Viggiù

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Viggiu panorama

 


Panorama da via Schieppati
Foto di Stefania Zucco

 

Le numerose iscrizioni e necropoli rinvenute nei dintorni, da Arcisate a Cantello, a Clivio, testimoniano che questo lembo di territorio fosse sicuramente sede di una colonia romana. La stessa origine del nome di Viggiù, Vicus Julii, lascia supporre che fosse sede di una delle tante stationes che i Romani usavano per svernare o per riposarsi prima del valico delle Alpi.

In località San Martino sono state rinvenute numerose tombe con armi e monete del tardo Impero e verso Baraggia, in località Cascina Poreggia, è venuta alla luce una necropoli di tombe a cassetta con corredo di vasellame, armi, vetri. Lungo la strada che conduce da Baraggia a Clivio sono poi state trovate altre tombe romane e numerose iscrizioni sepolcrali, tra cui una della famiglia Plinia.

Probabilmente in origine il paese sorgeva attorno al Colle di San Martino, sulla cui sommità venne eretto un tempio, e alla contigua Pescina. Solo in un secondo tempo si spostò nella conca sotto l' Orobia.

Infeudata nel Contado del Seprio, ne seguì le sorti. Nel 1413, venuto in Italia per essere incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, Sigismondo, emanò dalla Chiesa di S. Stefano il famoso decreto per la convocazione del Concilio di Costanza "Datum in Ecclesia Santi Stephani Protomartyris, in villa vocata Viglut in vulgari Vegui, Cumanae Diocesis Anno a nativitate Domini MCCCCXIII die lunae penultima mensis Octobris regnorum nostrorum anno Hungariae… "

Nel 1484 Viggiù con tutto il feudo di Arcisate passava dal Capitolo Metropolitano di Milano alla famiglia Arcimboldi.

A partire dal Trecento, gli abitanti del borgo cominciarono ad estrarre e lavorare 'il marmo di Viggiù', un'arenaria grigia, compatta e di grana fine che ben si presta ad essere lavorata con lo scalpello. Si sviluppò così una tradizione di scalpellini, di scultori, di architetti che contribuirono alla realizzazione del Duomo di Monza, del Duomo di Milano, della Certosa di Pavia, dei Sacri monti di Varallo, Varese e Orta, nonché della torre del Campidoglio a Roma. Per non parlare dei portali scolpiti, degli stemmi nobiliari, dei camini che ancor oggi si ammirano all'interno dei tanti palazzi nobiliari. Lo stesso centro storico di Viggiù è un susseguirsi di portali e portoni decorati da fregi.

Oltre che per i 'picasass' (gli scultori in pietra celebri in tutto il mondo), Viggiù è entrata nella storia anche per i suoi famosissimi Pompieri.

 

Da vedere:

- la CHIESA DI SANTO STEFANO, rifatta tra il 1577 e il 1594 sulla precedente chiesa duecentesca, dal cui piazzale si ammira uno splendido panorama sulla Valceresio.
Il campanile è annoverato tra i più belli della provincia - opera di Martino Longhi il Vecchio, nato a Viggiù nella second ametà del XVI sec. da scalpellino divenne architetto e, una volta trasferitosi a Roma, architetto del Papa. 

- la CHIESA DELLA MADONNA DELLA CROCE, detta anche Beata Vergine dell'Assunta, con la facciata, in chiaro stile bramantesco, realizzata verso la metà dell'Ottocento su disegno di Giacomo Buzzi Leone. La piccola cappella, preceduta da un ampio porticato, è anteriore al 1498 e conserva una bella Madonna della Rosa. Nel 1728-1742 venne ampliata, assorbendo l'area del portico.

Nel 1866 un lascito stabilì che sulla soglia della chiesa venissero distribuite razioni di granturco ai poveri. Il piccolo ospedale per poveri malati cronici aperto nella casa dirimpetto venne trasfrito altrove nel 1911 e divenne il locale ospedale civico; oggi è una casa di riposo per anziani, con al suo interno una cappella della Madonna della Croce.

Le parti di maggior rilievo sono: portali, finestre, elementi architettonici in pietra di Viggiù ; ai lati della facciata, medaglioni in terracotta dello scultore Luigi Buzzi Leone raffiguranti: a sinistra Mosè, a destra Davide. L'interno è una sorta di Pantheon dei Viggiutesi illustri.

