15°C Milano
28 January 2026
Alla scoperta di Leggiuno: tra archeologia preistorica e spiritualità lacustre
Città

Alla scoperta di Leggiuno: tra archeologia preistorica e spiritualità lacustre

Gen 28, 2026

Situato lungo la sponda orientale del Lago Maggiore, in una posizione privilegiata che garantisce un clima mite anche durante i mesi invernali, il territorio di Leggiuno rappresenta uno dei nodi storici e artistici più densi dell’intera provincia di Varese. La sua geografia, caratterizzata da rive rocciose e insenature protette, non ha soltanto favorito l’insediamento umano sin dalle epoche più remote, ma ha permesso la conservazione di monumenti di valore inestimabile. Esplorare questo comune significa intraprendere un viaggio cronologico che parte dal Neolitico e arriva ai giorni nostri, passando per la solennità delle abbazie medievali e la vivacità dei suoi borghi di pescatori.

Una storia millenaria incisa nel terreno

Le radici di Leggiuno affondano in un passato remotissimo, ben prima della documentazione scritta. Nel 1864, presso la Torbiera di Mombello, vennero rinvenuti resti di palafitte su pali di pioppo risalenti al Neolitico inferiore e all’Eneolitico, accompagnati da utensili e frammenti ceramici oggi custoditi a Varese. Questa presenza continuativa è confermata dai ritrovamenti in località “le Rupi” ad Arolo, dove una necropoli databile tra il 2200 e il 2000 a.C. testimonia la transizione dall’età del Bronzo alla cultura di Golasecca. Anche l’età del Ferro e il periodo Gallo-Romano hanno lasciato tracce significative, come le sepolture di località Marzaro o i cocci ceramici rinvenuti nel “Bus di Curnaà”, una grotta situata poco distante dal lago. In epoca romana, la zona fu probabilmente sede di una stazione militare, da cui deriverebbe il toponimo collegato a una “legione”; leggenda vuole che persino Giulio Cesare vi sostò durante la campagna contro i Savoiardi.

Tesori architettonici e borghi lacustri

Eremo di Santa Caterina del Sasso Ballaro

Situato nella frazione di Reno, questo complesso è il simbolo della provincia e deve la sua origine ad Alberto Besozzi, un ricco mercante che nel XII secolo, dopo essere scampato a un naufragio, scelse di vivere in penitenza in una grotta su questa orrida rupe. La struttura è letteralmente aggrappata alla roccia e prende il nome da un enorme macigno che pende minaccioso sopra la chiesa, restando miracolosamente sospeso senza mai crollare.

Chiesa dei Santi Primo e Feliciano

L’attuale chiesa romanica sorge su un’area sacrale pagana e conserva epigrafi romane visibili sul sagrato. Nell’846, le reliquie dei santi Primo e Feliciano furono qui traslate da Eremberto, vassallo dell’imperatore Lotario, dopo averle ricevute in dono da papa Sergio II; all’interno dell’edificio si trova ancora un’arca di mattoni che, secondo le cronache antiche, fu oggetto di ricognizione ufficiale da parte di San Carlo Borromeo.

Frazione Reno e il suo lungolago

Storico borgo di pescatori, Reno offre oggi un suggestivo lungolago e una spiaggia pubblica molto frequentata, conservando al contempo un’anima produttiva grazie alla presenza di un cantiere nautico. L’atmosfera del borgo riflette la secolare simbiosi degli abitanti con le acque del Verbano, un tempo via privilegiata per il commercio e la sussistenza.

Chiesa di San Carlo ad Arolo

Nella frazione di Arolo, comune autonomo fino al secolo scorso insieme a Ballarate e Cellina, si trova questa parrocchiale risalente al XVI secolo. La zona è nota anche per la sua bella spiaggia e per aver restituito resti archeologici che ne confermano l’importanza come luogo di sepoltura e insediamento sin dall’età del Bronzo.

Curiosità, tradizioni e leggende

Il folklore di Leggiuno è intessuto di miracoli e visioni, a partire dalla fondazione dell’Eremo, dove Alberto Besozzi visse in solitudine per trentasette anni. Si narra che i popoli di Sunna e Pallanza ricorsero alle sue preghiere durante un’epidemia di peste, ottenendo la grazia e dando il via all’ampliamento della chiesetta originaria. In epoca moderna, la tradizione si è rinnovata attraverso le celebri lucine di Natale: l’iniziativa di un privato cittadino, il signor Berti, è cresciuta fino a coinvolgere l’intero borgo, illuminando oratorio e parrocchiale con migliaia di lampadine led che attirano visitatori da tutta la regione.