LE ISTITUZIONI STORICHE DEL TERRITORIO LOMBARDO XIV-XIX secolo - Progetto CIVITA - Varese

Regione Lombardia

 

Cantone I di Varese

1805 - 1815
Il cantone di Varese faceva parte del distretto II di Varese del dipartimento del Lario e comprendeva nel 1805 le seguenti località: Azzate, Barasso, Bizzozero, Bobbiate, Bodio, Brunello, Buguggiate, Capo di Lago, Casciago, Crosio della Valle, Daverio con Dobbiate, Galliate, Gazzada, Gurone, Lissago con Calcinate degli Orrigoni, Lomnago, Luvinate, Malnate S. Salvatore e Monte Morone, Masnago, Morosolo con Mostonate e Calcinate del Pesce, Oltrona con Gropello (Groppello), S. Ambrogio, S. Maria del Monte, Schiano (Schianno), Varese con le sue castellanze, Velate con Cassina Rasa e Fogliaro, che in totale avevano 13.977 abitanti (decreto 8 giugno 1805).
Il progetto per la concentrazione dei comuni del dipartimento del Lario prevedeva l’inserimento, nel cantone I di Varese del distretto II di Varese, dei comuni denominativi di Varese, Azzate, Barasso, Bizzozero, Bodio, Daverio, Gazzada, Malnate, Masnago, Morosolo, Velate, con un totale di 17.168 abitanti (progetto di concentrazione 1807, Lario). A seguito dell’aggregazione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 4 novembre 1809, Lario), costituivano il cantone I di Varese i comuni denominativi di Varese, Bizzozero, Masnago, Gazzada, Luvinate, Morosolo, Daverio, Bodio, Azzate, Malnate, Velate, Cuvio con 20.453 abitanti complessivi.
Con il successivo compartimento territoriale del dipartimento del Lario, il cantone I di Varese del distretto II di Varese era formato dai comuni denominativi di Varese, Azzate, Bizzozero, Luvinate, Daverio, Malnate, Velate (decreto 30 luglio 1812).

