|
La vallata, ampia e boscosa, è percorsa dal torrente
Margorabbia e circondata a destra dal gruppo de I Bedeloni,
tra cui svetta il monte Sette Termini (m 972) e a sinistra
dalla dorsale del monte Pian Nave (m 1058). E' il naturale
proseguimento della Valcuvia e della Valganna verso il Lago
Maggiore.
Il nome Valtravaglia sembra derivare da un composto con "valle",
come "trans valles", "trans vallem", "inter
valles", da confrontare con un antico "Travaglum",
riportato dal Codex Diplomaticum Longobardorum ma non identificato,
e con il monte "Trevalie".
|
|

I centri principali sono Montegrino
Valtravaglia, Brissago
Valtravaglia, Grantola,
Mesenzana.
|
Sicuramente abitata come altri centri del Luinese anche in
epoca preistorica, vide l'insediarsi dapprima di popolazioni
celtiche e dalla metà del III sec. a.C. dei romani.
Nel Medioevo con l'introduzione del sistema feudale si costituì
la Pieve della Valtravaglia, di proprietà dapprima
del monastero di S. Pietro in Ciel d'Oro di Pavia (dall'VIII
sec. all'inizio dell'XI), quindi degli arcivescovi di Milano
(dal'XI sec. alla fine del XIV), dei Visconti (dal 1397 al
1416), dei conti Rusca di Como (dal 1416 al 1583, anche se
non continuativamente), dei conti Marliani (dal 1583 al 1783)
e, infine, dei conti Crivelli, gli ultimi feudatari (dal 1783
al 1797).
Nel 1513 venne occupata dagli Svizzeri, che la resero all'imperatore
Carlo V in cambio di Mendrisio con la pieve di Balerna
Da qui in avanti la storia della Valtravaglia si identifica
con la storia della Lombardia.
Nel 1805, venne inserita nel dipartimento del Lario con capoluogo
Como. Nel 1927 venne attribuita alla neocostituita Provincia
di Varese.
Alcune località in riva al Lago Maggiore, come Porto
Valtravaglia, hanno mantenuto l'antico attributo a testimonianza
dell'appartenenza alla Pieve medievale, pur trovandosi geograficamente
al di fuori della vallata.
La Valtravaglia è attraversata dalla provinciale
Luino-Vergiate e fino agli anni Cinquanta Valtravaglia anche
dalla tramvia che univa Luino a Varese. Di questa linea di
comunicazione rimane qualche testimonianza del tracciato,
qua e là ancora riconoscibile, e alcune stazioni, a
volte in ottimo stato di conservazione, come quella di Molino
d'Anna.
|