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Le numerose iscrizioni e necropoli rinvenute nei dintorni, da Arcisate
a Cantello, a Clivio, testimoniano che questo lembo di territorio
fosse sicuramente sede di una colonia romana. La stessa origine
del nome di Viggiù, Vicus Julii, lascia supporre che
fosse sede di una delle tante stationes che i Romani usavano
per svernare o per riposarsi prima del valico delle Alpi.
In località San Martino sono state rinevnute numerose tombe
con armi e monete del tardo Impero e verso Baraggia, in località
Cascina Poreggia, è venuta alla luce una necropoli di tombe
a cassetta con corredo di vasellame, armi, vetri. Lungo la strada
che conduce da Baraggia a Clivio sono poi state trovate altre tombe
romane e numerose iscrizioni sepolcrali, tra cui una della famiglia
Plinia.
Probabilmente in origine il paese sorgeva attorno al Colle di San
Martino, sulla cui sommità venne eretto un tempio, e alla
contigua Pescina. Solo in un secondo tempo si spostò nella
conca sotto l' Orobia.
Infeudata nel Contado del Seprio, ne seguì le sorti. Nel
1413, venuto in Italia per essere incoronato Imperatore del Sacro
Romano Impero Germanico, Sigismondo, emanò dalla Chiesa
di S. Stefano il famoso decreto per la convocazione del Concilio
di Costanza "Datum in Ecclesia Santi Stephani Protomartyris,
in villa vocata Viglut in vulgari Vegui, Cumanae Diocesis
Anno a nativitate Domini MCCCCXIII die lunae penultima mensis Octobris
regnorum nostrorum anno Hungariae
"
Nel 1484 Viggiù con tutto il feudo di Arcisate passava dal
Capitolo Metropolitano di Milano alla famiglia Arcimboldi.
A partire dal Trecento, gli abitanti del borgo cominciarono ad
estrarre e lavorare 'il
marmo di Viggiù', un'arenaria grigia, compatta e di grana
fine che ben si presta ad essere lavorata con lo scalpello. Si sviluppò
così una tradizione di scalpellini, di scultori, di architetti
che contribuirono alla realizzazione del Duomo di Monza, del Duomo
di Milano, della Certosa di Pavia, dei Sacri monti di Varallo, Varese
e Orta, nonché della torre del Campidoglio a Roma. Per non
parlare dei portali scolpiti, degli stemmi nobiliari, dei camini
che ancor oggi si ammirano all'interno dei tanti palazzi nobiliari.
Lo stesso centro storico di Viggiù è un susseguirsi
di portali e portoni decorati da fregi.
Oltre che per i 'picasass' (gli scultori in pietra celebri
in tutto il mondo), Viggiù è entrata nella storia
anche per i suoi famosissimi Pompieri.
Da vedere:
-la chiesa di Santo Stefano, rifatta tra il 1577 e il 1594
sulla precedente chiesa duecentesca, dal cui piazzale si ammira
uno splendido paesaggio della Valceresio.
-l'eremo di Sant' Elia, situata sulla sommità del
monte omonimo, con una stupenda vista su Viggiù, il lago
di Lugano, Porto Ceresio, Morcote e il Colle di Besano.
-la chiesa di San Martino, prima parrocchia di Viggiù,
edificata sul colle omonimo, da sempre zona di culto
- la chiesetta di San Siro, a Bareggia, costruita nel 1100-1200,
conserva preziosissimi affreschi del '400.
- il Museo Butti, con i calchi in gesso dello scultore Enrico
Butti
Curiosità:
Una volta Viggiù era collegato a Bisuschio con un tram

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