Comune di Varese

sec. XIV - 1757
La località di Varese venne citata negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano ed era a capo della pieve omonima; faceva parte delle comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di Bollate (Compartizione delle fagie 1346).
Il comune di Varese ebbe dal 1347 propri statuti, idi cui si conserva il testo.
La struttura amministrativa prevedeva un vicario o console del borgo e della castellanza di Varese. Il vicario, inviato da Milano, era affiancato da quattro consoli, che avevano potere di deliberare, da soli o con il supporto di un consiglio di credenza. Oltre ai “consiglieri privati” del consiglio di credenza, che costituivano un organo di consulenza dei consoli e del vicario, il comune disponeva anche di un “consiglio maggiore” (Statuti Varese, p. 8), che aveva il compito di eseguire gli ordini e le deliberazioni degli organi di governo, di impedire le trasgressioni agli ordini suddetti e alle consuetudini comunali, di fornire consulenza alla struttura di reggenza. I consiglieri avevano però anche un potere di controllo sull’azione del vicario e dei consoli. Completavano l’apparato amministrativo un “canevarius” o tesoriere, che aveva il compito di registrare sul libro comunale le entrate e le uscite del comune, il “notarius” o “scriba” che doveva presenziare alle riunioni dei consigli e compilare i documenti comunali secondo gli ordini del vicario o dei consoli. Vi erano poi i procuratori, che avevano compiti di controllo amministrativo e contabile, e ancora altre figure di minore rilievo come i giurati e i fanti (Minola Cattaneo 1923, pp. 24-30).
Nei registri dell’estimo del ducato di Milano del 1558 e nei successivi aggiornamenti del XVIII secolo Varese appare sempre capo di pieve (Estimo di Carlo V, cartt. 50-51).
Secondo le risposte ai 45 quesiti del 1751 della II giunta del censimento, Varese, con le sue castellanze, era località esente dal feudo, che aveva pagato sin dal XVI secolo una “rilevante somma di denari” a Carlo V, “come dal Regio Diploma dell’anno 1538. La libertà di questo Borgo fu confermata dal successore… Filippo Secondo con nuovo Privilegio e successiva approvazione dell’Eccellentissimo Senato, come da autentico Rescritto del 1621”.
Sotto il regno di Filippo IV, Varese pagò una nuova somma “per redimersi da qualunque timore d’infeudazione,” versando al tempo “del Quindennio” il tributo consistente in 821 lire, 15 soldi e 6 denari.
Il borgo era sede di un giudice regio, all’epoca Massimiliano Pusterla, che aveva un salario mensile di 12 lire imperiali, “alla di cui criminale Banca da’ rispettivi Consoli delle sei squadre constituenti detto Borgo prestavasi l’ordinario giuramento”.
Il comune di Varese era costituito quindi da “sei Squadre, ossia Quartieri, cioè la Squadra di S. Martino col Luogo di Giubbiano, la Squadra di S. Maria con Cartabia, la Squadra di S. Giovanni col Luogo di Casbeno, Squadra di S. Dionigio col luogo di Bosti, Squadra di Biumo Superiore e Squadra di Biumo Inferiore, alla quale Squadra di Biumo inferiore” era annesso “il Luogo di Belforte detto Tredecenno”. La squadra di Biumo di Sotto disponeva di alcuni beni comunali, con gli scarsi proventi dei quali pagava la congrua del parroco, il salario dei campanari e del “sagrista”, oltre ad altre spese che capitavano.
La comunità di Varese non chiedeva alcuna separazione, volendo restare dipendente e annessa alla provincia del ducato. Secondo la norma “delle antiche sue approvate costituzioni, ordini, e statuti” il borgo era retto da sei persone civili, una per ogni squadra, provviste di estimo reale, che assumevano il nome di reggenti. Questi ultimi rimanevano in carica per un biennio. Successivamente si teneva una nuova elezione, o si confermavano gli eletti con dispensa successiva del senato. I reggenti costituivano il consiglio ordinario e curavano gli affari della comunità e la conservazione delle pubbliche rendite. Le riunioni avvenivano nella sala del consiglio “coll’intervento del notaro cancelliere, e vicecancelliere per essere rogato, e registrare le determinazioni ed ordinazioni che si fanno giusta le contingenze… ed emergendo poi alle volte cose di singolare sostanza e merito s’eccitano li principali Signori Estimati, il console, ed Uomo di Provisione di ciascuna Squadra coll’interessenza del giudice ad intervenire al pubblico Convocato, ed allora dicesi consiglio generale, e proponendosi dal cancelliere l’affare antecedentemente comunicato agli Invitati, si pesa, si esamina, indi si risolve lo che credesi più conveniente, ed utile per il Pubblico”. Venivano invitati inoltre tutti i principali estimati ogni anno al consiglio generale che si teneva in occasione della “collettazione de carichi personali, e mercimoniali”, cioè nel mese di marzo, e si fissava il valore dell’estimo totale della comunità, in osservanza alle disposizioni delle gride. Si effettuava poi la pubblicazione e affissione delle cedole contenenti l’importo dell’estimo, delle rate e del tempo, entro il quale i censiti dovevano pagare la quota di loro spettanza al cassiere della comunità.
I reggenti formavano anche il tribunale di provvisione, indipendente da qualunque altro e approvato con supremi sovrani dispacci, Il tribunale trasmetteva ordini e disposizioni al giudice di provvisione, che procedeva ad eseguirle per il pubblico bene. Tra i suoi compiti vi era quello di vigilare sull’osservanza dei calmieri e dei decreti di provvisione, regolandosi in tutto secondo gli usi cittadini.
Nel comune aveva la sua residenza il “notaro cancelliere”, presso cui si trovavano i catasti e gli altri libri e documenti concernenti l’amministrazione della comunità. Il medesimo cancelliere aveva le chiavi della stanza ben difesa che serviva per archivio, annessa alla sala del consiglio. Il cancelliere veniva pagato per le sue ordinarie operazioni 600 lire all’anno. Veniva inoltre retribuito anche un “notaro” vicecancelliere, con la paga di 100 lire annue, per il lavoro di assistenza effettuato. Altro impiegato era il ragionato e compilatore delle imposte, abitante nel borgo, che percepiva 350 lire all’anno per la compilazione dei riparti e per altri lavori. La comunità di Varese disponeva in Milano di un avvocato, che era l’avvocato Ghirlanda, e di un procuratore, Carlo Francesco de’ Cristofori, entrambi estimati della medesima comunità; c’era inoltre un assistente, Francesco Maria Tognola. A queste persone era affidato il compito di trattare gli affari e i ricorsi, nonché di assistere la comunità nelle liti: ognuno di essi veniva pagato secondo le prestazioni professionali fornite.
Per quanto riguarda il numero degli abitanti, considerando anche i vecchi, i fanciulli e i numerosissimi religiosi, si raggiungeva probabilmente in tutto il territorio la cifra di 7300 anime, di cui 6800 laici. Solo in Varese, senza le castellanze, vi erano “più di 1200 anime, che non giungono all’età per la santa Comunione” (Risposte ai 45 quesiti, cart. 3036, vol. D XVII, Como, pieve di Varese, [2], fasc. 27).

