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E' situato tra i due laghi glaciali
di Monate e di Comabbio, in un avvallamento tra il colle ove sorge
la parrocchiale di S. Giacomo con il Santuario della Madonna del
Rosario e il Monte Pelada (m 471).
I primi insediamenti documentati
risalgono all'età neolitica con stazioni di palafitte scoperte
in entrambi i laghi. Lungo la strada per Mercallo è stata
rinvenuta una necropoli romana a testimonianza dell'importanza della
via di comunicazione che attraversava la zona. Sulla riva del lago
si trova una ghiacciaia, dove veniva raccolto il ghiaccio
in inverno per conservare il pesce. Poco distante inizia un dedalo
di canali e piccoli bacini, navigabili, dovuti allo scavo della
torba.
Da visitare:
- la Parrocchiale di S. Giacomo Maggiore, visitata nel 1574
da San Carlo Borromeo e risistemata nel 1596 e 1610. La pianta rettangolare
è a una sola navata, il tabernacolo sopra l'altare maggiore
è in legno dorato scolpito, sull'altare verso il presbiterio
si ammirano dei paliotti in scagliola a tre scomparti eseguiti da
G.B. Rapa nel 1739. La Cappella dell'Immacolata è del 1606.
- il Santuario della Beata
Vergine del Rosario, edificio di tipo romanico a unica navata
a pianta ottagonale con abside semicircolare e paramento esterno
incompiuto. L'altare è decorato da paliotti in scagliola
con l'immagine delle Madonna del Rosario.
- la Chiesa di San Rocco,
edificata nel sec. XV, demolita e ricostruita identica nel 1960
per il passaggio della strada Vergiate-Besozzo. Gli affreschi interni
sono stati strappati dalla chiesa originaria e ricollocati nella
nuova.
- la Cappella della Madonna, costruita
sulla preesistente chiesetta di S. Macario, custodisce una statua
in legno dipinto della Madonna Addolorata.

Nell' Antiquario della Diocesi di
Milano dell'arciprete oblato Francesco Bombognini - 1828 - pubblicato
su www.verbanensia.org
- si legge:
COMABBIO, forte una volta
per un castello, sta cinto da una catena di monti, ed ha al settentrione
l'aspetto delle colline Varesotte. Nel 1005 un certo Biadone,
che qui abitava, donò alla basilica Ambrosiana ed alla mensa
arcivescovile alcuni suoi fondi, ritenuto l'usufrutto per sè
e per i suoi eredi, coll'obbligo di pagare ogni anno nella festa
della Deposizione di S. Ambrogio un denaro, ponendolo sull'altare
della detta basilica. Nel 1337 erano qui molte famiglie Besozzi,
dalle quali eleggevasi il parroco.
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