Maccagno

Maccagno


Maccagno è uno degliultimi centri abitati sul lago, prima del confine di stato. Rinomata località di villeggiatura, è diviso in due dal corso del fiume Giona: Maccagno Superiore, a nord del fiume, allo sbocco della Val Veddasca, e Maccagno Inferiore, a sud, attorno ad un golfo riparato.

Ritrovamenti di incisioni rupestri lasciano supporre, come per tutta la zona settentrionale del lago Maggiore, insediamenti preistorici dell'età del ferro. Nel vicino centro di Musignano, sulla strada della Val Veddasca, sono state rinvenute tombe e urne cenerarie d'epoca romana a testimonianza di una occupazione romana.

Le prime notizie certe risalgono all'anno 926 allorché Maccagno Superiore entrò a far parte del Feudo delle Quattro Valli, mentre Maccagno Inferiore, divenne oggetto d’interesse da parte della potente famiglia Mandelli: nel 1210 ca., non riuscendo ad imporre una propria signoria su Cannobio, i Mandelli ottennero il feudo di Maccagno Inferiore da Ottone IV, imperatore del Sacro Romano Impero, che ancora vantava la dipendenza di alcuni territori (le ‘corti regie’) attorno al Verbano, eredità della frantumazione dell’impero carolingio. Il borgo divenne così corte imperiale, «terra per sé» con rapporto privilegiato con l’imperatore mediato esclusivamente dal feudatario e dal vicario imperiale in Italia: un vero e proprio stato autonomo all’interno dei domini circostanti.

Il dominio dei Mandelli portò rilevanti benefici economici al paese: Giacomo Mandelli ottenne da Carlo V nel 1536 il diritto di tenervi il mercato, privilegio che avrebbe poi causato numerose lotte con la vicina Luino, e nel 1621, Ferdinando II concesse ai Mandelli il diritto di battere moneta. Nacque così la Zecca dei Mandelli (Zecha di Machagno Corte Regale) che negli anni dal 1621 al 1668 coniò monete, ben 67 tipi di Mandelli Giovanni e 9 di Mandelli Giacomo.

Maccagno Zecca
Giacomo Mandelli III - ducato d'oro
(L. Gianazza-La zecca di Maccagno Inferiore)

Nel 1692, Giovanni Battista Mandelli vendette il feudo al Conte Carlo Borromeo. Nel 1797 il feudo venne soppresso e Maccagno entrò a far parte della Repubblica Cisalpina.

Maccagno non fu mai cinta da mura: le strade strette e i suoi androni erano sbarrabili mediante porte che venivano inserite in incastri fatti nei muri di cui alcuni tuttora visibili. La difesa del borgo era affidata alla grande torre imperiae, ben visibile sopra il paese, e alla casa forte dei Mandelli, nella parte alta di Maccagno inferiore.

Maccagno
Foto di Fabio Calanca

Da vedere:

- il santuario della Madonna del Rosario, detto anche 'Madonna della Punta', sorge su un poderoso bastione che è probabile avanzo di avamposto fortificato del borgo verso sud, da dove si domina un’ampia distesa di lago. È decorato con vetrate ispirate dalla battaglia di Lepanto. Oggetto del culto popolare, è la statua lignea raffigurante la Vergine con il Bambino, coperta da abiti di raso bianco, decorazioni in oro e mantello azzurro.

Maccagno Madonna della Punta

- la parrocchiale di Maccagno Inferiore dedicata a Santo Stefano, esistente già agli inizi del XIII sec. e ricostruita tra il 1761 e il 1764, conserva una Madonna con il Bambino di Antonio da Tradate e un antico organo settecentesco proveniente dalla chiesa di S. Maria della Scala, di Milano. Il campanile della Chiesa è del 1639, e in quella data a Maccagno lavorava Carlo Buzzi, architetto della Fabbrica del Duomo di Milano, che soprintendeva proprio alla costruzione della chiesa di Santo Stefano

Maccagno Santo Stefano

- la parrocchiale di Maccagno Superiore dedicata a San Materno, iniziata poco prima della visita di Federico Borromeo (1596), la sua costruzione fu lenta. Nel 1683 era ancora priva del campanile e la facciata non era ancora stata intonacata. Nel corso del '700 si stava ancora provvedendo a decorarla internamente e solo nel 1875 fu sistemato il sagrato antistante. L’interno della chiesa è ricco, raccolto e suggestivo. La luce che piove dall'alto crea strani effetti di ombre ed il mistico silenzio che vi regna inducono ad un profondo raccoglimento.

Maccagno San Materno

- la chiesa di Sant'Antonio, posta all’inizio della scalinata dell’antica mulattiera che sale verso gli abitati della Veddasca, fu la prima chiesa di Maccagno Superiore. Eretta alla fine del XIV secolo, fu dedicata a San Materno, titolo che passò alla nuova parrocchiale costruita nel XVII secolo, così la piccola chiesa fu dapprima dedicata a S. Maria e poi a S. Antonio. Sopra il portale, all'interno di una lunetta, sono visibili i resti di un affresco raffigurante una Madonna con il Bambino databile tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento. Le opere più interessanti sono presenti all'interno e coincidono con alcuni affreschi raffiguranti storie della Passione di Cristo e storie dei mesi dell'anno, attribuiti alla bottega di Antonio da Tradate. Lungo la parete destra si apre una piccola cappella decorata con un affresco raffigurante una Madonna in Trono con Bambino tra i SS. Rocco e Sebastiano. Il dipinto riporta la data 1544 ed è stato di recente attribuito al pittore Giovanni Battista da Legnano.