consiglieri privati

sec. XIV
Nel giuramento del vicario degli “Statuta Burgi et Castellantiae de Varisio anni MCCCXLVII” sono citati dei consiglieri privati, che dovevano costituire una sorta di consiglio di credenza. Tra i loro obblighi vi era quello di recarsi immediatamente al consiglio, non appena udita la campana che lo preannunciava e quello di non allontanarsene senza permesso. La loro competenza principale era quella di fornire pareri, su richiesta del vicario e dei consoli. Nell’esercitare le loro funzioni erano tenuti ad osservare il vincolo della segretezza (Statuti Varese, pp. 8, 11).

consiglio generale

sec. XVIII - 1757
Quando vi era necessità di affrontare una discussione di particolare rilevanza per la vita cittadina, si invitavano i primi estimati, il console, e l’ uomo di provisione di ciascuna squadra ad intervenire al pubblico convocato, che prendeva nome di consiglio generale. Durante la riunione il cancelliere esponeva l’affare all’ordine del giorno e si avviava la discussione, prendendo alla fine la decisione che pareva più opportuna per la pubblica utilità. Venivano invitati inoltre tutti i principali estimati ogni anno, nel mese di marzo, al consiglio generale che si teneva in occasione della “collettazione de carichi personali, e mercimoniali”, dove si stabiliva il valore dell’estimo totale della comunità, in osservanza alle disposizioni delle gride (Risposte ai 45 quesiti, cart. 3036, fasc. 27).

consiglio maggiore

sec. XIV
Gli statuti del comune di Varese del 1347 citano un “consiglio maggiore” (Statuti Varese, p. 8), che aveva il compito di eseguire gli ordini e le deliberazioni degli organi di governo, di impedire le trasgressioni agli ordini suddetti e alle consuetudini comunali, di fornire consulenza alla struttura di reggenza. I consiglieri avevano però anche un potere di controllo sull’azione del vicario e dei consoli, per tutto il tempo della loro reggenza.

consiglio ordinario

sec. XVIII - 1757
Il consiglio ordinario, così definito nei 45 quesiti della II giunta del censimento, era il consiglio ristretto costituito dai reggenti, cui erano affidate la cura degli affari della comunità e la conservazione delle pubbliche rendite. Il consiglio teneva le sue riunioni in una sala apposita e le deliberazioni venivano trascritte dal notaio cancelliere e dal vicecancelliere (Risposte ai 45 quesiti, cart. 3036, fasc. 27)

consiglio ordinario - reggenti

sec. XVIII - 1757
Il comune di Varese nel Settecento era retto da sei persone, segnalate nei registri d’estimo, una per ogni squadra in cui il borgo si divideva, che assumevano il nome di reggenti. Questi ultimi rimanevano in carica per un biennio. Successivamente si teneva una nuova elezione, oppure si confermavano gli eletti con dispensa successiva del senato. I reggenti costituivano il consiglio ordinario e curavano gli affari della comunità e la conservazione delle pubbliche rendite. Le riunioni avvenivano nella sala del consiglio “coll’intervento del notaro cancelliere, e vicecancelliere per essere rogato, e registrare le determinazioni ed ordinazioni che si fanno giusta le contingenze” (Risposte ai 45 quesiti, cart. 3036, fasc. 27).
La reggenza venne soppressa nel 1786 e ripristinata nel 1794, su istanza dei deputati all’estimo; riprese a funzionare nel 1796 (Brambilla 1874, vol. I, pp. 292-294).

consoli

sec. XIV - sec. XVII
I consoli di Varese erano quattro, secondo gli Statuti del 1347, e affiancavano il vicario nell’amministrazione del borgo e nell’attività giurisdizionale. Avevano il potere di deliberare, da soli o con l’assistenza di un consiglio di credenza. La carica aveva durata annuale.
Nei secoli successivi (Cinquecento e Seicento), i consoli divennero sei, uno per ognuna delle squadre in cui Varese si divideva (Minola Cattaneo 1923, pp. 21-23).

tribunale di provvisione

sec. XVIII - 1757
I reggenti formavano anche il tribunale di provisione (o provvisione), indipendente da qualunque altro e approvato con supremi sovrani dispacci, eleggendo ogni anno il giudice delle vettovaglie a rotazione per ciascuna squadra. Il giudice di provvisione riceveva gli ordini e le disposizioni dal detto tribunale, ed era sua cura il farle eseguire per il pubblico bene. Tra i suoi compiti vi era quello di vigilare sull’osservanza dei calmieri e dei decreti di provvisione, regolandosi in tutto secondo gli usi cittadini (Risposte ai 45 quesiti, cart. 3036, fasc. 27).

