, sorella di Filippo III. Fuori di esssa stava il Dazio, ossia l'ufficio della Dogana.
Dalla porta Milano la mura correva in linea curva, fino alla porta della Motta, e poi da questa si congiungeva alla porta Campagna, ed indi quasi in linea retta, alla porta Rezzano. La porta Campagna era così detta, perchè al difuori di essa non eranvi case, e perché metteva ad alcuni fondi chiamati Campagna e Campagnuola.

Questa cerchia, così ristretta, subì infinte variazioni, le quali terminarono al principio del presente secolo coll'abbatersi delle porte.
Le mura erano né alte, né grosse; le porte strette e basse sì che quelle di Milano e della MOtta, nel 1673, si dovettero alzare, affinché vi potesse passare il baldacchino delle processioni."

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" Varese si allarga quasi ad essere unito alle Castellanze, e tra poco, coll'innalzarsi di nuove case e colla copertura del Vellone, scompariranno e lo spazio verde di prati e di campagne, che un tempo staccava il Borgo dalle Castellanze ed il segno della ristretta cerchia ond'era chiuso il Borgo stesso".