Maccagno Sant'Antonio

- Casa Branca a Maccagno Superiore, con il suo cortile a loggiati

Maccagno Casa Branca
Casa Branca

- la passeggiata lungolago che collega i due centri e il Parco Giona alla foce del fiume

Maccagno Lungolago
Foto di Elisabetta Mezzatesta Lucà

- il Civico Museo Parisi Valle, a cavallo del torrente Giona, ideale ponte di collegamento tra le due frazioni di Maccagno Superiore e Inferiore

Maccagno Museo Parisi

- i portoni dipinti di Maccagno Inferiore, iniziativa artistica che ha preso il via nel 2016 da un'idea dell'associazione 'Il Ponte degli Artisti'

Maccagno
Foto di fil@va

- a Musignano, lungo la strada che porta al Lago Delio, le "sculture" di legno, dalle sembianze ora umane, ora di animali che adornano le vie realizzate dal maccagnese Fabio Maccario

Musignano
Foto di Isella Bellotti

- la frazione Campagnano, con lo splendido panorama sul Lago Maggiore dalla chiesa di San Rocco e la più grande meridiana d'Italia sulla chiesa di San Martino

 


Curiosità, tradizioni, leggende e ... un po' di storia


- Ogni anno ad agosto si ricorda, vero o falso che sia, lo sbarco dell'imperatore con cortei in costume, mercatini enogastronomici, ecc.

- Sulla strada per Zenna, è possibile praticare arrampicate sulla palestra di roccia 'Il Cinzanino' - oltre novanta lunghezze di corda, di tutte le difficoltà e per ogni stile, dall'aderenza allo strapiombo, con un settore realizzato ad hoc per i bambini e con alcune vie a picco sul lago.

- da Progetto CIVITA - Le istituzioni storiche del territorio lombardo - Regione Lombardia alcune notizie storiche sul comune di Maccagno


* A seguito della pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia della L.R. n. 8 del 30 gennaio 2014, è stato istituito il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca, nato dalla Fusione tra i Comuni di Maccagno, Pino Lago Maggiore e Veddasca.

 

Maccagno
Foto di Davide Ecca

Maccagno
Foto di Paolo Dalla Ricca

Maccagno
Maccagno visto da Agra
Foto di Luca Panarese

Maccagno
Parco Giona
Foto di Isella Bellotti

Maccagno
Madonna della Punta
Foto di Stefano Pasqualetti

 

Maccagno
Foto di Eugenio Pigato

Maccagno
Foto di Rosanna Carbone



Maccagno
Foto di Ansel Mina

Maccagno
Foto di Rosanna Carbone

 

Nell' Antiquario della Diocesi di Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - si legge:

MACAGNO INFERIORE detto IMPERIALE deve il suo lustro ad Ottone I imperatore, il quale avendo mandato gran parte delle sue truppe all'isola d'Orta per avere nelle mani Villa, moglie di Berengario re d'Italia, in quella occasione fece un giro sul Verbano, e si trattenne alcuni giorni in Macagno, i di cui abitanti fecero di tutto per trattare con la possibile magnificenza un tanto ospite colla sua corte. Grato Cesare all'onore ricevuto, fece Macagno corte imperiale, e la diede con titolo di contado a Tazio e Robaconte fratelli Mandelli, e loro discendenti, col privilegio di mero e misto impero, colla ragione del gladio, col diritto di batter monete e con ogn'altra giurisdizione. Quei privilegi furono poi ai detti Mandelli confermati nel 1110 ed anche dal Barbarossa nel 1158. Carlo V, nel 1536 fece il conte Giacomo Mandelli conte del S.R.I. e diedegli facoltà dì instituire il mercato una volta la settimana, conceduto poi a Luvino a vicenda ogni due settimane. Questo paese fu assai rovinato nelle rivoluzioni delle antiche guerre. Qui trasse i suoi natali Macaneo, antiquario delle corte di Torino nel secolo XVI.
Il fiume Giona divide questo dall'altro MACAGNO, che per la sua posizione verso la cima del lago si dice SUPERIORE. Da questo Macagno sortì la famiglia Crena, che inventò le macchine da segare coll'acqua.


Da Rivista della Società Storica Varesina - fascicolo VI - luglio 1960

Noterelle sui Crena di Maccagno Superiore

di Antonio Bricchi

Francesco Bombognini (fine secolo XVIII) nel suo "Antiquario" scrisse: Da Maccagno Superiore sorti la famiglia Crena che inventò le macchine da segare coll'acqua. Avrebbe detto meglio: utilizzando la forza data dall'acqua; ma ci comprendiamo egualmente. Questa notizia mi ha suggerito di investigare sui Crena e sulla loro attività.