vicario

sec. XIV
Il vicario del borgo e della castellanza di Varese governava il comune con l’ausilio dei consoli e dei consiglieri, distinti tra consiglieri privati e consiglieri del consiglio maggiore. Nel giuramento che era tenuto a pronunciare, il vicario si impegnava a proteggere i beni del comune, a non accettare doni che lo spingessero a non rendere giustizia e a ritenersi soddisfatto della retribuzione da lui accettata. Vicario e consoli avevano anche poteri giurisdizionali: presso di loro il prestatore d’opera o il mercante potevano citare in giudizio il debitore insolvente, che veniva costretto a pagare le somme dovute (Statuti Varese, pp. 8, 12-15, 19).

Comune di Varese

1757 - 1797
Nel compartimento territoriale del 1757 Varese risultava capo della pieve omonima (editto 10 giugno 1757).
Lo stesso anno, il 19 agosto, veniva emanata la “Riforma al governo della comunità di Varese”. La riforma aboliva la divisione in squadre. Veniva determinata la riunione del convocato dei possessori estimati del distretto, cui potevano partecipare tutti coloro che raggiungevano 600 scudi d’estimo.
Le adunanze del convocato dovevano tenersi ordinariamente due volte l’anno, la prima volta nel mese di ottobre per ricevere il rendimento dei conti presentato dai deputati dell’estimo; la seconda nel mese di novembre per l’elezione dei nuovi deputati e delle altre cariche e per dare istruzioni sulla nuova imposta. L’amministrazione degli affari pubblici era affidata a due altre istituzioni, la reggenza e la deputazione dell’estimo. La reggenza era composta da sei persone, elette dal convocato e scelte tra i membri dello stesso convocato mediante votazione segreta. I reggenti rimanevano in carica per tre anni e si occupavano di tutte le questioni amministrative riguardanti soprattutto i diritti, le nomine dei magistrati e funzionari, la cura del decoro del borgo. Dopo l’elezione dei membri della reggenza si teneva quella dei deputati dell’estimo. I membri, ai sensi della riforma del 30 dicembre 1755, erano cinque: tre estimati, scelti fra i partecipanti al convocato, e inoltre il deputato per il personale e il deputato per il mercimonio. I tre estimati erano selezionati secondo una procedura specifica. Il primo era scelto, mediante elezione, tra i tre primi estimati del distretto; gli altri due erano eletti tra i sei membri della reggenza. I deputati dell’estimo si interessavano di tutte le questioni aventi rilevanza economica e patrimoniale, cioè in particolare le entrate comunali, le imposte, i riparti e le spese comuni. I deputati curavano anche la redazione del catalogo di tutti gli aventi diritto a partecipare al convocato generale. Sia alle riunioni del convocato che a quelle della reggenza partecipava il podestà, in qualità di assistente regio, che poteva essere sostituito dal primo dei reggenti o dei deputati. Gli altri ufficiali della comunità erano due revisori dei conti, scelti nel mese di novembre tra gli esponenti del corpo degli estimati, un cancelliere e un vicecancelliere, un commissario o tesoriere, un sindaco, un portiere, quattro consoli e due bidelli. Per tenere i rapporti con Milano era prevista la nomina annuale di un assistente residente in questa città. Il cancelliere, con il compito di occuparsi specialmente degli affari del borgo, e il vicecancelliere, che aveva competenza particolare sulle questioni riguardanti la pieve, fornivano assistenza alle riunioni degli organi collegiali e partecipavano a tutte le numerose incombenze del comune. Il commissario o tesoriere della comunità doveva essere scelto ogni tre anni “con precedenza d’incanto”. La carica di sindaco doveva essere esercitata unitamente a quella di ragionato da un’unica persona. Il portiere e i quattro consoli, il cui numero poteva però subire modifiche, secondo le esigenze della comunità, erano a disposizione della deputazione dell’estimo e della reggenza; i bidelli operavano al servizio della reggenza e dell’ufficio delle vettovaglie (Riforma Varese 1757).
Nel 1764 la popolazione del territorio ammontava a 5743 abitanti, di cui 2357 abitavano nel borgo.
Nel 1765 Varese venne concessa in feudo non trasmissibile a Francesco III d’Este. Nel 1780, alla morte del duca, si tornò alla situazione precedente.
Nel 1771 Varese contava 18.069 abitanti (Statistica delle anime 1771). Nel compartimento territoriale della Lombardia austriaca del 1786, il comune di Varese, capo di pieve, con le sue castellanze, venne inserito amministrativamente nella provincia di Gallarate (editto 26 settembre 1786). Lo stesso anno vennero istituite a Varese l’intendenza politica e la pretura. Venne invece soppressa la reggenza, mentre continuavano a esistere i deputati all’estimo.
Il 20 ottobre 1787, con decreto del consiglio di governo, avvenne il trasporto da Gallarate a Varese dell’intendenza politica provinciale, i cui atti cominciarono ad essere emanati dal novembre dello stesso anno (Giampaolo, Cartografia). In tal modo Varese sostituiva Gallarate come capoluogo della provincia, che peraltro fu soppressa subito dopo.
Nel 1788, con la morte della principessa Melzi, terza moglie del duca Francesco III, vennero a cessare i diritti feudali su Varese che avevano ritardato l’insediamento delle istituzioni provinciali.
Nel 1791 alcuni deputati dell’estimo chiesero il ripristino della reggenza, che fu concesso nel 1794 ma divenne operativo solo nel 1796 (Brambilla 1874, vol. I, pp. 292-294). Nello stesso anno avvenne la soppressione delle intendenze politiche provinciali.
Secondo il compartimento del 1791 i comuni della pieve di Varese facevano parte del distretto XXXVI della provincia di Milano (compartimento 1791).

