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13 February 2026
Monteviasco: il borgo del Varesotto raggiungibile solo a piedi
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Monteviasco: il borgo del Varesotto raggiungibile solo a piedi

Feb 13, 2026

Nel fitto reticolo di valli che increspano il nord della provincia di Varese, a brevissima distanza dal confine doganale con la Svizzera, l’orografia impone ancora oggi le sue regole in modo severo. La Val Veddasca è un corridoio verde, boscoso e profondo, dove l’antropizzazione si è dovuta necessariamente piegare alle forti pendenze della montagna. Qui, aggrappato a un versante a quasi mille metri di quota, si trova l’abitato di Monteviasco.

La particolarità di questo insediamento non risiede soltanto nella sua tipica architettura alpina o nell’apertura del panorama, ma nell’assoluta e ostinata mancanza di strade carrozzabili. In un’epoca in cui ogni vetta o meta turistica sembra a portata di volante, questo nucleo abitato rivendica con fierezza la propria inaccessibilità, imponendo a chiunque voglia scoprirne i vicoli la lentezza, il silenzio e l’impegno del cammino.

Le origini tra cronache d’archivio e tradizioni orali

La storiografia locale relativa alla nascita del paese oscilla da sempre tra l’indagine documentale e le affascinanti narrazioni orali del territorio. La tradizione popolare, consolidatasi nei secoli, fa risalire la fondazione di Monteviasco alla prima metà del XVI secolo, legandola a doppio filo alle vicende storiche del Ducato di Milano. Secondo la leggenda, quattro disertori dell’esercito avrebbero cercato rifugio in questa conca remota e inaccessibile per sfuggire alla cattura.

Per garantire una discendenza al nuovo insediamento, i soldati si sarebbero spinti fino al vicino paese di Biegno per rapire alcune giovani donne. Sebbene questa narrazione conferisca al borgo una forte e innegabile sfumatura romanzesca, le ricerche storiche delineano una genesi molto più pragmatica e radicata nel territorio.

L’abitato nacque infatti dall’esigenza primaria di pastori e boscaioli di creare un insediamento permanente in prossimità degli alpeggi d’alta quota. I fondatori scelsero un versante particolarmente esposto al sole, un fattore vitale per garantire il riscaldamento delle abitazioni e la sopravvivenza agricola durante i lunghi e rigidi inverni prealpini.

La monumentale scalinata e il rifiuto dell’asfalto

L’isolamento di Monteviasco non è una semplice suggestione a uso e consumo dei turisti, ma una condizione strutturale profonda. Per raggiungere le abitazioni partendo dal fondovalle, l’unica via storica garantita è una mulattiera lastricata che ha sfidato le intemperie e l’usura dei decenni. Partendo dalla località Ponte di Piero, dove scorrono le acque fredde del torrente Giona, si è chiamati ad affrontare una scalinata imponente.

Si tratta di un percorso composto da 1452 gradini in pietra irregolare che copre un dislivello di quasi quattrocento metri. L’ascesa attraverso i fitti boschi di castagni, noci e faggi richiede respiro e costanza, trasformando l’itinerario in una sorta di filtro fisico che prepara il viaggiatore al cambio di passo della montagna.

Alla fine degli anni Ottanta venne inaugurata una funivia per agevolare il rientro a casa dei residenti storici e favorire un turismo leggero, ma l’antica gradinata conserva ancora oggi il suo fascino ed è ampiamente usata da chi è più avventuroso.

L’urbanistica di pietra e i ballatoi in legno

Questa prolungata assenza di automobili e mezzi pesanti ha agito nel tempo come uno straordinario conservante urbanistico. Raggiunta la sommità della scalinata, si viene accolti da un tessuto urbano coerente, vivo e perfettamente conservato, dove l’asfalto e il cemento non hanno mai trovato un reale spazio di applicazione. Le abitazioni, sapientemente addossate le une alle altre per limitare al massimo la dispersione termica invernale, sono realizzate in pietra a vista, cavata direttamente in zona.

Le coperture a spiovente sono foderate con le classiche “piode”, pesanti lastre di beola grigia tipiche dell’architettura rurale del Varesotto e del vicino Canton Ticino. Le severe facciate in muratura sono ingentilite da ampi e robusti ballatoi in legno scuro, anticamente utilizzati dalle famiglie per l’essiccazione dei raccolti, dei funghi e della canapa.

I luoghi storici della comunità e lo sguardo sul lago

Esplorare il labirinto di viuzze lastricate significa immergersi in una quiete che amplifica i suoni naturali, lontano dal rumore di fondo delle città. I riferimenti visivi sono scanditi da vecchi lavatoi, fontane in pietra e meridiane affrescate che un tempo dettavano i ritmi della giornata lavorativa.

Il fulcro del paese è la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Martino e Barnaba, un edificio di culto dalle linee sobrie che custodisce le memorie della comunità fin dal Seicento. Uscendo dal perimetro delle case, imboccando i sentieri che si dirigono verso i crinali superiori e i vecchi alpeggi, si raggiunge in breve tempo il santuario della Madonna della Sella.

Questa modesta cappella, edificata per offrire conforto e protezione ai viandanti, rappresenta oggi un belvedere di eccezionale valore. Nelle giornate in cui l’aria è tersa, lo sguardo riesce a scavalcare i boschi di conifere e le dorsali montuose circostanti fino a intercettare le acque blu del Lago Maggiore, chiudendo il cerchio di un’escursione che unisce la rudezza dell’architettura contadina all’ampiezza inaspettata dei paesaggi prealpini.