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Dario Fo
" Il paese dei Mezaràt"
Giangiacomo Feltrinelli Editore
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"Un paese davvero incredibile, questo
Porto Valtravaglia: piazzato in riva al lago e segnaato ai lati
da due torrenti. Su un finaco, la rocca irta e maestosa come
la piramide di Cheope. Una fornace di calce sotto la rocca.
Il porto con le barche dei pescatori, un'antica filanda, due
officine di meccanica e,per finire, la presenza di un'enorme
vetreria con ben cinque forni.
Gli abitanti di Porto Valtravaglia erano soprannominati "Mezaràt",
mezzo topo, cioè pipistrelli. Questo per via che la maggior
parte di loro viveva e lavorava di notte. "
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Il comune di Porto Valtravaglia è costituito dalle frazioni
Ticinallo, Muceno, Musadino, Domo, Ligurno, Torre e San Michele,
disseminate, a differenza di Porto, cresciuto in riva al lago, sulle
verdeggianti colline circostanti.
Come per tutta la Valtravaglia, i primi insediamenti
umani si fanno risalire all'età del ferro. Sicura è
la presenza romana ancor prima dei tempi di Augusto, seguita poi
dall'insediamento di milizie a protezione dalle invasioni barbariche.
Verso la metà del X secolo, l'imperatore Ottone I° concesse
all'arcivescovo di Milano Valperto il feudo di Travalia, che da
quel momento divenne dominio del clero ambrosiano. Nel 1438 la nobile
famiglia comasca dei Rusca ottenne dai Visconti la Signoria su Locarno,
Luino, Veddasca, Valdumentina, Valmarchirolo, Valtravaglia e insediarono
il loro Podestà a Luino. Per problemi legati alla successione
dei Rusca, il feudo venne smembrato e la Valtravaglia passò
ai Morigia, signori di Frino, sulla sponda occidentale dei Lago
Maggiore.
All'epoca della dominazione spagnola, le terre della Valtravaglia
passarono al conte Ruggero Marliani, dopo essere state borromee
per un decennio (dal 1543 al 1553) ed essere poi ritornate ai Rusca-Lonati.
Nel 1759 Felice Cioja e Carlo Mellerio fondarono quella che sarebbe
poi divenuta "S.A. Vetreria Nazionale A. Lucchini", una
rinomata fabbrica specializzata nella produzione di lastre di vetro,
caraffe e bicchieri di cristallo, di poco inferiori ai celebri cristalli
di Boemia.
Da vedere:
- a Porto, il lungolago con edifici
del sei-settecento; la chiesa di S.Maria Assunta, di stile
romanico, costruita fra il 1000 e il 1100, consacrata da S.Carlo
Borromeo nel 1581;la chiesa di S.Rocco costruita nel 1623
su offerta dei fedeli sull'area di una precedente cappelletta, eretta
nel 1523, in ricordo della peste del 1470.
- a Domo, il Battistero di S.Giovanni,
risalente all'epoca carolingia; la parrocchiale di S.Maria
con l'organo del '500 proveniente dalla Collegiata di Castiglione
Olona.
- a San Michele, con la millenaria chiesetta
di S. Michele a Monte.
Maggior informazioni sul turismo e
sulla vita comunale, si possono trovare all'indirizzo: www.portovaltravaglia.it

Nell'
Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco
Bombognini - 1828 - pubblicato su www.verbanensia.org
- si legge:
PORTO fa nobile e vago prospetto
al lago a guisa di borgo, e molti vogliono che fosse tale nell'età
andate: questo paese fu anticamente diviso in nobili e vicini, la
qual divisione fu la cagione di liti arrabbiate assai. La nobilissima
famiglia Porta diede gran lustro a questo paese e fra gli altri
distinti personaggi era celebre don Cesare Porta, proposto di Varese
e grande amico di S. Carlo.
Lungi dal lido del Verbano un miglio,
salendo sul monte, si ritrova la terra di DOMO, la di cui
chiesa, dedicata a M.V. Assunta fu fino ai tempi di S. Galdino,
la matrice di tutta la Val Travaglia. Vi si vede ancora l'antichissimo
battistero plebano. S. Carlo consacrò l'altar maggiore, benedisse
il cimiterio e fece un'omelia a que' terrazzani.
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