1798 - 1815
Per effetto della legge 26 marzo 1798 di organizzazione del dipartimento del Verbano (legge 6 germinale anno VI bis) il comune di Varese compariva nello stesso tempo come prima ripartizione del dipartimento, unitamente al suo “circondario esterno”, e come capoluogo del distretto di Varese contrassegnato con il numero 8. Soppresso il dipartimento del Verbano (legge 15 fruttidoro anno VI), con la successiva legge 26 settembre 1798 di ripartizione territoriale dei dipartimenti d’Olona, Alto Po, Serio e Mincio (legge 5 vendemmiale anno VII), Varese divenne capoluogo del distretto XVIII del dipartimento dell’Olona.
Con il compartimento territoriale del 1801 il comune fu messo a capo del distretto II di Varese del dipartimento del Lario, che riunì i comuni provenienti da vari distretti soppressi (legge 23 fiorile anno IX).
Nel 1805 il comune di Varese divenne capoluogo del cantone I del distretto II di Varese del dipartimento del Lario. Il comune, di II classe, aveva 3049 abitanti (decreto 8 giugno 1805). A seguito dell’aggregazione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 4 novembre 1809, Lario), in accordo con il piano previsto già nel 1807 e parzialmente rivisto nel biennio successivo (progetto di concentrazione 1807, Lario), il comune denominativo di Varese, con i comuni aggregati di Varese ed uniti, Bobbiate, Capo Lago, e con 7888 abitanti complessivi, era sempre capoluogo del cantone I di Varese e del distretto II di Varese.
Nel successivo progetto di rettificazione e concentrazione dei comuni del dipartimento del Lario venne proposta l’aggregazione a Varese dei comuni di Induno, staccando da quello gli aggregati di Arcisate e Breno, e Masnago, lasciando invece Casciago unito a Luvinate (rettificazioni del dipartimento del Lario 1812).
Con il successivo compartimento territoriale del dipartimento del Lario, Varese, comune di II classe, con gli aggregati Varese, Bobbiate, Capolago, Induno, Lissago, Masnago, era ancora a capo del cantone I di Varese e del distretto II di Varese (decreto 30 luglio 1812).

1816 - 1859
Con l’attivazione dei comuni della provincia di Como, in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto (notificazione 12 febbraio 1816), Varese con le sue castellanze di Biumo Superiore ed Inferiore, Casbeno, Cartabia, Gubbiano e Bosto, e con la Cassina Mentasti, fu inserito nel distretto XVII come comune capoluogo.
Con notificazione a stampa, il 6 luglio 1816 fu accordata a Varese una congregazione municipale con il rango di città (variazioni al compartimento di Como, 1816-1835). Varese con le sue castellanze di Biumo Superiore ed Inferiore, Casbeno, Cartabia, Gubbiano (Giubiano) e Bosto, e con la Cassina Mentasti, comune con consiglio, fu confermato capoluogo del distretto XVII in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde (notificazione 1 luglio 1844).
Nel 1853 (notificazione 23 giugno 1853), Varese con le frazioni castellanze di Biumo Inferiore e Superiore, Casbeno, Cartabbia, Gubbiano, Bosto e Cassina Mentasti, comune provvisto di congregazione municipale e con una popolazione di 10.676 abitanti, fu posto a capo del distretto XVI.