Non ho, a tutt'oggi, trovato molto; ma qualche cosa sì, e interessante. Comincio con riferire quel che, a proposito, scrisse Paolo Morigia nella "Historia della nobiltà et degne qualità del Lago Maggiore" (1603):

Passato il Fiume della Gionna che divide Macagno di Sotto da quel di Sopra, si trova esso Macagno di Sopra, qual è di fuochi sessanta. In questo Macagno vi habitano i Crena, mercanti, i quali con la loro industria e spese (a proprie spese) sono stati inventori di far fabricare sopra il nominato fiume (a riva del Giona) cinque Réseghe e cinque Molini, edifitij bellissimi degni d'esser veduti. Essendo che, nell'edifizio delle Réseghe, le stesse borre (i tronchi d'albero) che si reségano in asse, vanno da sè stesse, con artifizio, sotto le Réseghe, senza opera de uomini.

Dice poi, il Morigia, dei casamenti comodissimi, del vago e delicioso giardino tutto murato d'ogni intorno, che passa cento pertiche, con piante di naranzo (arance) limoni, cedri et altre varietà de rari frutti; con fontane, peschiere, viti di più sorte e una cantina di tenuta di tremila brente di vino: tutto opera dei Crena nominati.
In questo luogo si veggono ancora due Fornaci da calcina. Sapremo poi che anche le Fornaci da calcina erano esercite dai Crena.

All'Archivio di Stato di Milano (Famiglie) nel giugno del '58 ho trovati gli originali di due ricorsi e li ricopio. Dicono e lasciano travedere molte cose di quel secolo XVI: usi, vita pubblica, burocratica, di casa; situazione annonaria, fiscale, economica. È noto che lo Stato di Milano (e quindi anche Maccagno Superiore) allora era colonia spagnola.
Dei due documenti or ora richiamati, il primo (ottobre 1572) è una supplica diretta al Governatore don Luigi de Zuniga y Requesens;
il secondo (gennaio 1575) altra prece - rivolta al successore di don Luigi, Antonio de Guzman.

I - Alessandro et Flli Chiorini hanno un poder nel luogo di Macuneo Superiore Pieve di Travaglia del Lago Maggiore sopra il quale (podere) sono sei (una in più delle contate dal Morigia trent'anni dopo) dica sei Résseghe d'acqua da far asse et Fornaci da calcina che tutte son tenute a fitto di presente dal fidelissimo servitore di V. E. Angelo Crena (che poi ne diventa proprietario).
Et perchè a dover far lavorare detti Résseghi e Fornaci, da quali si conducono a questa Città (Milano, dove il Crena scrive) tanti assi et calcina come si fa di continuo, ci vogliono ordinario et continuamente lavoratori et operaij assai e conguentemente molto pane del quale mancando quel paese (Maccagno)
come è notorio, nè raccogliendo risone apena per dei mesi all'anno rispetto a la grande quantità ne bisogna per uso predetto; solendosi massimamente in altri tempi, per quanto se è inteso, dar delle licenze agli altri che sono stati sopra detti luoghi, supplica perciò hum.te V. E. detto Crena degni mandare (ordinare) ai Magistrato straordinario (dell'alimentazione) che constandoli (resasi convinto) del bisogno suddetto et qualità sua, gli conceda quella licenza (di provvedere altrove) di tempo in tempo quanto sarà giudicato necessario per il vivere di dette genti che lavorano.
Atteso massimamente che le percanzie che di ià (da segherie e fornaci di Maccagno) si conducono, vengono a tanta comodità e benefizio di questa ed altre Città et Terre del presente Stato.

II - Gio. Angelo et Luigi Crena f.lli proveggono tra gli altri quista Città (sempre Milano) et convicine de ogni sorte de legname de opera et anche de qualche copia de calcine le quali fano fabricar nella Terra di Macagno Superiore del Lago Maggiore dove hano diversi edifitij da far assi che tutti smaltiscono in guisto Ducato et anche Pavia con grandissima comodità di dette Città et Terre convicine, et per essercire detta Impresa fia loro necessario gran quantità de huoi (uomini) de quali necessariamente si servono per tali effetti et a questi (uomini) bisogna provder del pane del quale mancano assai quij paesi (Maccagno e prossimi) laonde sono forzati procurare di farne condur, nel che trovano mala dispositjone perciò che l'lll.mo Mag.to straord. mette difficoltà in concedergliene non pur a bastanza per il bisogno loro ma neanchi per la decima parte.
Et perchè detti fratelli hum.mi servitori di V. E. si trovano creditori de li Reverendi Paclri & la Passione (i Canonici detti Lateranensi, un tempo custodi e ammmistratori del Tempio di Sta Maria della Passione a Milano) di nottabile quantità di denari per lignami da opera et calcina dati luoro et offeriscono pagarli con cento o centocinquanta some di grani la più gran parte di miglio et segale (di segale - h a pochi ami addietro - in Valtravaglia si confezionava un gustoso pane casalingo) che detti Padri dicono di tenere in Bernato loro Abbatia.
Supplicano hum.te ... conceda detta licenza.