- la CHIESA DI SANTA MARIA NASCENTE, detta della Madonnina, nel centro storico, edificata nel 1718 , sul luogo dove sorgeva una piccola cappella votiva eretta quale ex voto contro la peste. All'interno, la statua di Santa Lucia , patrona dei Picasass, opera dello scultore viggiutese Antonio Bottinelli (1850-1898), autore di diverse opere per la Fabbrica del Duomo, tra cui, una statua di San Carlo.
L'altare maggiore , con finissimi intagli e rilievi, in stile neoclassico , è arricchito dalle statue di Maria Santissima Orante, opera di Stefano Butti, con ai lati altre due statue: San Giovanni di Guido Butti e San Luca di Antonio Galli, rinomati artisti viggiutesi dell'Ottocento.

- l'EREMO DI SANT'ELIA, situato sulla sommità del monte omonimo, con una stupenda vista su Viggiù, il lago di Lugano, Porto Ceresio, Morcote e il Colle di Besano. Eremo cluniacense, dipendente dal priorato di Vertemate, come risulta da un decreto di Papa Urbano II (risalente al 1095 ), nel XIII sec., era l'unica chiesa della diocesi ambrosiana dedicata al Santo Profeta.
L'edificio odierno è frutto di una serie di trasformazioni, operate nel corso del XVI e XVII secolo.
Dopo l'invasione dei lupi cervieri (linci), del 1504, la chiesa divenne meta di pellegrinaggi da molti paesi del circondario, cosicché nel 1687 si rese necessario costruire una nuova strada per facilitare la salita dei pellegrini che aumentavano considerevolmente di anno in anno.

- la CHIESA DI SAN MARTINO, in origine prima parrocchiale di Viggiù, edificata su una piccola altura a meridione del centro abitato. Lungo la strada di accesso sorgono le cappelle della via Crucis realizzate dallo scultore locale Giacomo Buzzi Reschini. All'esterno della chiesa, i resti di un sarcofago tardo-romano.

- la CHIESETTA DI SAN SIRO, a Baraggia, costruita nel 1100-1200, conserva preziosissimi affreschi del '400. A lato il vecchio convento, probabilmente dipendente dal cenobio di Sant'Elia.

- il MUSEO BUTTI, con i calchi in gesso dello scultore Enrico Butti e di altri artisti viggiutesi

- il MUSEO DEI PICASASS, con sede nell'ex scuderia di Villa Borromeo, nel cuore del paese


Museo Butti


Santo Stefano


San Martino


Eremo di Sant'Elia

 

 


Curiosità, tradizioni, leggende e ... un po' di storia


- Una volta Viggiù era collegato a Bisuschio con un tram.

- da Progetto CIVITA - Le istituzioni storiche del territorio lombardo - Regione Lombardia alcune notizie storiche sul comune di Viggiù



La chiesa di San Siro - oggi abbandonata...
Foto di Mimmo Amerelli


Foto di Mimmo Amerelli


Foto di Mimmo Amerelli

 



Nell' Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - si legge:

VIGGIÙ sorge all'oriente di Besano fra due colli, d'onde prese il suo nome, cioè Viclius, ossia Vicus in clivo situs, quindi poi il barbarismo Vicluvium, e nella nostra volgare favella Viggiù. L'ordine delle contrade, la pulitezza delle case e degli abitanti lo fanno simile ad un borgo. Fiorisce qui l'arte della scultura, e nel territorio si cava la così detta Pietra di Viggiù. Merita osservazione la grandiosa torre delle campane, e la primaria chiesa fatta a tra nevi, col grandioso atrio anteriore e colla preziosa tavola del protomartire tutelare. Fu prima Viggiù in sito più elevato verso la Piscina Marinona, dove vedonsi delle case sotterranee e l'antica parrocchiale di s. Martino. Sovrasta a Viggiù da alto monte la chies di s. Elia, visitata anticamente da 40 e più parrocchie in occasione che verso il 1504 i lupi-cervieri assalivano i fanciulli per pascolarsi delle loro carni. Anche al principio dello scorso secolo nel solo distretto di Varese 30 persone furono dal morso de' lupi uccise, onde quell'insigne borgo col suo capitolo proseguì per molti anni una divota processione alla chiesa del santo profeta. Caduta la chiesa di s. Elia, che fu ppoi ristorata ed abbellita dal parroco Sormani, si trovarono sotto le rovine dell'altare insigni reliquie de' ss. Re Magi, fatte poi rinchiudere dal cardinal Federico Borromeo in un reliquiere d'argento. Non si deve omettere, che nel 1413, ai 30 di ottobre, Sigismondo imperatore si trovava a Viggiù, dove emanò il decreto per la celebrazione del concilio generale di Costanza.