Distretto di Varese

1798 - 1800
La legge 6 germinale anno VI bis, che stabilì la ripartizione del dipartimento del Verbano, istituì il distretto di Varese, contrassegnato col numero 8. Il distretto comprendeva 25 comuni: Azzate, Barasso, Bizzozzero, Bobbiate, Bodio, Brunello, Buguggiate, Capo di Lago (Capolago), Casciago, Crosio della Valle, Daverio con Dobbiate, Gagliate (Galliate), Gazzada, Gurone, Lissago con Calcinate degli Arrigoni (Orrigoni), Lomnago, Luvinate, Malnate con S. Salvadore e Monte Morone, Masnago, Morosolo con Mustunate e Calcinate del Pesce, Oltrona con Gropello, S. Ambrogio, S. Maria del Monte, Schianno, Velate con Cassina Rasa e Fogliaro. Con la soppressione del dipartimento del Verbano (legge 15 fruttidoro anno VI), il distretto di Varese divenne il XVIII del dipartimento d’Olona (legge 5 vendemmiale anno VII) e fu composto da 31 comuni. Si aggiunsero infatti alle località già presenti nel distretto quelle di Brinzio, Cazzago, Comerio, Gavirate con Fignano e Voltorre. La popolazione complessiva raggiunse così le 18.300 unità.
Con il compartimento territoriale del 1801 (legge 23 fiorile anno IX) i comuni che facevano parte del distretto furono inseriti nel nuovo distretto II di Varese del dipartimento del Lario.

Distretto II di Varese

1801 - 1815
Con il compartimento territoriale del 1801 (legge 23 fiorile anno IX) numerosi distretti vennero concentrati nel distretto II di Varese del dipartimento del Lario, che venne a comprendere una popolazione complessiva di 89.371 abitanti.
A seguito dell’attivazione del compartimento territoriale del regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il distretto fu suddiviso in otto cantoni, e precisamente I di Varese, II di Tradate, III di Angera, IV di Gavirate, V di Cuvio, VI di Viggiù, VII di Maccagno Superiore e VIII di Luvino, per un totale di 83.567 abitanti.
Nel progetto per la concentrazione dei comuni del dipartimento del Lario, il distretto II di Varese era formato dai cantoni I di Varese, II di Gavirate, III di Cuvio, IV di Viggiù, V di Maccagno, VI di Luvino, con un totale di 69.597 abitanti (progetto di concentrazione 1807, Lario).
Nel biennio successivo, il progetto del 1807, che dava già per scontata la soppressione del cantone di Angera, fu in parte rivisto, con la redazione di ulteriori tabelle di concentrazione.
In data 28 settembre 1809, il consiglio legislativo del regno inviò un rapporto a sua altezza imperiale, nel quale giustificava il progetto di concentrazione, arrivato alla sua fase conclusiva, e le ultime varianti proposte, tra le quali quella concernente il comune di Sesto Calende
.“Quanto poi al cambiamento ne’ cantoni, non è inopportuno di osservare - scriveva il consiglio - anche per le viste di economia nel potere giudiziario come sarebbe opportuno di unire in un solo cantone i due di Cuvio e di Gavirate e ciò per le stesse ragioni per le quali si è proposta la cessazione di quello di Angera, ultimo confine del Dipartimento dalla parte di quello dell’Olona. Non pare conveniente di ritenere il piccolo cantone di Cuvio, il quale di poco oltrepassa la popolazione di n˚ 8 mila abitanti, altronde l’ispezione oculare assicura che tanto Cuvio quanto Gavirate sono posti negli angoli e fuori delle strade principali e più frequentate. Resterebbe soltanto a determinarsi il capoluogo: la centralità, il concorso delle strade principali, ed il comodo de’ locali sembrano suggerire Coquio con San Andrea, nel quale esistono i locali, che si possono avere, scaricandosi di quelli di Cuvio e Gavirate (collocando) il capoluogo in Gavirate, con gli uffici nell’aggregato San Andrea” (rapporto del consiglio legislativo 1809).
Il rapporto del consiglio legislativo era stato preceduto di pochi giorni da un progetto di rettifica parziale a cura del prefetto del Lario, avente per oggetto la questione della soppressione del cantone di Cuvio. Circa la ventilata soppressione, il prefetto sollevava delle perplessità (deduzioni del prefetto 1809): nonostante ciò, a seguito dell’aggregazione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 4 novembre 1809, Lario), il numero dei cantoni fu ridotto a cinque, con la soppressione definitiva di quello di Cuvio: il cantone di Viggiù divenne così il III, Maccagno il IV e Luvino il V del distretto II di Varese.
Con il successivo compartimento territoriale del dipartimento del Lario (decreto 30 luglio 1812), il cantone I di Varese era formato da 7 comuni denominativi e 27 concentrati, il cantone II di Gavirate da 14 comuni denominativi e 56 concentrati, il cantone III di Viggiù da 6 comuni denominativi e 15 concentrati, il cantone IV di Maccagno da 8 comuni denominativi e 17 concentrati, il cantone V di Luvino da 7 comuni denominativi e 29 concentrati.
In complesso, il distretto II di Varese nel dipartimento del Lario era costituito da 42 comuni denominativi e 144 comuni concentrati.

Distretto XVII di Varese

1816 - 1853
Con l’attivazione dei comuni della provincia di Como, in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto (notificazione 12 febbraio 1816), costituivano il distretto XVII di Varese i comuni di Azzate, Barasso, Bizzozero, Bobbiate, Bodio, Brunello, Buguggiate, Capo di Lago, Casciago, Crosio della Valle, Daverio con Dobbiate, Gagliate, Gazzada, Gurone, Lissago con Calcinate degli Origoni, Lomnago, Luinate, Malnate con San Salvadore e Monte Morone, Masnago, Morosolo con Mostonate e Calcinate del Pesce, Oltrona con Groppello, Sant’Ambrogio, Santa Maria del Monte, Schiano (Schianno), Varese (capoluogo) con le sue castellanze di Biumo Superiore ed Inferiore, Casbeno, Cartabia, Gubbiano e Bosto e con la Cassina Mentasti, Velate con Cassina Rasa e Fogliaro.
I comuni con consiglio di Malnate, Varese (capoluogo) e Velate e i comuni con convocato di Azzate, Barasso, Bizzozero, Bobbiate, Bodio, Brunello, Buguggiate, Capo di Lago, Casciago, Crosio della Valle, Daverio con Dobbiate, Gagliate, Gazzada, Gurone, Lissago con Calcinate degli Origoni, Lomnago, Luinate, Masnago, Morosolo con Mostonate e Calcinate del Pesce, Oltrona con Groppello, Sant’Ambrogio, Santa Maria del Monte, Schiano furono confermati nel distretto XVII di Varese in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde (notificazione 1 luglio 1844).

Distretto XVI di Varese

1853 - 1859
Nel 1853 (notificazione 23 giugno 1853), il distretto XVI di Varese nella provincia di Como era formato da Varese, comune con congregazione municipale (capoluogo), da Malnate e Velate, comuni con consiglio comunale senza ufficio proprio, e dai comuni con convocato di Azzate, Barasso, Bizzozero, Bobbiate, Bodio, Brinzio, Brunello, Buguggiate, Capolago, Casciago, Crosio, Daverio, Gagliate (Galliate), Gazzada, Gurone, Lissago, Lomnago, Luvinate, Masnago, Morosolo, Oltrona, Sant’Ambrogio, Santa Maria del Monte, Schiano (Schianno), con una popolazione complessiva di 27.446 abitanti.

Pieve di Varese

sec. XIV - 1797
La pieve di Varese appare citata negli statuti delle strade e delle acque del ducato di Milano, redatti nel 1346 (Compartizione delle fagie 1346).
Nei registri dell’estimo del ducato di Milano del 1558 e nei successivi aggiornamenti del XVII secolo, oltre a Varese, capo di pieve, risultavano far parte della pieve le località seguenti: Azzate, Barasso, Biumo Inferiore, Biumo Superiore, Bigiogaro (Bizzozero), Bobbiate, Bodio, Bosto, Brunello, Biguzzà (Buguggiate), Burono, Cartabbia, Castibeno (Casbeno), Castiago (Casciago), Codelago (Capolago), Colcinate Pescatori (Calcinate del Pesce), Colcinate Orrigoni, Crosio, Daverio, Dobbiate, Herbamolle, Frascarolo, Galliate, Gagiada (Gazzada), Zubiano (Giubiano), Gurone, Lissago, Lomnago, Loinate (Luvinate), Malnate, Masinago, Mentastro, Mustunate, Monte Morono, Morosolo, Oltrona, San Martino, San Salvatore, Sant’Albino, Santa Maria del Monte, Sant’Ambrogio, Scianno (Schianno), Solaro, Valganna, Vegonno, Velate (Estimo di Carlo V, cartt. 50-51).
La pieve, nel 1757, comprendeva i comuni di Azzate, Barasso, Bizzozero, Bobbiate, Bodio, Brunello, Buguggiate, Capo di Lago, Casciago, Crosio della Valle, Daverio con Dobbiate, Gagliate, Gazzada, Gurone, Lissago con Calcinate degli Orrigoni, Lomnago, Luinate, Malnate con S. Salvadore e Monte Morone, Masnago, Morosolo con Mostonate e Calcinate del Pesce, Oltrona con Groppello, S. Ambrogio, Santa Maria del Monte, Schiano, Varese con le sue castellanze di Biumo Superiore ed Inferiore, Casbeno, Cartabia, Gubiano e Bosto e con la Cassina Mentasti, Velate con Cassina Rasa e Fogliaro (editto 10 giugno 1757).
La situazione non subì mutamenti nel 1786, quando la pieve di Varese venne inclusa nella provincia di Gallarate (editto 26 settembre 1786).

Provincia di Varese

1786 - 1791
Nel 1786, l’editto che istituiva otto provincie in Lombardia creò una provincia che riunì i territori dell’attuale Varesotto, oltre ad una serie di comuni, particolarmente delle pievi di Appiano e Dairago, nonché i comuni di Legnano, Rescalda e Rescaldina della pieve di Olgiate Olona (editto 26 settembre 1786). Poiché esistevano ancora pretese di giurisdizione feudale su Varese da parte della principessa Melzi, Renata Teresa Harrach, terza moglie di Francesco III d’Este, morto nel 1780, la sede della provincia fu stabilita in Gallarate. Successivamente, nell’ottobre 1787, Varese divenne sede dell’intendenza politica provinciale e di conseguenza capoluogo della provincia. Non molti giorni dopo però un nuovo decreto riduceva nuovamente a sei le province lombarde, ripristinando la dipendenza dei comuni del Varesotto da Milano, anche se l’intendenza politica rimase a Varese fino alla scomparsa di questa istituzione nel 1791. Di fatto, in fonti ufficiali manoscritte e a stampa successive al 1787 appare la denominazione di “provincia di Varese”.
Dal titolo della mappa copia di Caidate del catasto detto teresiano, eseguita nel 1790, risulta che il comune di Caidate era compreso nel distretto VI della provincia di Varese (Area virtuale, MID 74.1).
Nell’elenco delle comunità facenti parte della giurisdizione della regia pretura di Varese sono indicate, sotto il titolo generale di “Provincia di Varese”, le comunità delle pievi di Angera, Arcisate, Brebbia, Leggiuno, Valcuvia, Valtravaglia e Varese (compartimento 1788).
La stessa carta geografica del Varesotto del 1789 riportata nella “Cartografia varesina” di Leopoldo Giampaolo è intitolata “Provincia di Varese” (Giampaolo, Cartografia).

Comune di Cassina Mentasti

sec. XIV - 1757
Cassina Mentasti, località della pieve di Varese citata come “Mentastro” negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano, era tra le comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di Bollate (Compartizione delle fagie 1346).
Secondo le risposte ai 45 quesiti del 1751 della II giunta del censimento, il comune non era infeudato, ma era sottoposto al regio podestà di Varese, essendo membro segregato dal comune di Biumo di Sotto, castellanza di Varese. Al medesimo podestà non si pagavano emolumenti. Il giudice regio, all’epoca Massimiliano Pusterla, risiedeva in Varese e non percepiva alcun salario, né onorario. Il console non soleva prestare giuramento ad alcuna banca criminale. Il comune non aveva sotto di sé altri comuni, né era aggregato ad alcuna comunità. Non aveva consiglio generale né particolare, per essere un comune piccolo, in cui tutti gli uomini svolgevano le funzioni di sindaco e console nelle occorrenze, senza che vi fossero elezioni. La vigilanza sopra tutti gli affari del comune era affidata al maggior estimato. Il cancelliere risiedeva in Varese, non essendovi persona capace in paese. Le poche scritture e documenti del comune si conservavano presso il maggior estimato, non avendo archivio dove custodirli. L’emolumento del cancelliere era di 10 lire annue. Il paese, di circa 40 anime dalla nascita in su, non disponeva di procuratore né agente a Milano (Risposte ai 45 quesiti, cart. 3036, vol. D XVII, Como, pieve di Varese, [2], fasc. 28).
Nel 1757, nel compartimento territoriale dello stato di Milano, il comune risultava aggregato al comune di Varese (editto 10 giugno 1757).